"Sophie Alexander Evans, vieni qui immediatamente!" sento mia madre urlare dal piano di sotto.
Cos'avrò fatto questa volta? Forse ho lasciato una ciotola di cereali fuori così a lungo che ormai ha sviluppato un ecosistema separato dal mondo che funziona attraverso latte inacidito e batteri con un'intelligenza propria... possibile.
Dopotutto metà della mia dieta abituale consiste in cereali al cioccolato e l'altra metà è formata dalla pasta di mia nonna. Come farei a vivere senza di lei e i suoi sughi che farebbero risvegliare dalla coma un malato terminale?
Mmmmm... pasta.
Ho fame. Cosa dovevo fare?
Ah, vero, andare da mia madre. Appena finisco di scendere i gradini, vengo investita da un'onda sonora potentissima. "Ma quanto ci hai messo? Si può sapere che razza di umano ho generato? Da dove ti ho raccolto? Il mercato delle pulci o una discarica? Comunque, si può sapere perché ieri non sei andata a scuola? Non pago soldi ad una scuola privata perché tu possa rimanere qui a disegnare tutto il giorno!"
Ahh, ecco che mi ero scordata di fare ieri, una scusa accettabile per il preside del liceo.
Cavolo, mi sa che questa è la volta buona che mia madre esce dai gangheri. "Si può almeno sapere perché non vai? Non hai problemi con i voti, questo lo so.. mi stai nascondendo qualcosa di importante Sof?"
Oh no, non il nickname. Sa che non lo sopporto ma continua ad usarlo. Incredibile.
"No, mamma, non è niente. Avevo solo un po' di mal di testa, ma oggi è passato. Tutto apposto" le dico, mentendo spudoratamente.
Cosa avrei potuto dirle? Che odio andare al liceo a causa di organismi che non hanno il diritto di essere chiamati umani che mi rendono la vita un inferno? No, certo che no. La poveretta ha già abbastanza problemi con il mio irresponsabile fratello e non posso aggiungere anche i miei al mucchio. Diavolo, a 17 dovrei essere in grado di difendermi, di dargli un calcio nelle parti basse e sputargli in faccia (ok, devo smettere di essere così violenta, mi spiace) ma, per qualche oscuro motivo, non posso.
Ho paura.
Temo i loro insulti, i loro sguardi che mi dicono apertamente che non valgo un centesimo. Mi faccio pena, e per coprire tutto questo, ricorro al sarcasmo, l'unica arma che mi permette di sopravvivere ogni giorno, facendo battute e autoironia per distogliere l'attenzione dalle mie debolezze.
Triste vero? Eppure, dato che sono riuscita ad andare avanti per un decennio e qualcosa così, evidentemente posso anche continuare.
"Adesso vado di sopra mà, torno tra qualche ora" urlo mentre mi lancio fuori dalla porta con un libro in mano. Ahh, finalmente un po' di pace. Mentre salgo le scale per entrare nel mio paradiso personale, noto un camion per traslochi fermarsi davanti casa nostra e degli uomini che cominciano a scaricare scatole di cartone.
"Finalmente qualcuno si trasferisce nel nostro condominio" penso cercando di capire chi sono i nuovi arrivati. Sono proprio sorpresa: quel cartello di annuncio è stato per così tanto davanti la porta principale che il sole lo ha scolorito, facendo diventare le scritte colorate di una debole sfumatura di azzurrino.
Magari c'è qualcuno della mia età e diventeremo amiche, prima che i popolari la carpiscano e la facciano convertire al lato oscuro, comandati da Kyle, a.k.a. Cancelliere Supremo Palpatine, solo un po' più stupido e meno cool. Tanto è già successo: cos'ho da perdere? Un altro po' di fede nel genere umano?
Ahahahahahaha credo di essere nata senza.
Appena apro la finestra che dà accesso al tetto, sento tutti i pensieri tristi oltre via con il vento. Ora cercherò il più accuratamente possibile di descrivere il mio angolo di pace, la mia oasi in mezzo alla confusione di New York: un rettangolo di cemento a cielo aperto con un piccolo tettuccio di legno in un angolo, una vecchia sedia pieghevole e una coperta.
Fine.
The end. Nient'altro.
Ma c'è qualcosa nella tranquillità di questo piccolo dimenticato pezzo di pianeta, nel fatto che profuma sempre di gelsomino grazie alla pianta di mia nonna e che nessuno viene qui, a parte il mio Bastet, un gatto nero e randagio che, per colpa delle superstizioni, è sempre stato cacciato da tutti e solo io accolgo sempre con una scatola di sardine, che mi fa sempre dimenticare chi sono, una magra adolescente troppo alta e troppo matura per la mia età che nessuno vuole.
Mi fa sentire padrona di me. Una regina nel suo regno di dieci metri quadrati con una popolazione composta da rondini, tortore, piccioni e un povero felino.
Mi stendo sul pavimento e, come ogni pomeriggio da quando sono stata abile di mettere un piede davanti all'altro, osservo il cielo. Adoro il cielo. È così enorme e blu, pieno di molecole che ci permettono di vivere.
"Nel blu, dipinto di blu" comincio a canticchiare "felice di stare lassù!" Se non si era capito, infatti, sono un'italiana di seconda generazione che vive a Little Italy. I miei genitori, poiché non trovavano lavoro a causa della pesante crisi, si sono trasferiti con metà villaggio qui sotto consiglio di loro amici e, trovandosi una nuova comunità, sono rimasti. Adoro la mia cultura.
No, aspetta, devo correggere. Adoro il cibo.
Cibo.
Mmmmm. Pasta.
Okay, ho perso il filo del discorso. Che stavo dicendo? Ah, ok. Italia. Giusto. Beh, che posso dire, ultimamente odio tutte le canzoni italiane uscite negli scorsi anni (non cercatemi a casa provando ad uccidermi per favore), adoro le tradizioni, il caffè dopo pranzo e il negozio sotto casa che fa autentica pizza napoletana.
Mi rialzo dal cemento scottante e, sotto l'ombra del mio tettuccio, comincio a disegnare. Ahhh, il disegno. Uno dei miei pochi talenti oltre la scuola, l'essere una Fangirl e un otaku a tempo pieno e cucinare. Comincio a fare leggeri segni con la matita sul foglio, realizzando senza rendermene conto una ragazza che piange.
Ogni mio lavoro comincia così: prendo la matita e, come se avesse un suo cervello, la mia mano fa quello che vuole e in poco tempo mi ritrovo davanti una perfetta rappresentazione del mio stato d'animo momentaneo. Ho due cassetti pieni zeppi di ragazze che ridono, piangono, sono arrabbiate o sorprese, insomma, tutte le mie emozione provate nella mia adolescenza.
Fisso per un po' di tempo il disegno, prima di metterlo via e mettermi gli auricolari, per volare sulle note di "The Show Must Go On". Wow, anche se conosco questa canzone a memoria, mi stupisco sempre di come Freddie, anche se alla fine della sua vita, ha dato questo messaggio al mondo: mi salgono sempre le lacrime agli occhi pensandoci.
Vedendo il sole cadere oltre l'orizzonte e il cielo tingersi di rosso oltre i grattacieli, prendo la coperta e, accoccolandomi comodamente, mi addormento al pensiero del disgustoso giorno che mi sta aspettando.
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Il Terrazzo di Little Italy
Teen FictionSophie, nerd diciassettenne italiana di seconda generazione, ha un solo posto per sentirsi sicura nel mondo: il bellissimo terrazzo del suo condominio, dove solo lei e un gatto randagio passano la maggior parte del loro tempo. Ma che succederà con l...
