Prologo

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[...]
"Forse non sai se amo la cura
ma riconosco un bel vaso
dai brutti fiori di plastica
avulsi all'acqua di cui non abbisognano
e ben presto ricoperti
da una lenta nevicata di polvere
che cambierà e spegnerà i colori
rammentando agli occhi il triste ricordo
di un ricco tumulo in abbandono."

Fiori di plastica - Manù Cora

🥀

Sono sempre stato affascinato dall'immutabilità dei fiori di plastica, non ho mai capito perché siano così bistrattati. Io, personalmente, li ho sempre visti come promesse a lungo termine.
Sono solidi e concreti nella loro staticità; non vivono, è vero, eppure è proprio per questo che non sono sfiorati dalle seducenti carezze della morte. Custodiscono il segreto dell'eternità nel materiale laccato, nelle fattezze perfette, nella cura dei dettagli.

Come si può non rimanerne ammaliati quando persino il tempo, il più grande burattinaio, ne è invidioso? Li detesta perché hanno saputo sfuggire alla sua trappola, perché non saranno mai braccati dai suoi figli: il deperire e l'avvizzire.

Dio, che belli.

Avrei voluto che anche tu fossi così, sai? Incantevole, eterea, eterna. Finta, sì, ma in fondo che importa?
Avrei voluto incastrarti in un guscio di resina e impedirti di invecchiare e morire; ammirarti e basta, come si fa con le cose belle e fragili.
Avrei voluto tenerti in ordine.

Avrei voluto tenere tutto meravigliosamente in ordine, in verità, in un rigido silenzio di porcellana: sarebbe stato l'unico modo per evitare le urla che adesso ci stanno straziando l'anima, il terremoto che ci strappa la terra da sotto i piedi.

Ma adesso vieni qui, qui con me, in un angolo; lascia che ti racconti una favola della buonanotte mentre osserviamo lo spettacolo del mondo che va a rotoli. Te la sussurro piano, intanto che affondo le mani tra i tuoi capelli, intanto che scivoli nel sonno senza rimedio.

C'era una volta...

C'era una volta un re, un re di un regno perfetto, perfetto perché tutto era al suo posto. I minuti erano scanditi da un cristallino tintinnio, i radi passi felpati accompagnati da un suono come di neve fragrante e scricchiolante sotto i piedi, come di suole su cocci frastagliati.

E le risate, mi chiedi?

Per quelle non c'era posto, né ci sarebbe mai stato. Erano bandite. Rimasero fuori per sempre, provando a forzare le resistenze, lasciando graffi frustrati sul legno del ponte levatoio, incastrandovi le unghie affilate delle loro dita adunche.

E io, mi interroghi, ancora?

Tu eri regina. Regina del nulla, della polvere, dei cocci, insieme a me.
Non avere paura, non tremare, no. Tutto ciò che c'era di spaventoso è rimasto chiuso fuori. Non è il silenzio di piombo, non è il vuoto a fare paura. Le bestie sono altre. Sghignazzano, sghignazzano come iene maledette e hanno zanne intrise di vetriolo, incolore e inodore. I loro attacchi bruciano come l'inferno.

Ma non avere paura, non tremare, no.
Sono rimaste chiuse fuori.

E sarà per sempre?

Per sempre, sì. E vissero tutti felici ed eterni. Salvi.
Immobili.

Chi è che decide il labile confine tra il bene e il male? Chi traccia la linea scura che ne divide alla perfezione i margini?
E chi, soprattutto, sentenzia su quale sia la parte giusta in cui stare?

Dormi, adesso.
Serra le palpebre, lascia che le ciglia si sfiorino, che si imperlino di polvere e pulviscolo.

Avrei solo voluto vivere la mia favola.

Avrei solo voluto che fosse tutto in ordine.

Era davvero chiedere
così tanto?

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⏰ Terakhir diperbarui: Apr 15, 2020 ⏰

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