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Prologue.

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Luke

Angel Langdon.
Capelli ricci e castani, la rappresentazione grafica della ribellione che ha sempre manifestato. Gli occhi nocciola, tendenti al marrone, sono abbastanza grandi e sono fermamente convinto che attraverso essi si possa scorgere tutta l'innocenza che tanto si ostina a rinnegare. Il naso a patata, probabilmente invidiato da tutti. L'arco di Cupido che segna il perimetro del suo labbro superiore è altrettanto invidiabile, in tutta sincerità. Insomma, Angel possiede un fascino tutto suo che, purtroppo, non sa ancora riconoscere.

La mia cotta da circa un anno, per chiarirci. Ce l'ho nella testa da tanto, ma ultimamente un po' di più.
È inutile che cerchi di pensare ad altro, perché lei tornerà indietro come un boomerang.
Testarda come un mulo ma accattivante quanto il canto di una sirena, Angel è la parte più bella della mia vita e mi duole ammetterlo, ma anche questa notte mi ha rubato le ore che avrei dovuto passare a dormire. Dubito fortemente che proprio ora che il sole sta per sorgere, io mi decida ad addormentarmi.
Mi piacerebbe assistere all'alba, ma non dalla mia camera da letto.
Mi trovo costretto ad alzarmi dal letto per prepararmi ad uscire, faccio tutto lentamente e con cautela per non svegliare gli altri. E per "gli altri" intendo i miei genitori e miei due fratelli maggiori, Ben e Jack Hemmings.

Afferro le chiavi della macchina e la mia andatura si fa più sciolta solo quando esco da casa.
La macchina in questione è una Bentley nera decappottabile, nulla di troppo sfarzoso. Faccio passare le chiavi da una mano all'altra, prima di entrare finalmente in auto e di metterla in moto.
Stringo il volante tra le mani e inizio a guidare senza troppa fretta verso la spiaggia, dato che, stranamente, sono riuscito ad uscire di casa con un notevole anticipo.

Non direi di essere un amante del mare e di tutto ciò che gli riguarda, per nulla. Ma mi piace stare lì durante l'alba.
Inoltre, lo apprezzo ancor di più se sono in compagnia di Angel. Con l'unica differenza  che lei preferisce andarci di notte.
Non che sia un problema, comunque. L'ho accompagnata io stesso più volte.
Una di queste fu un paio di sere fa.
Ci eravamo andati con la mia macchina e devo ammettere che, quando guido con lei al mio fianco, tendo ad essere il doppio più prudente.
Una volta con i piedi per terra, cominciammo a fare la nostra passeggiata alternando un inevitabile silenzio a dei discorsi senza un filo logico e che sinceramente neanche riesco a ricordare.
Nonostante questi ultimi, lei era piuttosto taciturna. Sembrava completamente immersa nei suoi pensieri e la sua espressione quasi mi spaventava.
Gli occhi che erano soliti essere vivaci, in quel momento esprimevano una profonda tristezza. La bocca era serrata e camminava senza prestare troppa cura a dove metteva i piedi.
Le chiesi cosa avesse, ma lei mi liquidò con una risposta secca. "Ho sonno," disse alzando lo sguardo su di me. Non credetti alle sue parole, ma decisi ugualmente di lasciarla in pace.
Quelle furono tra le ultime parole della serata, non contando il "Mi prude il naso" di Angel, seguito dal suo gesto tipico di grattarlo. Adorabile.

Però, adesso è tempo di tornare alla realtà.
Scuoto la testa, quasi come se così facendo scacciassi via i ricordi.
Mi concentro sulla strada e, una volta arrivato a destinazione, parcheggio la Bentley.
Scendo da quest'ultima e mi incammino con lentezza verso la spiaggia, accennando un sorriso appena sento il contatto con la sabbia. Per non parlare del suono delle onde che vanno a scontrarsi con la riva.
Ritengo fermamente che questo sia il luogo migliore per chi desidera rilassarsi.
Mi scelgo un posticino su cui sedermi, godendomi così il paesaggio che mi si presenta davanti agli occhi. Sto per assistere all'alba, segno inequivocabile dell'inizio di un nuovo giorno.
Il sole sorge lentamente sotto il mio sguardo, man mano scaldandomi sempre più la pelle non particolarmente colorita.
La spiaggia, dapprima immersa ancora nell'oscurità, piano a piano riprende i suoi colori lucenti.
Ne rimango affascinato e quasi mi pento di non aver portato con me la macchina fotografica di mia madre.

Lascio scorrere lo sguardo lungo tutto il panorama, finché non lo soffermo sulla scogliera poco lontano da me, ma la scena di cui sono testimone mi fa a dir poco rabbrividire.
Una ragazza è lì in cima. Ferma. Ma è protesa in avanti e sembra in procinto di saltare.
Urlo con quanta più forza possibile, facendo trasparire tutta l'angoscia che sento e con l'intento di fermarla.
Grazie al cielo, lei lo fa e si gira verso di me.

Mi si gela il sangue nelle vene, quando mi accorgo che colei che sta per compiere un gesto così disperato è proprio Angel, la stessa che padroneggia i miei pensieri.

five hours || lrhStories to obsess over. Discover now