Cosa accade ad un pagliaccio, quando rientra a casa la sera? Ve lo siete mai chiesto?
Il più delle volte, ho il tempo per struccarmi negli spogliatoi, dopo il lavoro. Ma oggi è stato uno di quei giorni in cui ho dato tutto me stesso. La stanchezza è sopraggiunta ed ho preferito mettermi in macchina e rientrare direttamente.
Non che ci fosse qualcuno ad attendermi. Con il viso illuminato dalla sola luce soffusa della lampada, la mia unica compagnia è quella maschera riflessa nello specchio, che ancora mi nasconde sotto tutto quel trucco: il naso rosso, le sopracciglia esageratamente arcuate e il contorno nero ad esaltare occhi scolpiti in un'espressione di perenne stupore.
Metto sempre molta cura nello struccarmi. Ridi pagliaccio, dicono. Ma sarebbe più opportuno dire dona, pagliaccio. Perché di questo si tratta. Specialmente nel mio caso. Per ogni sorriso che vedo affiorare sul viso del mio pubblico, un granello di dolore va a depositarsi dentro me, appesantendomi. Perché, vedete, non si alterano facilmente certi equilibri: felicità e tristezza al più fluiscono da un punto ad un altro, senza mescolarsi più di quanto non sia strettamente necessario. Queste sono le regole. Offro loro un momento di serenità e di contro loro regalano a me un po' della loro sofferenza.
Ecco, il cotone scende lentamente, tra sbavature di rosso e nero. Ogni sera lotto contro il desiderio di non smascherarmi completamente, per non dovermi ritrovare solo in questa stanza. Se solo fosse altrettanto semplice lavare via la tristezza rubata ad ognuno di quei miseri camici bianchi; o la consapevolezza che ogni sorriso offerto loro ha di necessità natura effimera.
Insieme all'ultima incrostatura di colore se ne va la finzione e rimango io allo specchio. Domani percorrerò nuovamente quei corridoi, entrerò nelle stesse stanze, senza sapere se chi le occupava oggi sarà ancora lì ad attendermi. E se non lo sarà, incontrerò qualcun altro, dovrò dissimulare i miei sentimenti dietro al mio solo scudo di pittura e forme. Perché quella persona avrà diritto alla sua mezz'ora di spensieratezza, ad un momento di luce che si infrapponga alle troppe ore trascorse al buio.
Rimane una sola cosa da fare, un rituale tanto necessario quanto infantile. Mi siederò sul divano, chiuderò gli occhi e ripenserò ad ogni paziente che oggi mi ha abbracciato. Rivivrò ogni testimonianza nei miei ricordi, lasciando che la serenità di quei momenti mi riempia fino a riappacificarmi con le mille e più sfaccettature della vita.
Chissà se un giorno avrò qualcuno da cui tornare la sera, qualcuno che mi aiuti a contrastare l'inesorabile logorio della quotidianità. Un mio pagliaccio.
Ora lasciatemi riporre l'abito e il cappello nell'armadio. Voi che siete persone serie capirete. Anche un pagliaccio, giunta sera, deve riposare come chiunque altro.
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Il Pagliaccio e Altri Brevi Racconti
Short StoryUndici brevi racconti per frugare tra la penombra dell'animo umano, tra dolori silenziosi che consumano lentamente i diversi personaggi. Alcuni di loro sapranno reagire ed affrontare i mostri che abitano i recessi delle loro menti. Altri contrinuera...
