Capitolo 1

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Norah Mendez avrebbe voluto crogiolarsi nel tepore del letto ancora un po', in particolar modo quando il cielo era coperto di nubi grigiastre il desiderio di restare sommersa sotto cumuli di coperte aumentava. La luce della lampada sopra di lei era fioca e quando immerse il cucchiaino nella fumante tazzina contenente un caffè dal retrogusto non troppo amaro per le due zollette di zucchero e lo rigirò, questa ebbe un irritante tremolio ai suoi occhi. Norah issò lo sguardo per un secondo e liberò un sospiro abbattuto alla consapevolezza di come fra pochissimi istanti, la lampadina vendutagli con l'inganno dalla coppia di coniugi all'angolo della zona periferica tra la sua abituale tavola calda di giorno e il negozio di cianfrusaglie di Cornelius Colbert, fosse in procinto di fulminarsi. Era la terza in meno di due mesi e la colpa altri non era che la sua.

La sua Fitzrovia aveva un'anima artistica, un po' come lei. Non solo perché il quartiere ospitava la Fitzroy House in cui personaggi dell'arte e della letteratura inglese come Virginia Woolf ci avevano vissuto o Karl Marx come assiduo frequentatore con i primi raduni comunisti e le bevute ai pub della zona ancora oggi in voga come il Rising Sun e il Jach Horner in Tottenham Court Road, fosse solito fare delle lunghe passeggiate qui. Unicamente così era possibile assaporare per intero quelle che erano state le vie di Charles Dickens e di tutti i personaggi famosi che avevano vissuto a Fitzrovia e creato le loro maggiori opere. L'area era immediatamente adiacente a Bloomsbury conosciuta per la famosa via commerciale Oxford street e per essere stata la casa di decine di artisti e scrittori ma Norah era convinta che Londra e i suoi quartieri fossero belli proprio per questo. Per coloro che l'avevano resa famosa con i loro trascorsi, le loro esperienze, lasciandovi la loro impronta indelebile.

Dal canto suo, Norah per quanto avesse imparato col tempo a scoprirne i luoghi, le bellezze e i colori delle case di mattoni, inizialmente non aveva badato granché alla storia o alla posizione, ma aveva semplicemente preso in affitto uno degli appartamenti nella zona che le era parso il meno caro.

La donna allontanò la schiena dal bancone della cucina, poggiò la tazzina sul tavolo dinanzi a lei con una smorfia e uno scuotimento rapido della testa, dettato dal disappunto di tale episodio verificatosi nuovamente. Indirizzò poi lo sguardo sull'orologio appeso alla parete e constatando la buona mezz'ora a disposizione, Norah retrocedette dirigendosi verso il corridoio a sinistra. Nella totale oscurità decise di illuminare l'angusto spazio salvo bloccarsi con la mano a mezz'aria e realizzare di non avere voglia di scoprire se, una volta premuto l'interruttore, lei sarebbe comunque rimasta al buio.

Sofferente, immaginò di passare quel minimo di tempo libero nel fine settimana a svitare lampadine in giro per casa e infine ritrovarsi con la medesima merce scadente in mano, a causa dell'insistenza di Shen Miriam Xiu a cui non riusciva a dire di no. Aveva un vago ricordo di quel che era successo quando aveva detto no e non ci teneva a ripetere l'esperienza.

Norah arrestò i passi arrivata a destinazione e aprì piano la porta della camera di fronte alla sua. Si avviò a piedi scalzi nella speranza di sfuggire alle lamentele della signora Agatha il cui appartamento era sottostante al loro e per la quale, ogni minimo rumore sembrava rappresentare il crollo del soffitto. Entrò nella cameretta camminando in direzione del lettino posizionato orizzontalmente sul muro, dentro il quale completamente infagottata sotto un cumolo di coperte, riposava una curiosissima e bellissima bambina di quattro anni e mezzo. Prese posto sul bordo e sollevò la mano avvicinandola alla guancia paffuta e calda di Zoe, accarezzandola delicatamente.

«Sveglia, amore.» Pronunciò dolcemente a voce bassa, scostando dal viso di sua figlia le ciocche di capelli more ed ondulate come le sue.

Ricevette in risposta un mugugno assonnato mentre la piccola mano di Zoe chiudendosi a pugno, corse a strofinare gli occhi marroni appena aperti, che impiegarono qualche secondo ad abituarsi al nuovo giorno. Andò ad alzare la tapparella della finestra di pochi centimetri, spostando con il piede un giocattolo sotto il davanzale della finestra. Quando si girò, trovò la figlia seduta sul materasso con lo sguardo ancora in dormiveglia.

Un Imprevisto Chiamato FamigliaHistórias para pegar e não largar. Descubra agora