Prologo

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Click.

Lascio la porta alle mie spalle per accomodarmi sulla sedia.

Le mani mi tremano e sudano, cavolo, sono così nervosa.
"Capisco che è il tuo primo caso, ma non affezionarti troppo, molti non hanno speranze."
Gran bel consiglio del cazzo che mi hanno dato.
Rilascio un lungo respiro ad occhi chiusi e una volta stabilizzata, li apro.

Il mio sguardo vaga per la stanza spoglia e cupa, fino a quando dall'altra parte della stanza noto lei.
È sdraiata sul letto, immobile mentre fissa il soffitto. Sembra non essersi nemmeno accorta di me.
"Ciao!" Niente. Nessuna reazione.
"M-mi chiamo Marissa, tu sei?" Chiedo gentilmente, non voglio spaventarla.
"Non è educato ignorare le persone" continuo.
"Non è educato mentire" sbiascica appena, continuando a guardare il soffitto ingrigito.
"Hai ragione Alexandra. Ti va di sederti qui con me?"
Batto la mano delicatamente sul tavolo, per invitarla sulla sedia di fronte a me, rivolgendole un caldo sorriso, che non ha nemmeno notato, visto che è ancora nella stessa identica posizione di prima. Sembra quasi di parlare con un muro.
"Non vuoi parlare un po'?"
"Non ho nulla di cui parlare con quelli come te."
"Chi ti dice che sono come tutti? Magari potrei stupirti, sempre se tu me lo permetti."
"Sarebbe solo una perdita di tempo, avrai di meglio da fare che stare qui in questo posto, quindi vattene come hanno fatto tutti i tuoi colleghi." Ogni volta che parla sento un senso di tristezza incredibile, la sua voce è cosi... fredda, sembra che ormai non le sia rimasta nemmeno la forza di combattere. Povera ragazza, è cosi triste vedere qualcuno così, ma io non mollo così facilmente, soprattutto ora che l'ho vista.
"Ho saputo che hai fatto sudare 4 camicie a tutti quelli che hanno provato ad averti come paziente e questo è un peccato... perché se volevi farlo anche con me, non ci riuscirai, amo le sfide." E finalmente mi guardò, con la coda dell'occhio, ma mi guardò, e notai subito che nei suoi occhi non c'era alcuna luce.
"Quando uscirai da qui, perché io ti farò uscire, cosa vorresti fare nella tua vita?"
"Non lo so."
"Un idea dovrai pur averla, sei ancora cosi giovane, puoi ancora ricominciare daccapo e fare qualsiasi cosa tu voglia."
"Non voglio ricomiciare."
Avete presente un terreno fertile, sul quale cresce di tutto, dopo esser stato sfruttato come diventa? Arido, un luogo dove all'apparenza non può più crescere nulla. Beh, lei sembra proprio così, ma sono sicura che con le giuste cure, tornerà di nuovo un terreno rigoglioso.
"Alexandra, so che non mi conosci, e chiaramente non ti fidi di me, ma ti assicuro che l'unica cosa che mi interessa in questo momento sei tu, e la tua salute, e una volta che starai meglio potrai fare quello che vuoi della tua vita, non è una cosa che posso decidere al posto tuo, ma posso dirti che se decidi di permettermi di aiutarti, poi potrai prendere quella decisione, invece di non averne nessuna ed essere costretta qua. Che ne pensi?"
Ci fu un attimo di silenzio, un attimo che sembrò un'eternità, un attimo in cui riuscivo solo a sentire il tamburellare delle mie dita contro la sedia, dio ero così nervosa, poi finalmente rispose.
"Prima devi fare una cosa per me."
"Di che si tratta?" Mi chiedo cosa possa volere, continuo a pensarci, e quasi non sento la sua debole voce.
"Interrompi i miei farmaci."
Sorrido spontaneamente; anche se non sembra, questo è un primo passo, verso il tornare a vivere.
"In effetti appena finito il nostro appuntamento, ne ho uno con il principale dell'istituto, per discutere di questo."
Per un attimo mi era sembrato di vedere le sue labbra curvarsi in un sorriso timido, e formare una bellissima fossetta, ma non so se fosse vero, o se l'avevo sognato, era stato così veloce.
"Bene, ora Alexandra, penso sia ora delle dovute presentazioni." Il mio tono ricorda quello di una mamma che parla con una figlia, ma non importa.
"Mi chiamo Marissa Brandley, oggi è il mio primo giorno di lavoro, e sarò la tua psicologa, tu sei...?" La invito a seguirmi nella presentazione.
"E così è il tuo primo giorno..."
"Si, ma non cambiare discorso, tu sei...?
"Devo proprio?" Dice con una punta di acidità nella voce.
Le annuisco e prima di parlare, rilascia un sonoro sbuffo.
"Mi chiamo Alexandra."
"È un piacere conoscerti Alexandra."
Dopo questo incontro ho capito subito che avrei lavorato sodo per raggiungere il mio obbiettivo, ma non mi importava, perché sapevo che ne valeva la pena.

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⏰ Last updated: Aug 20, 2017 ⏰

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