Sono le 6.15 del mattino, fuori l'aria pizzica, qualche lampadina a basso consumo s'accende lentamente negli appartamenti, un vecchio porta a spasso il cane, l'egiziano trascina fuori i sacchi della spazzatura, qualcuno esce di casa per andare al lavoro, una ragazza tira il suo trolley verso la stazione.
Accendo il motore diesel, tengo spenti i pensieri ancora per un po'. Parto a rilento con gli occhi socchiusi. Le strade pian piano si dipanano nella mente. Stiro le marce una alla volta senza forzarle, lascio in folle per qualche secondo: vado d'inerzia. Accendo l'autoradio, mix di musica rumori parole, frequenze indistinte, fruscii fastidiosi, i Pooh che cantano Piccola Chetty, pubblicità del cazzo all'alba
"Ma che diavolo me ne frega a me dei vostri prodotti finanziari!?"
Spengo. Quest'aggeggio m'ha già condizionato l'umore. Ma che colpa ne ha la radio? Cos'ha fatto di male? Delle vibrazioni sono arrivate al mio orecchio, il mio cervello le ha elaborate, le ha mecciate con le informazioni già possedute, il talamo ha chiamato in causa l'amigdala, questa ha spulciato le emozioni collegate a quel contenuto, ha dato una risposta endocrina... e io mi sono incazzato.
E dal punto di vista tecnico? Qualcuno ha prodotto delle informazioni, poi ha parlato in un microfono, uno strumento ha registrato quelle vibrazioni, qualcos'altro le ha codificate, inviate, ricevute, decodificate e poi amplificate, le vibrazioni sono giunte al mio orecchio... e io? Le ho ascoltate e mi sono incazzato. Tutta 'sta tecnologia produce produce produce! e qual è il suo prodotto finale? Onde elettromagnetiche e la mia incazzatura. E perché mi sono incazzato? Il cane si morde la coda.
STAI LEGGENDO
Elettromagnetismi
Short StoryLa mia vita su un furgone, tra storia, scienza e musica; tutte in un racconto!
