Zoe camminava con passo assorto e leggero lungo i vasti viali della metropoli, toccandosi, di tanto in tanto, la sua lunga treccia di capelli ramati, segno di una malcelata frustrazione. Una sua mano pallida e affusolata stringeva, allo stesso modo in cui uno scalatore regge uno sperone roccioso, un'enorme cartina geografica, troppo grande per il suo fisico minuto; mentre l'altra era intenta a trascinare un piccolo trolley dai colori sgargianti. I suoi occhi invece, dello stesso colore della volta celeste, vagavano senza sosta per lo spazio circostante, colmi di meraviglia e curiosità, accarezzando con quelle iridi turchesi ogni particolare della caotica, sempiterna e affascinante New York.
Era atterrata giusto qualche ora prima, al famosissimo aeroporto "JFK", pronta a iniziare quella fantastica avventura nella città dei suoi sogni. Sua cugina Susan, infatti, l'aveva invitata, circa due mesi prima, a passare un paio di settimane da lei e Zoe non se l'era fatto ripetere due volte. I problemi, però erano cominciati già agli arrivi quando, con grande agitazione e sgomento, aveva constatato che il suo bagaglio non era comparso sullo scuro nastro trasportatore.
"Lo abbiamo rintracciato. Erroneamente è stato spedito a Boston. Torni domani e glielo consegneremo." le avevano risposto, sbrigativi e lapidari, all'ufficio "Lost and Found".
Susan le aveva detto quindi di prendere il treno, scendere a "Grand Central Station" o a "Penn Station" e da lì prendere la metro fino a casa sua nel quartiere di "Chelsea", una zona vivace e accattivante. Tuttavia Zoe aveva deciso di agire di testa sua, come era solita fare. Era infatti talmente impaziente di visitare la città che non dorme mai, che, una volta scesa nella centralissima e sotterranea "Penn Station", si era rifiutata di chiudersi a mo' di sardina in un grigio vagone della metropolitana e aveva deciso di salire in superficie. Così si era comprata una cartina, la più dettagliata che era riuscita a trovare e aveva seguito le indicazioni verso l'uscita.
Non appena aveva messo il naso fuori dalla stazione, si era fermata all'istante, il cuore a mille, il fiato bloccato in gola, gli occhi spalancati, la bocca socchiusa in un'espressione di genuina meraviglia. La "7th Avenue" si era aperta davanti a lei in tutto il suo splendore. Zoe, abituata com'era alla sua placida vita in una cittadina di provincia, non aveva mai visto una strada tanto grande e tanto piena di macchine e taxi dal giallo abbagliante. Aveva sollevato la testa ed era rimasta a osservare, rapita e ammaliata, la vertiginosa altezza dei grattacieli, che si stagliavano verso un cielo ammantato di nubi bianche, quasi avessero l'intento di bucarle e riportare il sole. Era tutto così imponente, rumoroso, magnifico, che la giovane si era sentita quasi sopraffatta. In fondo lei, già piccina di costituzione, in confronto alla mole di quella megalopoli era veramente microscopica, come una formica innanzi a un elefante. Eppure le piaceva quella sensazione, la faceva sentire protetta dall'altezza silente dei palazzi e incredibilmente libera: in un posto come quello sarebbe potuta essere sé stessa senza destare eccessivo scalpore e forse la gente non avrebbe dato troppo peso alla sua goffagine e alle sue numerose figuracce.
Così si era messa in marcia, animata da una nuova e travolgente euforia, che le aveva dato la sensazione di camminare sulle nuvole. Secondo le indicazioni della cugina, non doveva essere molto lontana dalla sua destinazione, eppure aveva finito per camminare per una mezz'ora abbondante e ancora non era riuscita a trovare la via esatta. Generalmente il suo senso dell'orientamento non era male, ma quella volta sembrava essersi completamente annullato. Il suo cervello infatti, più guardava lo schematico sistema di strade della metropoli, intricato come la trama di una stoffa, più non riusciva a comprendere dove si trovasse e dove dovesse andare. In realtà, una parte di sé sapeva esattamente perché non riuscisse a orientarsi, le distrazioni fornite da New York erano troppe e troppo tentatrici per riuscire a farla concentrare seriamente sul suo obiettivo. Si fermava a osservare le punte dei grattacieli, le insegne luminose dei negozi, il variegato marasma di gente che attraversava i marciapiedi. Aveva cambiato strada parecchie volte, seguendo un istinto sconosciuto e ripetendosi che, procedendo lungo quella via, sarebbe arrivata subito. La "7th Avenue", ormai, era lontana da lei e tornare indietro, come le aveva suggerito di fare il suo buonsenso, era praticamente impossibile. Per un attimo aveva anche pensato di prendere il cellulare e chiamare Susan, ma l'operazione le sarebbe costata un occhio della testa e, per lo stesso motivo, anche usare internet era fuori questione.
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Concorso di scrittura "Un Capitolo"
Short StoryPiccole OS create per il concorso di scrittura, organizzato da @Yoora8, "Concorso 1 Capitolo", del quale sono risultata, inaspettatamente, vincitrice.
