1| Baltimora

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Mi trovavo su un aereo diretto all'aeroporto di Baltimora. Già mi mancava la mia casa nel Minnesota, i miei amici, i miei parenti.
Avevo dovuto salutarli senza sapere neanche quando e se gli avrei rivisti.

Mio padre doveva trasferirsi nel Maryland per ragioni di lavoro e così anche mia madre e io lo seguimmo.
Avrei dovuto frequentare il mio ultimo anno di scuola e non so come avrei fatto ad abituarmi al nuovo ambiente, soprattutto mi chiedevo come sarei riuscita a farmi dei nuovi amici.
I cambiamenti così drastici non mi piacevano. Avevo tentato più volte di convincere i miei genitori a farmi restare lì, sarei potuta andare ad abitare dai miei zii e finire almeno l'ultimo anno, ma loro non volevano sentire storie, volevano che restassi con loro e basta.

La cosa positiva è che questo poteva essere un nuovo inizio per me. Ho sempre desiderato essere meno timida, più spigliata.
Non sono mai stata una ragazza di molte parole e di solito venivo criticata per questa cosa.
Molte cose sarebbero cambiate, io volevo cambiare e far uscire la vera me. Non volevo farmi mettere i piedi in testa da nessuno.

Lanciai uno sguardo fuori dal finestrino dell'aereo notando che le nuvole fuori stavano pian piano scomparendo lasciando la visuale ai palazzi e alle case che si trovavano sotto di esse.

Mia madre si girò a guardarmi e accennò un piccolo sorriso.

-Siamo arrivati- Disse confermando che ormai mancava davvero poco all'atterraggio.

Il viaggio fu piuttosto tranquillo e non c'erano state molte turbolenze fortunatamente. La maggior parte del tempo la passai a dormire o almeno ci provai dato che avevo un bambino dietro che continuava a piagnucolare, la restante parte invece la passai a sfogliare le foto nella galleria del telefono.

"I gentili passeggeri sono pregati di allacciare le cinture di sicurezza, tra dieci minuti ci sarà l'atterraggio" Disse l'hostess al microfono.

Appena arrivati presi il mio piccolo zaino e aspettai che l'aereo cominciasse a svuotarsi.

Entrammo nel grande aeroporto pieno di gente che correva chi per paura di fare ritardo e non riuscire a prendere l'aereo, chi aspettava l'arrivo di qualche familiare. Se ti giravi intorno potevi vedere diversi tipi di emozione tristezza, allegria.

Aspettai impaziente le valigie davanti al nastro. L'attesa era snervante, avevo sempre paura che ci fosse stato qualche problema e quindi che non arrivassero mai.
Quando le vidi scorrere davanti a me tirai un sospiro di sollievo.

Le trascinai fuori all'uscita, dopo di ché prendemmo un taxi per raggiungere la nostra nuova casa.

-Allora? Come ti sembra questa città?- Domandò mio padre poco dopo essere entrati nell'auto.

-Non è male- Dissi guardando la strada scorrere davanti ai miei occhi.

I miei parlarono tutto il tempo delle cose che avrebbero dovuto fare, del lavoro di papà, della scuola, del quartiere in cui avremmo abitato e tante altre cose.

Il taxi si fermò davanti a una casa a due piani circondata da un giardino.
Era la prima volta che la vedevo, solo i miei genitori l'avevano vista prima quando la comprarono, quindi ero davvero curiosa di entrare.

Mio padre prese le chiavi e si spostò per farci entrare.

-Eccoci quì!- Esclamò guardandosi intorno orgoglioso.

La casa era davvero accogliente non era né troppo grande ne troppo piccola. Davanti a me c'era un salone dove si trovava anche la cucina moderna ed elegante che aveva sicuramente scelto mia mamma. C'erano un divano, con davanti un piccolo tavolo e una televisione, c'era anche un' enorme tappeto.
Nella casa c'era già tutto ciò che ci serviva perché mio padre aveva cominciato il trasloco all'inizio dell'estate, altrimenti non avremmo potuto portare tutto il necessario in una volta sola.
Sulla sinistra c'erano le scale per andare al piano di sopra.
Andai proprio lì per poter cercare la mia stanza e cominciare a sistemare le mie cose.

-La tua camera è quella in fondo al corridoio- Disse mia mamma.

Entrai e rimasi a bocca aperta per lo stupore, non del tutto in senso positivo.

-Papà perché le pareti della mia stanza sono tutte rosa?-

-Non ti piace?-

-Emh, non proprio- Continuai a guardare e fortunatamente il resto della stanza andava più che bene. Il letto si trovava al centro, davanti c'era una scrivania in legno chiaro e di fianco un grande armadio della stessa tonalità. Sulla finestra c'era un davanzale dove avrei potuto sedermi in tranquillità, quello sarebbe stato il mio posto preferito.
Pensai a come cominciare a riempire quelle pareti spoglie, magari con delle foto, come nella mia vecchia stanza.

-Pensavo che per una ragazza potesse andare bene- Alzò le spalle.

-Si, ma per una ragazza di diciassette anni non credo- Risi.

-E va bene, la sistemeremo- Rise a sua volta. -Comunque noi andiamo a fare spesa dato che non abbiamo niente per cena, ci vediamo dopo- Disse per poi chiudere la porta.

Dopo aver messo a posto i vestiti, sistemato alcuni oggetti come trucchi e collane e rifatto il letto, andai a farmi una doccia. Il clima era ancora abbastanza caldo quindi indossai una maglia a maniche corte e raccolsi i miei capelli castani in una coda alta.
Mi sentivo parecchio stanca così mi distesi sul letto e chiusi gli occhi per potermi finalmente rilassare dopo un lungo viaggio. Li riaprii dopo forse dieci minuti quando da fuori sentii il suono di una batteria, probabilmente avevo qualche vicino musicista pensai.

Richiusi gli occhi ma fui costretta poco dopo a riaprirli di nuovo dato che qualcuno stava suonando al campanello. Infastidita più che mai scesi ad aprire.

Trovai un ragazzo dai capelli castani quasi biondi, occhi verdi e un sorriso stampato in faccia che gli faceva spuntare due fossette ai lati della bocca. Avrà avuto più o meno la mia età. Al suo fianco una ragazza molto simile a lui ma con i capelli più scuri, immaginai fossero fratello e sorella.

-Ciao, siete la nuova famiglia che si è trasferita qui? I Reed se non sbaglio- Disse guardandomi con i suoi occhi chiari il ragazzo.

Solo allora feci caso alla torta che portava in mano.

-Si siamo noi, siamo arrivati oggi-

-Fantastico, io sono Brent, il tuo nuovo vicino di casa- Stese la mano verso di me.

-Io sono Brooke- Disse la ragazza con un grande sorriso.

-Eveline- Dissi stringendo la mano ad entrambi.

-Bene Eveline, spero ti troverai bene qui. Nostra madre ha voluto che vi portassimo il suo dolce per darvi il benvenuto- Disse porgendomela.

Era una torta al cioccolato con la panna sopra. Capitò proprio al momento giusto dato che stavo morendo di fame. Sull'aereo non avevo voluto mangiare niente, non mi attirava così tanto il cibo che vendevano lì sopra.

Ormai era quasi ora di cena, ma non ce l'avrei fatta ad aspettare i miei con la spesa.

-Grazie, sembra deliziosa. Entrate pure, i miei non ci sono- Dissi andando a poggiare la torta in cucina.

-Eri tu a suonare prima?- Chiesi a Brent.

-Si, mi sto allenando. Ho un gruppo con i miei due migliori amici-

-Fantastico, suoni veramente bene comunque-

-Con il tempo cambierai idea. Suona tutto il giorno e io penso che prima o poi mi scoppieranno le orecchie- Disse Brooke roteando gli occhi.

-Ma smettila-

A vederli così erano davvero buffi.

Tagliai tre fette di torta, una per me e una per Brent e Brooke, anche per ringraziarli del pensiero.
Era buonissima.

-Comunque noi suoniamo in un locale qui vicino, il trees, se ti va puoi venire a sentirci ogni tanto- Disse tra un morso e l'altro.

-Mi piacerebbe molto- Sorrisi.

Dopo aver finito di mangiare tornarono a casa loro dicendo di dover aiutare i loro genitori in alcune faccende di casa, promettendomi che ci saremmo rivisti ogni tanto.
Brooke disse che non vedeva l'ora che passassimo del tempo insieme e mi aveva invitata a fare un giro per conoscere meglio la città.
Sarebbe stato bello avere degli amici come vicini di casa, almeno mi sarei sentita meno sola.

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