Ho un intento ora, o meglio, ne ho uno nell'immediato. È quello di trasporre ciò che riguardava noi su un software di scrittura o semplicemente annotarlo su una scaletta immaginaria ed enunciarlo ad alta voce in un parco abbandonato, senza nessuno in ascolto.
Da dove comincio?
Innanzitutto devo dirvi che ho scelto la pagina world e non perché io non abbia le palle di parlare da solo all'aperto ma perché son ritornato nella mia città natale e qui gli oratori solitari non sono visti di buon occhio.
Da dove comincio?
È difficile cavare fuori dai buchi delle emozioni i ragni giusti e non voglio acchiapparne uno raggrumato di sentimentalismi, ho enorme paura di un esito simile. Pazienza.
Comincio dal cominciare.
Siamo approdati sull'onirico, eravamo irreali, virtuali, ma era il nostro mondo ed è proprio in questo pianeta che ti ho incontrata.
Da noi non si dormiva e non si ballava. Usavi ripetere spesso: "cool kids don't dance." Ne avevi fatto il tuo motto personale.
Non so perché ma appena incontrati parlammo di musica, io ero un po' scettico ma ribadivi convinta che ciò che ascoltavamo ci rendeva speciali, io non ci credevo fino in fondo e ti salutai e appena dopo l'alba inforcai la mia bici con alle cuffie un mix di Tame Impala. L'aria era fredda, e le gambe forti, se mi avessi visto ti sarebbe scattato un sorriso, forse ai tuoi occhi sarei diventato immediatamente speciale, innegabilmente un cool kid, come te.
Non sono la persona di ieri, non sono più una mina vagante, un ordigno pronto alla detonazione, immagino fosse difficile per te starmi appresso, chissà se più di volte tu non abbia temuto che io andassi oltre provocando sgomento e imbarazzo.
Sono un blocco di cemento, forse più coerente, più stabile, forse più sbiadito, più logico. Come la tabellina del 2. Puerilmente messo in ordine.
Come continuo?
Insozzavo fogli con feci futuristiche e ti chiedevo consiglio, ti invitavo a darci un occhio. Affermavi che ti piacessero. Erano frasi sparate come proiettili di AK-47 al plasma, le trovavi sconnesse, instabili come la mia struttura mentale. Avevo solo i miei paroloni nella mia busta della spesa, cosa mangi oggi a cena? Cazzate e paroloni, il menù è quello, il menù è fisso.
Non l'ho mai capita la tua definizione di arte, non ero così fine per comprenderla, non lo sono, perciò tagliai corto rispondendoti che si perde sempre, immancabilmente, la buttai sui massimi sistemi parlando per mia esperienza, omettendo che poteva essere valido solo nel mio caso, parlavo così solo perché in quei giorni fui buttato da una finestra situata al secondo piano venendo catapultato dall'onirico-dopo l'impatto- al distopico.
"L'arte sta nel far credere di aver vinto anche se hai perso."
Si perde sempre.
Prendo respiro, fra le dita ho un ragnetto con una voglia rossiccia a forma di fiore e so dove vuole farmi arrivare, lentamente tesse un filo e si va a posare su una lettera della tastiera, una vocale, prevedibile come una pioggia in un inverno londinese. Non ci vuole un genio per dedurre quale sarà la lettera dopo, "M", è ovvio. Ma non è così. Ciò che ho provato è sfaccettato come ciò che sono, come un diamante grezzo. "Amore", per me non ha la stessa valenza dei vostri "ti amo" vomitati come una sbornia ad un party in una bolgia privata. Personalmente cerco di tenere a freno le mie aracnidi passionali per non sminuirmi in approssimazioni per catalogare i sentimenti.
Non è qualcosa da prendere niente sottogamba. Biochimica, endorfine in circolo, intangibilità, personali, proiezioni, tentativi di comprensione, raziocinio erano alcuni fattori che subentravano quando entravamo in contatto.
"Amore"? Lo lascio lì, scritto col pennarello in un cesso di un McDonald's.
Ti ho contattata con veemenza pensando di aver in mano le redini dell'universo e di aver compreso le dinamiche terrestri dopo aver ascoltato un brano musicale con base elettronica. Il testo mi sembrava incredibilmente rivelatore, mi faceva sentire piccolo, meno di un atomo.
"Vuoi sentire una canzone che ti apre la mente?"
Come se fosse possibile.
Ti parlavo, no... sproloquiavo, mostrandoti qualcosa non dissimile alla degradazione. Ti sbattevo in faccia i miei slanci inutili, la mia testardaggine malata, le mie infatuazioni che non erano altro che richiami di sirene artificiali, rendendoti partecipe di un mio volontario declino. Fossi un autolesionista mi farei molto male adesso pensando al tempo sprecato a parlarti di puttanate e di puttane.
Io al tuo posto avrei avuto tanta paura.
Di me.
Anche quando sono arrivati gli artificieri cerebrali ad azzerare, per tentare di risistemare, la mia vita con capsule ed acqua di fango, eri ad aspettarmi.
Ero amorfo, non che ora non lo sia, ma lo sono di meno, adesso.
"Molte persone mi evitano per come sono diventato."
"Succede anche a me"
"Anche adesso siamo speciali?"
Le chiesi questo.
Fatto un po' di ordine, i nostri discorsi assunsero tinte più definite, meno scivolose, ti chiesi di prendere delle parole, quello che ti veniva in mente e di buttarle, di lanciarmele come una palla da baseball.
Avrei intercettato il tiro, ero ricettivo, avrei fatto un fuoricampo, era di estrema importanza.
Canapa/Media shopping/ Volteggiare/Sorvolare/Sorprendere/Sorpassare/Bruciare/Dormire/
Profondamente/Buio/Luce Bianca Rossa Verde Nulla
Ti spinsi più in là, ti misi sotto gli occhi ciò che ti riguardava in maniera indiretta o almeno così credevo. Ti lasciava perplessa scendere nell'astratto, calarti nel mio mondo, era normale che fosse così. Trovavi difficile immergerti dove non vi è più controllo e divertirti fino ad impazzire, collegando pensieri volatili in un flusso difficile da controllare.
Nella tua testa sbocciavano piccoli boccioli, girasoli che aperti divenivano enormi.
"Luce Bianca" era per te la beatitudine un attimo prima della fine.
"Canapa" era il simbolo che rappresentava il tuo modo di affermare stoicamente un tuo stato d'animo passato, infelice.
"Luce Verde" era lo stato di accettazione verso una situazione o condizione di vita irreversibile.
Dopo i tuoi significati cercai di immaginarti di fronte e di guardarti e ciò che mi figurai fu di trapassarti il cranio con il mio sguardo e di guardarvi attraverso, pura Luce, elettricità blu al neon, dentro un perfetto involucro esterno. Avrei voluto fortemente che le leggi del tempo con te avessero fatto un'eccezione, avrei voluto creare una dimensione a parte curvando lo spazio-tempo per farti rimanere immutata.
C'è da dire altro?
Concluderei qui.
Li ho allontanati quanto più ho potuto soffiando spostandoli con l'aria in modo che facessero le loro tele altrove.
Concluderei qui, ma non voglio cristallizzare gli attimi, metterli sottovuoto nel freezer e vivere solo di quanto vorrei ricordare. C'è un flusso, una continuazione, a volte amara ma non spiacevole.
Ci siamo persi di vista, io diventai banale, di nuovo traballante ma non come prima, tu chissà dove.
L'altro mese ti incontrai, dopo un'eternità.
Mi hai detto che hai preferito chiudere i ponti, staccare la spina, che questo rientra nel tuo modus operandi dello stare con la gente e che anzi, mi volevi tutelare non ponendo il distacco in maniera troppo brusca.
"Volteggiare" era ed è per te l'atto in cui ti leghi a qualcuno e dai una parte di ciò che sei, anche in maniera minima ma indubbiamente importante e, dopo aver fatto questo, era ed è per te la volontà di andartene su due piedi dalla vita di quella persona.
Come hai fatto con me.
E in quanto a volteggiare eri una campionessa, la prima ballerina dell'English National Ballet.
Distraendomi mi sono entrati due ragni in ciascuna della orbite, prendono il controllo delle mie estensioni, mani braccia, piedi gambe e così via.
Il mio piede non smette di tenere un ritmo scomposto, non controllo l'impulso e le mie mani hanno volontà aliena ai miei ordini. Scrivono e tento di rimediare... scrivono... e tento di cancellare.
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Maya ti amo
KAMU SEDANG MEMBACA
Pensieri per Maya
RomansaSentimenti che sfociano nell'irreale, nel delirio, nell'impossibile, quando alla base dei fatti, non vi è più nulla. Quanto sono importanti le esperienze vissute, la complicità appena accennata, fragile, perfetta, se ora si vive in maniera alienante...
