Sotto un albero di pere
Lancillotto andò a sedere.
Sotto il pero Lancillotto
non si addormentò di botto,
ma pian piano, pian pianino,
alle dieci del mattino,
per l'insolito tepore
e l'odor di menta e more;
per gli zirli e i cinguettii
degli uccelli, e i ciangottii
del ruscello cristallino.
Pensò: "Schiaccio un pisolino".
Pensò: "Dormo". E già dormiva,
dal suo naso un zzz! zzz! usciva,
che riempiva la foresta
con la sua quieta tempesta.
Lancillotto fece un sogno;
sognò un tenebroso regno,
buïo, tetro e senza stelle,
pieno di cose non belle:
le macerie di un castello
in cui ardeva un lume giallo;
uno strano uomo ozioso,
bello ma sporco e cencioso,
molto pallido, anzi bianco,
nudo dalla spalla al fianco;
ampie, spoglie, arse pianure
in cui il vento urlava, oppure
sibilava quieto quieto
qualche orribile segreto.
«Salve!» disse quel signore
molto pallido. «Timore
non avere. Io sono il re
della terra intorno a te.»
«Grazie!» disse Lancillotto.
«Perché è tutto sopra-sotto,
questo luogo? Non c'è stella,
non c'è luce, tranne quella
che barbaglia nella torre
diroccata? Non c'è luna,
sole, vita; non c'è alcuna
traccia della bella estate?»
«Questo è il regno delle fate»
disse il re di quella terra.
«Siamo da anni in piena guerra;
e la guerra ha prosciugato
tutto: gli astri, l'acqua, il prato.
Non c'è cibo o acqua da bere,
né una brocca né un bicchiere.
Solo un lungo, buio imbrunire.»
«Contro chi lottate, sire?»
domandò, sconvolto, il prode.
«Contro chi del sangue gode:
contro la mia amata moglie»
sospirò il signore. «Spoglie
sono ormai le vigne; calvi
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L'inganno delle fate
PoetryUn poema in ottonari a rima baciati, sulla falsariga dei «romanzi» cortesi di Chretien de Troyes, di «Orlando innamorato» del Boiardo e delle classiche storie di guerre tra fate. Un mix che dà vita a una specie di commedia-sexy ambientata sullo sfon...
