Prologo: Il convegno sulla morte di Giulietta

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Il professore, che studiava il comportamento sessuale, era appena tornato da un congresso sulla morte di Giulietta, durato tre giorni, in una località termale a sud della città.

Lo stabilimento termale aveva conosciuto, nel secolo scorso, grande fama per le proprietà salutari delle sue acque ferruginose. Attualmente misconosciuto, praticamente in disuso, era stato convertito in casa di riposo, Sedes Sapientiae, con annessa organizzazione di volontariato femminile per l'assistenza agli anziani, la Pro Senectute. Il convegno era stato organizzato proprio dalla presidentessa della Pro Senectute, una maestra in pensione insieme all'assessore alla cultura del paese.

Al convegno, oltre al professore, avevano partecipato un eminente medico legale, un esperto di diritto di famiglia, un filologo e un cantautore napoletano. Nel pubblico figuravano in ordine di fila tutte le iscritte all'associazione per l'assistenza agli anziani, riconoscibili per una coccarda appuntata al petto, il personale medico-infermieristico e i degenti della casa di riposo e, come delegati della stampa, la più autorevole firma nel campo del giornalismo porno, nonché alcuni freelance di riviste locali a bassa tiratura ma notevole potere di penetrazione.

Le volontarie più attive e ancora in gamba dell'associazione femminile facevano da hostess e avevano deciso di indossare come divisa, in tono con la vocazione termale della località, accappatoi e asciugamano bianchi avvolti a mo' di turbante sulla testa. L'assessorato alla cultura del paese contava sulla pubblicità per incrementare l'afflusso di turismo ancora fievole agli inizi della stagione estiva, e per lanciare una nuova immagine, ambendo, la piccola località termale in collina a sud della città, a diventare un polo d'eccellenza nell'ambito del turismo congressuale. Per la traduzione simultanea in italiano, tedesco e francese delle lectures, rigorosamente in inglese, e di eventuali domande del pubblico, erano presenti tre traduttori, ma non appena fu chiaro che non c'erano stranieri al congresso, neanche uno, per sbaglio, si decise che la lingua ufficiale sarebbe stata l'italiano, così anche i tre traduttori poterono seguire con il pubblico.

Il convegno era sponsorizzato da una ditta farmaceutica che produceva un farmaco contro l'impotenza e da una ditta di pompe funebri che voleva promuovere una nuova formula di funerale prepagato.

Dopo i saluti del sindaco, nonchè principale azionista della piccola industria farmaceutica e titolare dell'impresa di pompe funebri, aprì i lavori del congresso l'assessore alla cultura. Ringraziò subito il pubblico per essere intervenuto così numeroso e gli sponsor (anzi lo sponsor) per il sostegno economico, e introdusse i relatori, illustrando brevemente i loro curricula. La tragica morte di Giulietta a distanza di secoli non smetteva di commuovere affascinare intrigare eminenti studiosi e profani. L'assessore alla cultura ricordò che, oltre a Verona, erano molte le città che rivendicavano di essere state teatro della tragedia shakesperiana, nel senso che lì era realmente avvenuta la storia del contrastato amore tra i giovani rampolli dei Montecchi e Capuleti, non nel senso che lì era stata rappresentata la tragedia in teatro, precisò per chi non avesse capito, che pure la frase poteva essere equivocata e, benché la cittadina termale non avesse nessuna pretesa di essere stata teatro delle vicende quando avvennero nella realtà, anzi proprio per la sua totale estraneità ai fatti e per l'estraneità dei suoi abitanti, in quanto lì non viveva nessun discendente delle due famiglie, la cittadina termale si candidava quale luogo di studio per tutti coloro che fossero interessati a un tema così importante, potendo offrire uno scenario ameno, in mezzo a colline dalle quali sgorgavano fonti termali le cui acque avrebbero resuscitato i morti. Persino la dolce Giulietta. Qui si era un po' lasciato trasportare dall'entusiasmo, ma il pubblico e i relatori applaudirono fino a spellarsi le mani.

Per primo salì sul palco il filologo, un uomo di mezza età con un gran ciuffo di capelli neri in mezzo alla folta capigliatura grigia. Aveva i due dentoni davanti distanziati, così mentre parlava la lingua sibilava un poco. Il suo intervento riassunse a grandi linee la trama della tragedia, soffermandosi sulla morte apparente di Giulietta, sul ritrovamento del corpo esanime nella cripta da parte di Romeo, ignaro della finzione, sul suicidio di Romeo e sul risveglio di Giulietta. Il filologo, che veniva dall'università di Berlino, volle paragonare la tragedia di Giulietta alla favola della bella addormentata nel bosco: le storie erano in tutto e per tutto speculari, insomma una l'esatto contrario dell'altra. La tragedia e la favola, agli antipodi. E così fece tutta una disquisizione sul valore psicoanalitico simbolico suggestivo della favola, sull'io bambino del lettore, disse che alla radice della tragedia shakespeariana c'è la rivelazione che le favole non esistono, quindi la frantumazione del mito, il disinganno, la presa di coscienza. L'io bambino del lettore con la fede assoluta nelle favole, nella felicità che deriva dall'amore, dall'amore che fa ritrovare gli amanti, li risveglia dal sonno perenne della morte, li resuscita e ricongiunge, viene messo di fronte alla consapevolezza, tragica, che l'amore può uccidere. C'è da chiedersi se chi è sopravvissuto abbia mai amato.

Con questa domanda provocatoria, in un tripudio di applausi, il filologo dell'università di Berlino concluse il suo intervento, qui è riassunto in poche righe, ma che durò due ore e quarantacinque minuti.

Toccò poi al medico legale salire sul palco. Tema del suo intervento: la morte apparente e la figura dei morti viventi nella cronaca e nella letteratura. Raccontò che in seguito a casi di morte apparente e risvegli nella tomba si era deciso di procrastinare il funerale, mentre è uso per esempio nei paesi musulmani tumulare il morto il giorno stesso della sua dipartita. I morti viventi sono un topos della letteratura, disse il medico legale, sfondando un po' in ambito filologico, ma si sa che certa gente ama divagare e fare sfoggio della sua cultura, quindi tornò a bomba alla sua materia, descrivendo come Romeo avrebbe potuto accorgersi, fosse stato un medico, dello stato di morte apparente di Giulietta. È chiaro che se Romeo fosse stato un medico legale la tragedia di Shakespeare sarebbe finita in un altro modo, con una 'fuitina', con una guerra tra le due famiglie, anziché con la riappacificazione di fronte ai cadaveri e, concluse, che forse è stato meglio così, perché altrimenti, di sicuro, dopo qualche tempo Romeo e Giulietta avrebbero cominciato a litigare per motivi banali, come l'affitto o l'educazione dei figli, a tirarsi i piatti addosso, avrebbero chiesto la separazione e, mentre le famiglie si sterminavano nella faida, loro pure se le sarebbero date di santa ragione. Il pubblico applaudì ma senza grande convinzione a questa visione così prosaica.

Dopo l'intervento del medico legale ci fu uno stacchetto pubblicitario, nel quale venne mostrata al pubblico una nuova cassa da morto anti morte apparente, dotata di un sistema di apertura dall'interno, tipo maniglione antipanico, e di un allarme collegato a ospedale e questura.

I lavori del congresso ripresero con l'intervento dell'esperto di diritto di famiglia. Egli parlò dell'istituzione medievale del mundio che assoggettava la donna all'autorità maschile. La donna nel medioevo era considerata geneticamente soggetto debole e inadatta alle armi e non aveva dignità giuridica, doveva quindi rimanere per tutta la vita sotto la potestà prima del padre o dei maschi di famiglia (i fratelli, gli zii), poi del marito e, qualora non ci fossero parenti maschi, del re. Questo faceva della donna un oggetto e così mai e poi mai avrebbe potuto sposarsi con chi voleva. La ribellione di Giulietta al padre che aveva deciso di darla in sposa al cugino Paride ha una carica rivoluzionaria, sostenne pieno di enfasi il relatore. È quindi Giulietta la grande eroina della tragedia, anche per la valenza di rottura profonda delle consuetudini della quale si caricano i suoi gesti. Giulietta quindi una femminista ante litteram. A questo punto furono soprattutto le donne ad applaudire.

Per ultimo il professore parlò delle differenze biologiche tra maschi e femmine e di come 'l'amore', il sentimento dell'amore, non sia che un epifenomeno, il motore, il pretesto per la riproduzione della specie. La tragedia di Giulietta non è utile alla continuità della specie, Giulietta e Romeo, l'amore tragico, portano all'estinzione della specie. Qui l'applauso fu tiepido, nonostante i vecchi fingano di credere all'amore, come i bambini a Babbo Natale.

L'assessore alla cultura chiuse i lavori del congresso con un invito all'anno successivo. Tema: il dolore di Romeo e il suo sacrificio, quindi tutti si avviarono affamati verso il buffet. Sottofondo musicale: tu si na mala femmena.


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