"Il modo migliore per scoprire se ci si può fidare di qualcuno è di dargli fiducia"
Il gessetto bianco strideva ad ogni singola lettera scritta sulla lavagna nera dalla professoressa Berg, vestita con un misero vestito verde, che le metteva in risalto ogni singola forma.
Si credeva bella, non c'era che dire.
Raissa odiava il suo modo di scrivere tutto in stampatello, anzi, trovava quel carattere assolutamente inutile. Insomma, andava bene per insegnare ai bambini delle elementari le lettere dell'alfabeto, ma per il resto giudicava il corsivo la forma più bella per mettere bianco su nero i propri pensieri.
Così fine, così elegante.
Seguiva con gli occhi ogni mossa della professoressa, per poi socchiuderli leggermente al fastidioso rumore provocato dal gesso al contatto con la lavagna quando la professoressa Berg scrisse sotto la citazione "Ernest Hemingway".
Raissa amava quello scrittore, tralasciando le sue magnifiche opere, la affascinava la sua biografia.
All'età di soli 18 anni si era presentato come volontario per far parte dell'esercito e combattere la prima guerra mondiale, dove restò gravemente ferito. 4 mogli e 3 figli, una vita in segno degli eccessi, dall'alcool alla depressione, finita con un suicidio.
Raissa ricordava tutto, si emozionava ogni volta che scopriva qualcosa di nuovo sulla vita degli autori o dei filosofi, per quello aveva scelto letteratura inglese come corso pomeridiano.
"Allora, chi si trova d'accordo con Hemingway?"
La voce afona della professoressa ruppe il silenzio che fino ad allora era regnante nell'aula.
Alcune ragazze alzarono la mano, e Raissa alzò gli occhi in segno di disprezzo. Insomma, amava quell'autore, ma non comprendeva quella affermazione.
La fiducia era una cosa sacra per lei, che solo poche persone durante la sua vita avevano avuto il privilegio di avere.
Infondo, il suo segreto era troppo grande da spifferare in giro. L'insegnante, però, notò la faccia perplessa della ragazza e allora chiese:
"Signorina D'Este, lei cosa ne pensa?"
Raissa rimase per un attimo spiazzata, non le piaceva molto esprimere le proprie opinioni.
"Credo che ci siano persone che ispirano fiducia con lo sguardo, l'espressione del viso, o semplicemente con il modo di parlare; ma penso anche che tutti nasciamo più o meno diffidenti e ingenui. La fiducia è molto preziosa, e mi fa arrabbiare il fatto che molte persone la donino a destra e a manca per poi lamentarsi se vengono ferite. Hanno tradito la mia fiducia parecchie volte, e per questo sono piuttosto attenta con chi mi circonda. Per questa motivazione, non mi trovo d'accordo con Hemingway. Inoltre..."
Il discorso di Raissa fu interrotto da un bussare timido.
La porta si aprì e ne rivelò la sagoma di una ragazza, capelli marroni, abbastanza alta e magra.
"Oh buongiorno, tu devi essere Ileen!"
Gracchiò la Berg.
La ragazza annuì piano, timida, non ancora capace di alzare lo sguardo sulla classe.
"Bene ragazzi, lei è Ileen Eklund, e sarà una vostra nuova compagna di classe. Prego cara, siediti pure dove vuoi".
Ileen si guardò per un attimo intorno, cercando conforto negli occhi dei compagni.
Conforto che però non trovò.
Raissa era molto infastidita, odiava quel comportamento. Nella vita credeva che la cosa più importante fosse la fiducia in sè stessi, cosa che apparentemente la matricola non aveva.
Per questo motivo, Raissa, con un sorriso beffardo, alzò gli occhi verso il suo migliore amico per ridere insieme del comportamento goffo e insicuro di Ileen. I suoi occhi trovarono subito quelli di Marrek, il quale, a sua differenza, provava compassione per la ragazza e Raissa rimase sconvolta quando il suo amico alzò la mano e la sventolò per attirare l'attenzione, e disse:
"Ehy, Ileen, se vuoi qui di fianco a me c'è un posto libero!"
Gli occhi di Marrek si voltarono di nuovo nella direzione della sua amica, con sguardo orgoglioso. Raissa girò gli occhi, e si voltò nella direzione opposta.
Non era gelosa, sia chiaro, ma le dava fastidio tutta la compassione dimostratale in quella occasione.
Ileen non si sentiva molto a suo agio. Avrebbe preferito starsene da sola, inutile nasconderlo, o anche stare vicino ad un'altra ragazza.
Ma stare vicino ad un ragazzo, beh, la imbarazzava parecchio. Anche se, le aveva fatto piacere il fatto che qualcuno si stesse sforzando di farla integrare con gli altri.
Camminava in maniera frettolosa e scomposta, non vedeva l'ora di raggiungere il posto in fondo all'aula per togliersi di dosso gli sguardi curiosi dei compagni.
Arrivata al suo banco, non sapeva benissimo cosa fare. Avrebbe dovuto salutare il ragazzo dagli occhi color nero pece, oppure avrebbe dovuto sedersi e basta?
Vedendo la ragazza un po' perplessa Marrek decise di presentarsi per primo.
"Ciao, io sono Marrek Adejo, non far caso agli sguardi degli altri, per loro oggi sarai quella nuova, ma già da
domani tutto sarà più normale".
Ileen trovava il suo sorriso rassicurante, si sentiva già più calma. Avrebbe tanto voluto chiedergli le sue origini, insomma, in Norvegia non si vedevano molti ragazzi di colore, ma a causa del suo carattere si limitò ad timido "Ciao" sottovoce.
Non sapeva nemmeno se Marrek l'avesse sentita, e glielo stava per ripetere, rischiando di fare una figuraccia, quando sentì una voce femminile dietro di lei dirle:
"Allora, ci sediamo o no? Vuoi restare in piedi per tutta la giornata?"
Si girò di scatto.
La voce proveniva da una ragazza dai capelli ricci e marroni. Ancora una volta Ileen avrebbe voluto reagire in un altro modo, ma ancora una volta si limitò ad annuire piano e a sedersi al suo posto.
Marrek rivolse a Raissa uno sguardo infuocato. Odiava la sua amica quando faceva così, non la capiva.
"Tranquilla, fa così con tutti"
Il ragazzo fece un occhiolino ad Ileen e la lezione andò avanti.
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Moon's Blood
FantasyIleen e Raissa sono due giovani ragazze pronte ad affrontare il destino delle proprie origini.
