A tutti quei ragazzi che con passione hanno indossato e continuano a indossare la divisa della
NUOVA ROMA BASEBALL
Roma.
Sì, Roma. Avete presente la maestosa, bellissima, imponente, imperiale e papalina città eterna?
Proprio lei.
Certo, ora ha solo un vago ricordo della sua grandezza, eppure continua a incipriarsi il muso come una vecchia signora e a mostrar quello che le rimane dei solenni monumenti sopravvissuti a tremila anni di storia.
Chi non sogna, almeno una volta nella vita, di vedere Roma e il suo pesante carico di storia? Chi non ha mai sognato di vedere il biondo Tevere -che di biondo non ha nulla-, la grandezza del Colosseo, lo splendore di S. Pietro, la mole di Castel S. Angelo, i Fori Imperiali, la lupa che allatta Romolo e Remo? Tutti sognano di vedere Roma. Anche noi romani ci sogniamo di vederla.
Ab Urbe condita.
Per chi ci vive le cose vanno in maniera diversa. Le macchine hanno preso il posto dei cavalli e le famose strade consolari ora sono solo un pallido riflesso intasato e caotico delle grandi vie di comunicazione. Sì, perché a Roma si muore di smog. Non si muore più di daga o di pugnale: si crepa di smog e non puoi prendertela con nessuno, perché, se prima potevi rendere l'anima al Creatore con la magra consolazione di vedere in faccia il tuo assassino, oggi è lo smog assassino che urla la sua innocenza, lasciando credere a tutti che ti sei lasciato assassinare.
Ma Roma è Roma ed io ci vivo da una vita. Mio marito, poi, non potrebbe essere più romano di così: Marco Licio. E neanche a farlo apposta, il cognome, visto e considerato il nome, ha una risonanza imperiale: Fabi.
Direte: e allora?
Un po' di pazienza, solo un po' di quella pazienza che noi, civilizzati e progrediti, non abbiamo più.
Adunque, credo che fin qui sia chiaro a tutti che siamo una famigliola di Roma del ventunesimo secolo.
Ora, come in tutte le famiglie del mondo, vige il consueto quanto religioso momento della domenica.
La messa?
Veramente la messa c'entra ben poco, se non vogliamo elevare -rischiando una scomunica- agli onori degli altari Totti e Co.
Perché è la Roma, la Magica, a monopolizzare le nostre domeniche e non le gesta del Cristo -che Iddio mi perdoni!
Sì, lo so, so bene cosa state pensando: non si gioca più solo la domenica pomeriggio, ma esistono un anticipo e un posticipo. Ciò nonostante io vorrei poter credere che esiste ancora quell'unico momento che era la domenica pomeriggio di glorioso ricordo, quando si andava a fare il famoso picnic fuori porta con le radioline incollate all'orecchio. Sì, perché all'epoca non esistevano le partite in TV e per vedere un goal dovevi per forza di cose andare allo stadio, o attendere pazientemente 90° minuto, quando il caro vecchio Valenti ti metteva al corrente di tutto. Di tutto poi non si sa, visto che i risultati già si conoscevano. Tuttavia i miliardi del calcio fanno questi miracoli di cui tu non sapevi di aver bisogno.
Ma torniamo a noi.
Anche questo mi sembra chiaro come il sole: la nostra famigliola, ragazzo compreso, ha un cuore giallorosso, sebbene su questo io abbia una certa reticenza, visto e considerato che i colori di Roma sono ocra e amaranto. E allora, perché diavolo ci si ostina a chiamarli giallorossi??? E pensare che pure il mio grande amore, Cesare Borgia, aveva rivestito il suo esercito con una cotta d'arme oro e amaranto, i colori della città eterna. Oggi sembriamo più leccesi che romani!
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Come convivere con uno sport sconosciuto
Humor"Curiose e divertenti (dis)avventure di una famiglia romana alle prese con uno sport ancora tutto da scoprire." Sono trascorsi dieci anni dalla prima stesura di questo racconto che racchiude un periodo felice della mia vita e lo ripropongo nella spe...
