1. L'inizio di tutto

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Alessia Lianni è una ragazza ventiduenne, che andava verso i ventitre, dai capelli castani e mossi, con degli occhi dolci, verdi il cui colore varia in base alla luce.
Lei vuole cambiare la propria vita a tutti i costi.
Si stufa della solita vita in città e vorrebbe andare in campagna oppure in montagna con zia e nonna.

Qualsiasi cosa scelga le andrà bene perché lei vuole solo staccare da tutto quello che riguarda il lavoro, vuole staccare dallo smog della città, vuole dimenticare tutti gli ostacoli che aveva davanti e tutti i sogni che non potrà più realizzare li voleva gettare perché ora di quei bellissimi sogni è rimasta solo polvere.

Ale era davanti allo specchio quando guardò il suo riflesso.
Non era più se stessa. Se lo ricordava. Lo sapeva ma non voleva accettarlo.
Si mise un maglioncino di lana celeste e un paio di jeans bianchi strappati sulle ginocchia.
Ai piedi aveva le sue solite scarpe da ginnastica.
Lei non viveva senza il suo stile.

Quando ebbe finito di ammirare la sua immagine nello specchio, si girò e andò a guardare fuori dalla finestra.
Fuori il cielo era grigio, grigio come il suo umore.
Le macchine che passavano sotto casa e andavano avanti e indietro solitamente la facevano innervosire ma oggi pareva non notarle.
Aveva nostalgia, nostalgia della sua infanzia.

Dopo la morte del nonno lei non era più andata a trovare la moglie, ovvero la nonna, Maia.
I rapporti tra di noi si erano rotti, anche i rapporti con la zia non erano granché.
Quell'anno però Ale aveva deciso a tutti i costi di andarci, anche se si sarebbe scatenata una bufera in famiglia, a lei non importava.
Poi perché sarebbe scoppiata una lite in famiglia? Perché sono tutti tesi quando devono parlare degli altri membri? Com'è iniziato tutto?
Se lo chiedeva in continuazione ma non ebbe mai risposta.
Quando lo chiedeva riceveva solo un «non sono affari tuoi» o un «non è importante. Devi pensare allo studio ora»
Lei era stufa di tutto ciò.

A interrompere i suoi pensieri fu un messaggio

YARA: ti va di venire al cinema?
Yara è la sua migliore amica da quando erano alle elementari.
Tutte le scuole le avevano frequentate insieme e nelle stesse classi.
A Yara piacevano i ragazzi fighi e duri di carattere.
Per me quelli sono pessimi gusti in fatto di ragazzi ma almeno non rischiamo di innamorarci dello stesso ragazzo.
Io preferisco i ragazzi simpatici, gentili, onesti e sinceri.

ALE: che film vuoi vedere?

YARA: thriller, horror o romantico?

ALE: me lo chiedi pure?

YARA: tanto so già che dici romantico.
Io sono sempre stata una tipa molto romantica e sentimentale.
Ho sempre sognato di trovare il vero amore però finora non è mai arrivato.
Chissà, magari un giorno arriverà.
Almeno spero.

YARA: il film è oggi alle 17.00

ALE: ci sarò. Contaci.

YARA: ovvio che ci conto sorella/mammina

ALE: non chiamarmi così.

YARA: OK, ci vediamo dopo cara.

ALE: a dopo

Mi ributtai a capofitto nell'armadio cercando disperatamente qualcosa di trendy da mettermi.
Trovai una maglia a maniche lunghe rosa cipria col cinturino sul collo decorato da una fibbia dorata.
Gonna nera più corta delle ginocchia, calze nere e stivaletti neri con fibbia dorata.

Ero pronta.
Presi il tram per andare al cinema.
Con me avevo sempre il mio cappotto rosa perché faceva freddo in quel giorno di novembre, stava per ricominciare a piovere e io avevo dimenticato l'ombrello.

Sul tram mi sedetti nell'unico posto vuoto che trovai e mi misi a guardare fuori dalla finestra e ad un tratto il tram si era riempito di persone tanto da farti mancare il respiro.
Tra le persone c'era un ragazzo riccio con capelli scuri che cerca di farsi largo tra la folla.
Accanto a me il posto era libero quindi mi si avvicinò

"È libero il posto?"

"Certo"

Io spostai la borsa e lui si accomodò facendomi un sorriso pieno di gratitudine.
Non avevo mai visto un sorriso come il suo poi i suoi occhi scuri e premurosi ma al tempo stesso pieni di mistero.
I suoi occhi dicevano tutto di lui, non serviva che parlasse.

"Sono Ivan"

Io lo ammirai per un po' poi mi risvegliai dai sogni della mia fantasia.
"Alessia"

"Dove deve andare lei?"

"Devo andare al cinema con una mia amica"

"Anche io devo scendere lì"

Il tram frenò bruscamente e lei venne spinta verso Ivan.
Lui la prese in tempo prima che si facesse male.
I loro volti erano tanto vicini da sfiorarsi.

L'autista chiese se stavamo tutti bene e un brusio che all'inizio era forte ora diminuiva.

"Dovremo scendere sai?"

Io mi alzai e la sua mano rimase sulla mia schiena finché non mi avvicinai alla porta.
Avevo dei brividi ma non per il freddo.
I brividi li avevo per lui.
«Forse mi sono innamorata» mi ripetevo dentro di me.
Ero imbarazzatissima e mi sentivo avvampare le guance.
D'un tratto il cappotto non serviva in quel buio e freddo giorno di novembre.

"Grazie" dissi infine imbarazzata e scendendo dal tram.
L'ultima cosa che vidi di lui prima di scendere fu il suo sorriso seguito da un "Non ti preoccupare" mentre mi accarezzò una guancia con la sua mano delicata e calda.
Tutto ciò mi riscaldò il cuore e mi fece dimenticare i brutti ricordi che mi riaffiorarono quel giorno nella mia mente.
Ora c'era solo lui.
Lui era l'unico pensiero che restava.

Ora restava solo una ragazza con un cappotto rosa davanti ad un cinema e  alla fermata del tram con tutte le foglie secche intorno a lei che le volavano intorno trascinate dall'aria e i suoi capelli mossi dall'aria fredda.

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Angolo di Alexia

Come vi pare la mia nuova storia?
Spero vi piaccia.
Come pensate che vada avanti?
Che ne pensate dei personaggi?
Scrivetemi e se vi piace votate.

Baci 😘,
Alexia

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