Percepisco un leggero fastidio agli occhi, probabilmente dovuto alla luce mattutina creata dai raggi estivi. Ci metto qualche secondo per elaborare l'informazione che il mio cervello si è dato da solo e quando realizzo che giorno è oggi mi metto a sedere di colpo, infischiandomene della luce, del mio gran mal di testa e del rumore del taglia erba fuori in giardino.
E' il 10 giugno. Quell'inferno che i pazzi osano chiamare scuola è finalmente finito e io sono finalmente libera. E' arrivata l'estate e tutto ciò che io ed Ellie abbiamo programmato di fare finalmente diventerà realtà.
Sorrido come un'ebete al nulla e mi scosto il lenzuolo di dosso, notando di essere solamente in mutande e reggiseno. Aspetta, perché sono in mutande e reggiseno? Io non dormo mai senza pigiama.
Penso subito al peggio, tipo che qualcuno mi ha spogliata mentre dormivo o che ho fatto sesso con qualcuno da ubriaca, stanotte, sono perfino pronta a trovare qualcuno nel mio bagno che si fa la doccia ma poi ripenso al mio ritorno a casa ieri sera e capisco quanto posso risultare psicopatica perfino a me stessa.
Certo che sei cogliona, Leothie!
Figuriamoci se ho voglia di mettermi in pigiama quando a malapena mi reggo in piedi dopo aver bevuto una decina di shottini di tequila e qualche altro bicchiere di alcolici non ben definiti.
E ora percepisco alla perfezione il mio grandissimo mal di testa e la voglia che ho di vomitare. E infatti mi alzo di corsa e filo dritta in bagno accasciandomi sulla tazza del WC, rigettando, cercando invano di non sporcare i capelli più di quanto lo siano già.
E' assurdo come la mia condizione cambi in un nano secondo da pazza e allegra figlia dei fiori felice per l'estate a pazza e vomitante cogliona che ha bevuto troppo alla festa del suo migliore amico. Poi mi offendo pure se mi dicono che sono lunatica, pff. E da notare che mi do della pazza da sola.
Quando ho finito di rimettere anche l'interno dello stomaco mi alzo ormai senza forze e mi appoggio con le braccia al lavandino. Alzo lo sguardo verso lo specchio che mi sta di fronte e indietreggio nel vedere la sorella bionda di Samara. Ho un aspetto davvero terribile, e non lo dico perché ho una bassa autostima, lo dico perché ho il viso più pallido del solito (se mai è possibile) e gonfio, le occhiaie violacee e i capelli che sembrano appena usciti da una lavatrice il cui scopo è quello di sporcare e non di pulire.
Sbuffo sconsolata e apro il rubinetto, incantandomi per qualche minuto nel guardare l'acqua scorrere, poi mi rendo conto che Ellie mi ucciderebbe se vedesse lo spreco che sto mettendo in atto.
"Ma sei consapevole che da un rubinetto scorrono circa otto litri di acqua al minuto? E sai che con otto litri riesci a dissetare un intero villaggio in Africa?" Me la immagino a sgridarmi con la sua vocina stridula tipica di quando è in disaccordo con qualcosa, con le braccia conserte, le sopracciglia inarcate e le labbra arricciate. Quella ragazza riesce a farmi sentire in colpa per i problemi dell'umanità anche se non è qui.
Mi rinfresco velocemente il viso maledicendo l'acqua gelida e la chiudo con un gesto secco. Chiaramente non posso certo aspettarmi un miracolo, perché continuo a sembrare uno zombie appena svegliato da una tromba, immagino abbiano un aspetto simile al mio.
Credo che non sia il caso di scendere in salotto e farmi vedere così dai miei genitori, potrebbero uccidermi, perciò mi spoglio e mi infilo sotto la doccia, evitando di starci troppo tempo per non risentire la vocina della mia migliore amica che mi dice che di questo passo potrei portare alla distruzione il pianeta.
Ma chi sono io, la figlia perduta di Hitler?
Mi avvolgo nell'asciugamano e ritorno in camera, dove mi ributto a peso morto sul letto, con una voglia matta di ritornare a dormire per placare questa strana sensazione che qualcuno stia applaudendo con due mattoni in mano e la mia testa in mezzo.
E di certo la vibrazione continua del mio cellulare non aiuta a migliorare la mia condizione di morto vivente. Stendo la mano per vedere chi rompe di prima mattina e noto che è quasi mezzogiorno.
Oh merda...
E sullo schermo ci sono una decina di notifiche di Ellie, qualche chiamata di Fred e qualche altro messaggio nei gruppi.
Elimino le notifiche del mio migliore amico, perché tanto so che mi vorrà disturbare per qualche cazzata, e apro la miriade di messaggi che mi aspettano.
Ellie: Ma buongiorno principessina!
Ellie: Ehi, Leothie!
Ellie: Sono le 10, svegliati.
Ellie: Dai, madonna, per qualche bicchierino.
Ellie: Cogliona, alzati, devo raccontarti un sacco di cose.
Ellie: Guarda che mando le tue foto sul gruppo se non ti svegli, scema.
E notando che è il suo ultimo messaggio esco dalla sua chat e apro quella di gruppo dove vedo un sacco di mie foto da ubriaca, qualcuna in cui bevo, qualcuna in cui vomito, qualcuna in cui mi limono quello che sembra essere Liam.
Oh merda... E siamo a due.
Mi vesto in fretta e furia e cerco il nome di Ellie in rubrica, fermandomi sul suo contatto, salvato come Mon Amour♥, perché sì, sono talmente sola che è lei che ha questo titolo nella mia rubrica.
Sento che sto inoltrando la chiamata e non appena capisco che mi ha risposto comincio a gridare «Ellinoir Almond, sei una donna morta, porca miseria! Io giuro che ti uccido, cioè, ma ti sei bruciata tutti i neuroni ieri sera, cancella immediatamente quelle foto dal gruppo o giuro che vengo lì e ti rado a zero, pregherai per non sembrare uno di quei gatti spelacchiati.»
Chiudo la chiamata senza nemmeno darle il tempo di rispondere perché tanto so che le toglierà, perché è così tra noi, se non ci insultiamo non funziona.
Prendo una tachipirina dal cassetto e la butto giù, bevendo un sorso enorme dalla bottiglietta appoggiata al comodino. Mi alzo dal letto, butto l'asciugamano sulla sedia con poca cura ed esco dalla mia camera con la stessa camminata di un gorilla grasso.
Solo ora noto che in casa mia regna il silenzio più totale, non si muove nemmeno una mosca. E sono felice perché c'è sempre il caos se i miei genitori sono in casa, hanno un tono di voce vicino a raggiungere gli ultrasuoni e stanno sempre a criticare qualsiasi cosa.
"Leothie non fai niente in casa, Leothie hai dei pessimi voti, Leothie hai dei pessimi amici. Ma perché le tue cose sono sempre in disordine? Perché leggi sempre?"
E per la cronaca io sono una persona molto ordinata, ho la media dell'A- e i miei sono gli unici amici che non si drogano nel giro di venti miglia. Il gruppo più vicino dopo il nostro è quello del collegio cattolico fuori città.
Odio fare la figura della figlia maltrattata ma mi sento così, i miei genitori non si sono mai comportati come tali se non quando si è trattato di dare ordini e sentirsi forti sminuendo me e Mark. A loro piace sentirsi così. Pretendono rispetto ma non ne danno indietro, nonostante io non abbia mai fatto nulla per essere classificata come 'figlia del diavolo'.
Mi sento sempre così terribilmente soffocata, come se fossi in una gabbia da cui non potrò mai uscire e nella quale non vivrò mai bene. E cerco sempre con tutta me stessa di fare finta di nulla, come se ricevere qualche vestito nuovo o qualche attenzione di tanto in tanto aiutasse, ma è troppo difficile.
Spero solo di riuscire ad andarmene da qui, un giorno. E non tornare più.
Mi asciugo la lacrima bastarda che è scesa dall'occhio destro e sorrido a me stessa. Io non piango mai, io sono forte e ce la farò. La porta della camera di Mark è ancora chiusa e perciò immagino che stia ancora dormendo, così decido di scendere in cucina a cercare del caffé, per quanto mi faccia schifo, o del succo d'arancia per farmi passare la sbornia.
Apro il frigo e trovo il cartone giallo, così lo prendo e mi verso un po' di succo il un bicchiere, quando sento la voce di mio madre, acida e fredda, vicino alla porta, che mi fa trasalire facendomi andare di traverso il liquido acidulo.
«Sei. In. Punizione.»
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Impossible love
RomanceLeothie è una normale sedicenne, piuttosto tranquilla per essere un'adolescente. Legge, ascolta musica, esce con il suo gruppo di amici e ogni tanto combina qualche marachella che agli occhi dei suoi genitori risulta essere qualcosa di inaccettabil...
