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Macchina.
Macchina.
Un'altra macchina.
Un'ennesima macchina.
Poi solo alberi, alberi che si perdevano in una unica striscia verde, che camminava veloce seguendo la macchina nera di Jo.
Il finestrino aperto, faceva entrare lo spiffero del vento feroce che correva insieme a noi.
Macchina.
Macchina.
Altre macchine.
Una rossa, una nera e una grigia.......
14....15....16.....
"Hey Chanty! Riprenditi, ci siamo quasi!". Disse Jo al volante, intento a guidare.
Mi limitai a osservare ancora le macchine passare, sbuffando.
"Avrei voluto che il nonno abitasse più vicino", dissi.
"Oh, dai. Porta pazienza ancora un po', vedrai, mancano solo una ventina di minuti", concluse lui.
Non distolsi lo sguardo dal paesaggio, ormai immerso completamente nel verde, le macchine iniziarono a diventare sempre meno.
Macchina............

Macchina............

Macchina...........
Jo si infilò in una piccola strada secondaria parecchio accidentata, iniziando la ripida salita verso l'alto.
Il cuore iniziò a battere più forte, l'emozione di rivedere il nonno mi attanagliava.
Chissà come se la cava a gestire tutti i turisti e le bestie dell'agriturismo..... scommetto che avrà fatto tutto da solo, pur di non assumere nessun aiutante.
Nuovi sobbalzi della macchina mi fecero sbattere la testa sul soffitto della macchina.
"Sta attento Jo!!",dissi.
"Scusa Chanty, è che sei cresciuta dall'ultima volta, sei troppo alta per la macchina ormai........ Devo ammettere che mi hai fatto uno strano effetto, vederti così cresciuta."Rispose.
Gli sorrisi timidamente. Anch'io non vedevo Jo da tanto, ormai il miglior amico del nonno iniziava a mostrare i primi segni della vecchiaia: i capelli grigi, le rughe sulla fronte sempre più accennate e la barba ormai a chiazze grige e marroni.
"Ti ricordo che sono passati almeno cinque anni da quando ne avevo solo undici", gli risposi sorridente.
Lui di risposta disse:"Quindi sai fare i calcoli ehhh? Brava!" .
Gli lanciai una occhiataccia allo specchietto retrovisore, di tutta risposta lui rise di gusto.
"Molto divertente Jo........ ti ricordo che anche se non sono un genio in matematica, un semplice calcolo come questo mi viene facile farlo", dissi ironicamente.
Jo iniziò a ridere di nuovo, mentre la macchina solcava il sentiero via via sempre più ripido.
"Quindi....... non mi hai detto che scuola stai frequentando adesso", disse.
Riportai lo sguardo fuori dal finestrino, iniziando ad osservare il torrente che man mano si rimpiccioliva salendo in cima al monte.
"Frequento il liceo! Musicale ovviamente", aggiunsi.
"Bene, bene........ alla fine hai scelto di seguire la tua passione per il violino eh?", disse.
"Già ", mi limitai a rispondere.
Senza ulteriori argomenti scese il silenzio nell'abitacolo, rendendo l'atmosfera stranamente insolita.
La macchina si fermò pochi secondi, il tempo di prendere una virata a destra, imboccando una strada a me sconosciuta. Feci in tempo a leggere il cartello direzionale:

Nuova strada
Direzione: Agriturismo dei
Roberté

Capì subito che avevano aperto una nuova via di passaggio tra i valichi, a quanto pare la vecchia strada aveva davvero ceduto.
Benché la strada sembrasse sicura, sentivo che non era pienamente sicura la zona, come se qualcosa potesse andare storto.
Un piccolo cartello con scritto:"Pericolo frane ", mi fece sobbalzare.
Chiesi a Jo se era il caso di passare proprio di qui, ma lui rispose che non c'erano ulteriori vie per giungere dal nonno.
Cercai di calmarmi, continuando a scrutare dal finestrino, quando una sagoma grigia saettó tra gli alberi, sembrava un lupo.
Improvvisamente un sordo rumore di metallo e roccia mi spaventó, facendomi quasi urlare.
Grossi massi stavano iniziando a cadere dalla cima del burrone, provocando schianti sonori sul tetto dell'auto.
Uno di essi particolarmente grosso, fece un profondo solco nell'auto, facendomi urlare dal terrore.
Jo cercò di premere l'accelleratore, ma un masso colpì il vetro e così la sua testa, facendolo svenire sul colpo.
Presa dal terrore iniziai a chiamarlo invano, provai ad aprire la portiera, se non fosse che era chiusa.
L'angoscia e l'ansia non mi abbandonarono, facendomi tremare le mani e sudare freddo.
Infine gli ultimi massi più grossi caddero, facendo cappottare la macchina e scaraventandola giù nel piccolo burrone.
Ripetuti schianti e scossoni mi fecero picchiare la testa più volte, persi i sensi poco dopo.
Riuscii a sentire solo un cupo e ovattato ululato.
Poi solo il buio.
Buio.
Buio.
Buio più totale.

The IllusionWhere stories live. Discover now