Prologo

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Da quando sono nata mi sono sentita un errore. E no, non è una delle solite paranoie che si hanno spesso durante l' adolescenza. Me lo disse mia mamma, quando ero ormai grande abbastanza per capire il significato delle parole "Sei stato solo un incredibile sbaglio che non avrei mai voluto commettere".

E così ho vissuto fino ad oggi cercando di passare meno tempo possibile sotto lo stesso tetto della donna che mi ha dato la vita, con un unico obbiettivo: il college.

Ho passato tutti gli anni delle medie a studiare e a dedicarmi solo ed esclusivamente alla scuola, privandomi di tutti i piaceri dell'adolescenza: feste, ragazzi, uscite con gli amici.

Finalmente però quest inferno è finito, e io sto per trasferirmi dai miei nonni paterni, i quali mi adorano, per poter frequentare il College di S.Francisco , il più lontano possibile da mia mamma, che è solo felice di non avermi più tra i piedi e non ha perso tempo a farmelo notare. Ha infatti già preparato tutte le mie valigie e ha trasformato la mia stanza, o quel che ne rimane, in una sottospecie di studio o ripostiglio, non riesco bene a capire.

"Emily, ho messo tutti i tuoi vestiti, libri e cianfrusaglie in queste borse, ma non avendo molto tempo da sprecare per te e il tuo trasferimento ce li ho buttati dentro, starà a te ripiegare tutto e mettere le cose in ordine una volta arrivata dai genitori di Drake."

Mia mamma è così dalla mia nascita, avvenuta neanche un anno dopo alla morte di mio fratello Tyler. E così ho sempre subito la sua rabbia nei miei confronti, senza poter reagire, ma da adesso in poi la mia vita sarà completamente diversa, non dovrò più pensare a lei e a tutte le sofferenze che mi ha inferto.

"Ok mamma, grazie. Ora vado, papà mi sta aspettando."

"Va bene, non sprecare tempo a salutarmelo. Ci sentiamo poi."

Esco di casa con le mie tre valigie e mio padre mi viene incontro per aiutarmi, dandomi nel frattempo un bacio.

"Immagino che tua madre ti abbia detto di non salutarmi."

"Già, come sempre.."

"Quella donna non cambia mai. Non è mai stata così prima che.."

"Sì papà lo so, sono stata io che l'ho fatta diventare così, perchè sono solo uno.." inizio a imitare mia mamma ma lui mi anticipa: "solo uno sbaglio da non rifare".

Scoppia a ridere e carica le valigie sul taxi che in dieci minuti ci porta in areoporto, e in due ore siamo già seduti nei nostri posti.

È la prima volta che salgo su un aereo, e devo dire che sono molto eccitata. Mio padre però non è dello stesso avviso, infatti è sbiancato di colpo quando abbiamo iniziato a muoverci sulla pista di lancio, e sta già bevendo il secondo bicchiere di vino in neanche 5 minuti.

"Papà sembra che tu stia per andare al patibolo, prova a rilassarti e a dormire, sono solo 3 ore e passeranno senza che tu te ne accorga."

"Scricciolo è facile parlare per te, è il tuo primo viaggio e non sai nemmeno cosa ti aspetta.. Ma la cosa che mi spaventa di più è il fatto che tra poche ore rivedrò mia madre."

"Ma dai, la nonna è un mito, come fai ad essere preoccupato!"

"Sarà anche un 'mito'" mima con le virgolette, "ma non appena entrerò in casa non farà altro che ricordarmi che devo trovare un'altra donna, e ogni sera me ne presenterà una nuova, finchè non accetterò di uscire con una di loro!"

Scoppio a ridere di fronte alla sua faccia che da bianca è diventata rossa e ha addirittura le vene sul collo in evidenza.

"Ehi tu! Cos' hai da ridere? Ridi per la mia faccia? Eh piccolo mostriciattolo?"

"No papà, basta ti prego! Il solletico no! Okok scusa, ti chiedo scusa!"

"Brava la mia bambina, così va meglio."

Appoggio la testa sulla sua spalla e mi inizia ad accarezzare i capelli, in men che non si dica mi addormento. Faccio un sogno strano, in cui a scuola mi scontro con una ragazza, e per aiutarmi, due ragazzi mi prendono le mani, e poi cominciano a picchiarsi per me.

Mi sveglio quando mio papà mi scuote leggermente per avvertirmi che siamo arrivati, sono ancora scossa per quello che ho sognato e ci metto qualche minuto a riprendermi.

Non ricordo molto del sogno, ma una cosa mi è rimasta impressa bene in mente. Il colore dei loro occhi. Il ragazzo che mi aveva afferrato la mano sinistra li aveva azzuro limpido, quasi del colore del ghiaccio, diversi da quelli di qualsiasi altra persona conosciuta finora. Potevo leggervi malizia, ma allo stesso tempo amore; rabbia, ma allo stesso tempo tenerezza.

Gli occhi del ragazzo che mi stava aiutando tenendo la mia mano destra, erano invece di un bellissimo verde smeraldo, ed erano colmi di dolcezza, gentilezza e affetto, coperti però un ombra misteriosa.





Ciao a tutti, questa è la mia prima volta qua su wattpad e spero di fare un buon lavoro.
Grazie a tutti quelli che leggeranno questa storia, e spero che mi possiate dire ciò che ne pensate senza paura, che siano cose belle o brutte, perchè mi piacerebbe anche migliorare se necessario.
Aggiornerò i primi capitoli abbastanza spesso, poi in base a come andrà deciderò come andare avanti.

Buona lettura a tutti!

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