Tratto da una storia davvero molto vera
Per circa due mesi mi sono sentita come quel mio compagno delle scuole medie che, arrivato il mercoledì, affermava con convinzione che la settimana fosse ormai giunta al termine.
Era un carissimo ragazzo, anche molto simpatico, ma nessuno di noi, quando faceva questa affermazione, riusciva a prenderlo sul serio, soprattutto perché la settimana era effettivamente appena iniziata.
Tutti scoppiavamo a ridere, ma lui incurante di tutto e di tutti, continuava a ripetere questa frase di settimana in settimana, quasi come se fosse stato un mantra che prima o poi si sarebbe avverato.
Sono passati una decina di anni, se non di più, e finalmente ho capito cosa vuol dire aspettare con ansia che arrivi la fine della settimana, nel mio caso il sabato, giorno in cui sono solita recarmi dal parrucchiere.
Qualcuno di voi avrà sicuramente notato che, per circa due mesi, i miei capelli hanno assunto un aspetto insolito, quasi improponibile, dettato da una deformazione che mi accompagna da quando sono piccola.
Non so per quale motivo ma, da bambina, avevo la mania di tagliarmi da sola i capelli e di tingerli con spume colorate fatte appositamente per i bambini il cui effetto svaniva dopo un solo lavaggio.
Quelle che ricordo con più affetto e nostalgia sono quelle di colore fucsia e verde che, per anni, hanno dato colore alla mia infanzia, ma soprattutto alla gioia di mia madre, costretta a portarmi in giro con ciocche asimmetriche e variopinte.
Ricordo ancora una sera, a casa di alcuni amici di famiglia, in cui sfoggiai con grandissimo orgoglio una delle mie ultime creazioni e una carissima amica dei miei mi si avvicinò per farmi addirittura i complimenti.
Ormai, era diventata quasi una consuetudine vedere con quanta maestria avrei acconciato i miei capelli ed è inutile dire che mia madre era, ogni volta, sempre più entusiasta.
Quando ormai le mie sperimentazioni si erano spinte fino al limite più estremo, mi portarono in gita dal parrucchiere a cui venne dato l'infausto compito di giustiziare i miei capelli e, con loro, la mia innata creatività .
Le foto di quel periodo, rigorosamente incorniciate, sono lo specchio della gioia con cui abbracciai la decisione di mia madre: in ogni singolo scatto, un broncio viene impreziosito da un meraviglioso taglio a scodella che mi avrebbe dovuto far desistere dall'impugnare un paio di forbici e dal tingere i capelli.
è passato qualche anno, eppure, il desiderio di poter scegliere di avere un colore diverso in testa non è mai svanito.
Una precisazione: questo racconto non è un tentativo di ricostruire le vicende dei miei capelli che non sono nemmeno chissà quanto esaltanti.
Il punto è un altro: quando sei fin troppo convinto di voler fare una cosa, ritenendo che possa evitare di farti pensare ad altro, anche quest'ultima si tramuterà in un cruccio di cui vorrai quanto prima liberarti.
E così è successo alle mie fantomatiche ciocche rosa, desiderate con lo stesso ardore con cui me ne sono voluta disfare.
"è stata una fase, mettiamola così" ha sussurrato mia madre, con meno di un filo di voce, sempre a casa di amici, e tutti gli altri hanno acconsentito, facendo leggeri cenni con il capo.
Perché, c'è da dire, che quando verso metà agosto ho iniziato a sfoggiare le mie punte fucsia, non tutti hanno saputo bene cosa dirmi, non sapendolo innanzitutto io.
Quindi, unanimemente, si è deciso per una fase durante la quale ho fatto scelte in base alla possibilità di usare i miei capelli come accessorio da abbinare ai vestiti.
KAMU SEDANG MEMBACA
PERCHÉ NON DEVI TINGERTI LE PUNTE DI ROSA SE NON NE SEI EFFETTIVAMENTE CONVINTO
Cerita Pendekevidenziatore
