Prologo

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La mia vita fu particolare, i primi ricordi da piccolo che ho sono le botte che prendeva mia madre tutte le sere quando mio padre tornava traballante dal lavoro - così lo chiamava lui il bar del paese.

Vivevamo in campagna non molto lontano da Bucarest, in una casa modesta al margine del paese, fatta di solo una stanza con un arredamento povero, dove uno dei letti durante il giorno faceva da tavola e la notte serviva per dormire.

Eravamo cinque figli, spesso sporchi e denutriti. Dietro casa avevamo un piccolo orto, di cui si prendeva cura mia madre. Era l'unica nostra fonte sicura di cibo però, sfortunatamente, esisteva pure la stagione invernale.
La casa era recintata di male in peggio, con buchi nel recinto dappertutto.

Ricordo le estati quando stavamo seduti nel giardino in mezzo al orto a guardare i pomodori come crescevano. Se fosse stato per noi avremmo mangiato direttamente i fiori, però se solo ci fossimo avvicinati troppo erano guai, botte a non finire . Così stavamo li a guardarli crescere, facendo il conto alla rovescia, immaginando quanto buoni sarebbero stati appena pronti. Ognitanto qualche gallina dei vicini si perdeva nel nostro giardino. Erano i nostri più grandi nemici, quei pennuti, perché l'unico motivo per cui si addentravano lì era per entrare nel nostro orto, dove avrebbero divorato tutto il cibo.
Io e i miei fratelli stavamo di guardia, quella era la nostra guerra e il nostro gioco da piccoli difendere il nostro cibo.

Nel resto del paese ci chiamavano zingari, probabilmente perché grazie alla povertà eravamo sempre sporchi. Il contatto con la gente cercavamo sempre di evitarlo, tutti ci trattavano male e ogni volta che ci beccavano erano solo sputi o offese. Nessun bambino voleva giocare con noi, gli era vietato dai loro genitori perché avrebbero potuto prendere qualche malattia; però la verità è che nonostante tutto eravamo probabilmente molto più sani e resistenti di loro. I nostri corpi avevano sviluppato anticorpi da invidiare.

Io e il mio fratello maggiore Ivan eravamo gli unici ad andare a scuola grazie agli aiuti che ci dava il comune. Io frequentavo la seconda elementare e lui la terza. Invece le mie sorelle erano tutte più piccole e prossimamente dovevano iniziare a frequentare l'asilo. Anche a scuola andava tutto male, tutti ci mettevano da parte e venivamo bullizzati dai compagni, spesso venivamo messi in disparte anche dalla maestra.

Un giorno mio fratello non potendo più sopportare di essere maltrattato scappò via di casa. Ricorderò sempre quel giorno, quando i servizi sociali tolsero la patria potestà ai miei genitori. Presero tutti noi, i bambini, e ci portarono via in orfanotrofio. Da quel giorno non vidi mai più mio fratello, in realtà non seppi nemmeno se alla fine lo avessero trovato dopo che fuggì via di casa.

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