EDITH

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"Non limitarti a sognare che tutto possa cambiare"

"DESTINO"

Dal greco ISTEMI "sto", stare.

Indica quindi un qualcosa di fisso, di stabile.

Ed è proprio questo secondo me, qualcosa che non si può cambiare in alcun modo, ciò che è stato prestabilito, che succederà necessariamente indipendentemente dalle proprie scelte.

Il destino è qualcosa che affascina e spaventa al contempo, un mistero che non si svelerà mai del tutto.

Il nostro destino è frutto delle scelte passate, eppure spesso è l'opposto di esse.

Ed è forse proprio questo che ci terrorizza, che ci impedisce di affrontarlo: la costante paura che esso ci distacchi dal passato, da tutto ciò che un tempo consideravamo fondamentale.

Da bambina amavo le fiabe, per me erano qualcosa di unico, prezioso, un pezzo di speranza, il più bello dei sogni. Restavo incantata ogni qual volta me ne veniva letta una pur sapendo che si sarebbe conclusa con il solito "e vissero per sempre felici e contenti". Ed ero convinta che la vita fosse la più bella delle fiabe, del resto era così che mi ero sempre sentita: una principessa.

Vivevo in una grande villa con i miei genitori, ero figlia unica, ottenevo sempre quello che volevo.

Ormai ho quindici anni, la bambina amante delle fiabe è sparita lasciando posto al nulla assoluto. Perché è questo che sono: il nulla.

A nessuno importa della mia esistenza, sono invisibile che a volte è anche meglio.

In effetti l'invisibilità era un qualcosa che avevo coltivato nel tempo, ero io che mi ero resa tale; mi avevano sempre giudicata, tutti si aspettavano grandi cose da me.

A dieci anni mi fu offerta l'opportunità di entrare in un corso per bambini speciali, così li avevano definiti, in pratica dei prodigi. Non accettai, sapevo di non essere stata selezionata per le mie qualità, non avevo talenti , ma per volere di mio padre. Egli era ricco e ambizioso, bramava potere, distruggeva tutto ciò che potesse ostacolare i suoi obbiettivi . Ma cosa più importante, per lui l'immagine era tutto, l'apparenza.

Ciò valeva anche per mia madre e appena me ne resi conto fu come se il mondo mi fosse crollato addosso.

Coloro che mi avevano letto e riletto fiabe narranti di valorosi guerrieri, di lealtà, amicizia ed onesta si opponevano totalmente a tali valori.

Erano falsi, incoerenti, frivoli come tutto ciò che mi circondava.

Eh si, il mondo al quale appartenevo, l'alta società dalla quale provenivo, non era altro che un cumulo di menzogne e tradimenti. Il trionfo del l'apparenza.

Ed il mio desiderio di sfuggire a quell'odiosa realtà cresceva di giorno in giorno.

Ed anche i miei genitori non attendevano altro se non la partenza della tanto odiata pecora nera, l'umiliazione della famiglia, io Edith Smith.

E con la nascita dei miei fratelli minori le cose non erano certamente migliorate, loro erano perfetti in tutto, non sbagliavano mai.

Io invece ero un disastro, non indossavo gli abiti pomposi e le lunghe gonne eleganti che desiderava mia madre, non tenevo discorsi che elogiassero la nostra famiglia durante le numerose feste.

O almeno non lo facevo più, da un anno ero cambiata molto.

Avevo trascorso tutta la vita nel tentativo di accontentare tutti, di rendere orgogliosi i miei genitori, di avere la loro approvazione ma ero ormai stanca di fingermi perfetta.

E la recita era terminata il giorno in cui avevo comunicato che desideravo studiare presso un college dell'Oklahoma anziché iniziare gli studi presso la facoltà di medicina di Los Angeles.

Desideravo conseguire la laurea in lettere ma loro non capivano, non avevano mai capito, non avrebbero mai capito.

Protestarono per giorni, minacciando di non finanziare i miei studi ed io iniziai a non presenziare più alle cerimonie, ad indossare abiti "inappropriati" agli eventi a cui partecipavamo...

Li delusi in ogni modo finché non accettarono di mandarmi al college che tanto sognavano.

Avrei lasciato la Blake perché in Oklahoma il college iniziava un anno prima, con quella scuola avrei abbandonato anche coloro che tanto odiavo, coloro che avevano reso l'inferno ancora più orrendo, i miei compagni perché erano solo questo compagni, non amici ne tanto meno conoscenti solo semplici compagni, persone vuote e senza scrupoli come i loro genitori.

Perfetti per quel mondo, orribili secondo me.

E fu così che finalmente dopo anni di sofferenza lasciai quell'immensa città che per me era divenuta angusta.

Non avevo rimpianti quando sali sull'aereo che mi avrebbe condotto alla mia nuova vita , non avevo speranze. La vita mi aveva insegnato che se non speri in qualcosa rimani meno ferito quando essa si distrugge, che tutto è irreparabilmente segnato.

Volevo scappare ed avevo finalmente l'occasione, magari non avrei più messo piede in quell'orribile realta

Our destiny is in the starsHistorias para obsesionarse. Descúbrelo ahora