1.1 La casa degli orfani

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-È questo il posto?-
-È questo.-
La casa era un vecchio edificio di legno nero, marcio e divorato dai tarli. Cosa la reggesse ancora in piedi, se non un sortilegio, non ci era concesso saperlo. Era stata eretta sotto le mura della città, nel bel mezzo del più squallido dei bassifondi.
-Come vi è saltato in mente di passare qui la notte?-
Un faccino pallido e sciupato si affacciò ad uno dei buchi che un tempo erano le finestre dell'edificio, sgranò gli occhi e subito sparì.
-È uno dei trovatelli?-
-Sì, sembra averci riconosciuti.-
Subito la casa vomitò una valanga di bambini: scheletri zoppicanti che ci accerchiarono fissandoci, silenziosi, con occhietti carichi di speranza.
-Signore,- mi si rivolse il bambino che si era prima affacciato, uno dei più grandi -hai portato altre... cibo strano?-
Sorrisi, estraendo una mela dalla bisacca. Il bimbo la afferrò e corse subito dentro casa, seguito dai compagni, dimenticandosi di ringraziare. Avrebbero consumato la mela un morso ciascuno, ritenendolo probabilmente un pasto sufficiente per arrivare a fine giornata.
Ero venuto per la prima volta in quella città un po' di tempo fa, con Alberto, per portare a termine un incarico che ci era stato affidato. Sbrigata la commissione, ci imbattemmo per caso in questa catapecchia. Non potendo resistere al fascino dei luoghi abbandonati, decidemmo di esplorarla, trovandola, con nostro rammarico, piuttosto affollata. Furono i bambini stessi a raccontarci, in cambio di una mela, di come tutti gli orfani venissero ad abitare in quella casa, essendo l'unico edificio inutilizzato della zona abitata. Rimanemmo lì fino alla mattina dopo, quando ci dipartimmo dalla città per andare a riscuotere il compenso dovuto; ma un piccolo dettaglio del racconto dei bambini ci spinse a ritornare...
-Ricapitoliamo le regole prima di entrare.- ci bloccò Matteo sull'uscio.
Il nostro amico, venuto a sapere di questi avvenimenti, aveva deciso di tornare con noi, partecipando alla nostra piccola scommessa.
-Se scopriamo che le misteriose sparizioni avvenute in questa casa sono dovute ad uno spirito, o ad un qualunque tipo di evento paranormale, vince Alberto; se la causa è di natura umana, vince Daniele; in qualunque altro caso vinco io. I perdenti pagano cinque monete d'argento al vincitore.-
-Così sia.-
Con il ricavato del nostro ultimo lavoro potevo permettermi di scommettere una simile somma.
Varcammo la soglia e ci ritrovammo nella prima stanza della casa. Era un'estate cocente, eppure le goccioline di sudore sul nostro viso rischiarono di congelarsi lì dentro. Nessuno dei ragazzini aveva saputo dare uno spiegazione plausibile a questo fenomeno: la temperatura di quella stanza rimaneva perennemente glaciale, al punto che il pavimento era ricoperto da un sottile strato di brina. Matteo starnutì, nonostante il nostro avvertimento si era lasciato cogliere impreparato dall'improvviso sbalzo di temperatura.
-Faglielo vedere.-
Annuii e condussi Matteo al centro della stanza.
-Vedi? Sotto il ghiaccio si scorge una grande area bruciata. Se si fosse trattato di un incendio avrebbe divorato l'intera casa, qualcuno deve averlo controllato: tutto sommato il soffitto è abbastanza alto da non essere raggiunto dalle fiamme. È qui che secondo i bambini...-
-Dopo!- mi interruppe Alberto. -Non è bene parlare di spiriti così vicino al luogo della loro morte.-
Lo guardai divertito, non credevo a queste cose, ma lo accontentati.
-Vieni, ti mostriamo il resto della casa.-
-Aspetta! Cos'è questo?-
Matteo si inginocchiò e ripulì dalla brina una zona del pavimento.
-C'è un foglietto infilato tra due assi di legno, non lo avevate notato voi, eh?-
Ci inginocchiammo anche noi, mentre Matteo provava e sfilarlo via. Quando finalmente ci riuscì, si ritrovò in mano una piccola pergamena con un disegno: sei monetine in cerchio intorno ad una grossa moneta dall'inquietante sorriso.
-Complimenti,- lo schernii. -trovane altre trentanove e possiamo farci una partita a scopa.-
-Lo tengo io!- esclamò Alberto strappandogli il foglietto dalle mani -Mi informerò sul significato di questi simboli.-
-Fai come ti pare, ma ora sbrighiamoci: ho fame e dobbiamo ancora fargli vedere la casa.-

IncuboWhere stories live. Discover now