Mi domando se la guerra non scoppi al solo scopo di permettere all'adulto di fare il bambino, di regredire con sollievo fino all'età dei costumi gallonati dei soldatini di piombo.
-Michel Tournier
Le piccole orme dei suoi piedi sembravano quasi un segno indelebile nella neve, e il candore di quest'ultima si rifletteva con chiarezza sulla pelle di lei, rendendo il suo aspetto ancora più glaciale.
Era raro trovare della neve così bianca e immacolata in quella distesa di sangue e violenza, tanto che ogni cosa sembrava aver abbandonato la propria tonalità naturale, lasciando spazio ad un cupo e profondo rosso.
Come in cielo così era in terra, ed era ormai una rarità potersi sdraiare sulla neve ad osservare la brillantezza delle stelle. Neanche Sirio sarebbe stato in grado di riportare la luce nell'animo delle persone, mostri o umani che essi fossero.
Per quanto cercasse di sforzarsi, la piccola Antares non era mai stata in grado di capire lo scopo di quella futile guerra.
Probabilmente era ancora troppo innocente per realizzare che tutto quel sangue versato non sarebbe bastato a cambiare le cose, e che da quella guerra non ne sarebbe mai uscito un vero vincitore: aveva sentito da qualche parte che la guerra era quasi giunta al suo termine, e che gli umani stavano per aggiudicarsi la vittoria... Ma che cosa sarebbe cambiato?
I mostri sarebbero stati rinchiusi nel sottosuolo, privati della libertà e della luce delle stelle, e gli umani avrebbero appreso che l'unico modo per arrivare a patti con qualcuno era la violenza... Che animale egoista che era l'uomo.
La piccola camminava a passo svelto verso il proprio accampamento, inciampando di tanto in tanto nella neve.
Il suo sguardo veniva spesso catturato dalla lieve luce del sole che filtrava attraverso il denso strato di fumo che ricopriva ogni cosa, rendendo gli animi delle persone più cupi di quanto già la guerra non stesse facendo.
Anche se era relativamente poco, la piccola era stata in grado di trovare delle provviste per la notte, poiché il cibo e l'acqua iniziavano a scarseggiare nel suo accampamento.
L'unica cosa che desiderava in quel momento era di stringersi nelle braccia di suo padre, mentre interessata ascoltava storie e insegnamenti riguardo alle stelle e i pianeti.
Quanto desiderava poter volare tra le stelle, farsi irradiare dalla loro luce ed evadere per un attimo dal rosso che la circondava, poter vedere con i propri occhi se tutte le storie che suo padre le raccontava erano vere o solo frutto della fantasia.
Ma abbassando nuovamente lo sguardo verso il terreno, le sue nere irdi venivano irradiate non dalla luce delle stelle, ma dal candore della neve che tuttavia stava andando ad incupirsi e sporcarsi.
Ad ogni passo che compiva, quel rosso di cui era ormai stufa si propagava sul bianco, andando a diventare un tutt'uno con la neve.
E poi lo vide.
In un attimo il mondo attorno a lei sembrò sparire, così come le urla di dolore che contornavano ogni cosa divennero un eco lontano, solo un vago ricordo.
Si avvicinó lentamente al corpo morto di suo padre, il suo cuore pulsante trafitto da un lungo e spesso osso.
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Quasi niente quanto una guerra, e niente quanto una guerra ingiusta, frantuma la dignità dell'uomo. - Oriana Fallaci
Il tremolio continuo delle sue ossa poteva quasi essere paragonato ad una strana sinfonia di xilofoni. I suoi occhi erano chiusi, sbarrati come la più impossibile delle celle, ma quella scena continuava a ripetersi infinita nella sua mente.
Era stato un attimo, questione di secondi, e il suo essere era cambiato drasticamente.
Sapeva di non poter tornare indietro, anche Toriel gliel'aveva detto mentre cercava in tutti i modi di calmare il suo pianto:
"Ricordo come mi sentii quando uccisi per la prima volta qualcuno.
Attaccai perché ero spaventata per la mia incolumità, proprio come hai fatto tu. Mi ricordo, quando accadde. Sentii come se quell'azione avesse distrutto la mia anima.
Mi sentivo più forte rispetto a prima, ma...Diversa. Una parte di me era diventata fredda, insensibile. Capii che qualcosa in me era cambiata, e che non potevo più tornare indietro."
La voce di Toriel rimbombava nella mente di Gaster come un eco infinito, ma sapeva che ogni sua parola era pregna di una dura e triste realtà: perché ogni qual volta egli portava la sua mano verso il petto, laddove la sua anima pulsava carica di vita, sentiva che qualcosa dentro di lui era morto.
Ed anche Toriel per un attimo credette che lo scheletro avesse ormai abbandonato il suo spirito di sopravvivenza, e che nella sua mente non ci fosse più spazio per la voglia di vivere.
"Dov'è finita la tua determinazione, piccolo mio?"
Ripeteva spesso tra sé e sé la regina dei mostri, osservando lo scheletro mentre si sedeva sulla candida neve ad osservare l'orizzonte, e la sua sciarpa si mimetizzava con il rosso del sangue che ricopriva ogni cosa.
Quello stesso rosso che vide la piccola Antares quando con il cuore spezzato decise di abbandonare il proprio accampamento, una volta realizzato che anche la sua mamma aveva subito lo stesso tragico destino...
Tuttavia la prima cosa che vide la piccola Antares osservando l'orizzonte non fu il sangue dei deceduti, ma la rossa sciarpa dello scheletro.
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"Do you like the stars?" Undertale Fanfiction
FanfictionQuasi niente quanto una guerra, e niente quanto una guerra ingiusta, frantuma la dignità dell'uomo. - Oriana Fallaci ____________________________________ Ispirato agli avvenimenti accaduti in Handplates. Tutti i diritti per Handplates vanno a: Zarla...
