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Capitolo 1

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" Dunque ragazzi, spero che il dramma Shakespeariano vi sia chiaro".

La professoressa Graham terminava così la sua lezione ma io faticavo troppo ad ascoltarla. La primavera era alle porte e quei fiori di pesco in giardino mi distraevano da ogni sua parola. Avevo voglia di uscire lì fuori e godermi il bel tempo, il cinguettio degli uccelli e il profumo fresco dell'aria.

Eva mi colpì alle spalle per ridestare la mia attenzione e io mi voltai verso di lei rivolgendole un'occhiata quasi del tutto disinteressata.

" Allora, oggi vieni a studiare da me?"

Non ne avevo così voglia ma lei era la mia migliore amica e ci eravamo ripromesse di studiare tutto il week end per recuperare qualche materia. Quello era il nostro ultimo anno e il giorno del diploma si avvicinava come quella primavera che aspettavo da tanto. 

L'inverno tra i banchi di scuola era stato duro e faticoso e in fondo non vedevo l'ora che il semestre volgesse al termine. Credevo che non mi sarebbe mancato poi così tanto svegliarmi presto ogni mattina, ingurgitare la colazione e correre a prendere l'autobus per andare a scuola, sedermi al solito banco e restare a guardare dalla finestra dell'aula per tutto il tempo. 

Non riuscivo a mantenere la concentrazione a lungo o ascoltare per ore la professoressa Graham e i suoi drammi Shakespereani. Avevo già i miei drammi, per esempio convincere mia madre perché mi lasciasse andare alla festa di Drew. 

Era bello da impazzire, anche se a Eva non piaceva poi così tanto. Peccato che lui  non mi degnasse neppure di un'occhiata. Sapeva essere molto scontroso ma questo lo rendeva affascinante a volte e poi aveva un grande talento nell'hockey sul ghiaccio. Giocava nella squadra maschile e la sua bravura lo rendeva di certo il numero uno tra tutti. Vederlo ogni giorno durante gli allenamenti non mi aiutava molto a gestire quell'assurda cotta e nonostante il freddo che scendeva in pista, riuscivo a sciogliermi totalmente di fronte al suo sguardo.

Io facevo parte della squadra femminile e l'hockey era la mia unica vera ragione di vita, escludendo Drew, ovviamente. Mi ricordo ancora della prima volta in cui mi rivolse la parola e in quel momento sentii che fosse inevitabile innamorarsi di lui. Era appena finita l'ultima partita della sessione invernale del campionato studentescoe io avevo portato la mia squadra alla vittoria segnando in porta il punto decisivo di quel match.

Stavo per andare agli spogliatoi dopo l'esuberante esultanza di tutto il team e del coach che quasi mi soffocava con il suo abbraccio caloroso. Ero stanca ma felice come non avrei mai saputo descrivere e meritavo davvero di godermi quegli ultimi istanti di gloria sotto una doccia rinfrescante. Drew mi vide prendere il borsone in spalla e mi raggiunse quasi con il fiatone.

" Hey, Seaborn!"

Non ho mai compreso per quale motivo non avesse ancora imparato il mio nome, ma in quel momento fu quasi un miracolo sentirmi chiamare da lui. Mi voltai con estremo imbarazzo, insicura su cosa rispondergli. Temevo di incrociare il suo sguardo così da vicino ma allo stesso tempo avevo una gran voglia di affondare dentro i suoi occhi, allora mi feci coraggio e finalmente mi girai a salutarlo.

" Drew, che sorpresa."

Stavolta sembrava che fosse lui quello imbarazzato tra i due. Iniziò a balbettare qualcosa che pareva un tentativo di congratulazioni da parte sua e io sentivo il cuore palpitarmi all'impazzata.

" Bhé, ho visto la partita e..Sei stata forte."

Non riuscii a credere alle mie orecchie. Drew McCullister aveva appena detto che ero stata forte e anche se dovevo ammettere che non avesse tutti i torti, sentirglielo dire in persona mi fece venire la pelle d'oca. Ero come paralizzata e non seppi rispondergli in nessun modo. Avrei potuto almeno ringraziarlo, ma non ebbi neppure il tempo di scolorire le mie guance arrossite, che lui si era già volatilizzato chissà dove.

Ormai eravamo giunti all'ultimo anno e non ero ancora riuscita a strappare un appuntamento a Drew ma Eva aveva ragione: avevamo altre cose a cui pensare e lo studio non ci avrebbe dato pace per tutto il fine settimana. Confermai l'appuntamento per quel pomeriggio, poi uscimmo dall'aula per andare a pranzo. 

" Stai dimenticando qualcosa."

Mi voltai a guardarmi dietro, prima di avanzare verso il corridoio e vidi Ed che reggeva il sacco con la mia merenda. Che sbadata! I drammi di Sheakspeare mi avevano davvero lasciato perdere il senno, ma fortuna che c'era Ed a porre sempre rimedio ai miei disastri. Insieme avevamo già frequentato le scuole elementari e più che un amico per me era come un fratello. In tutti quegli anni lui rimaneva sempre lo stesso, quel semplice ragazzo di periferia con addosso un paio di jeans strappati e una camicia a quadri che vestivano la sua semplicità. 

Passavamo pomeriggi interi ad ascoltare musica e lui se ne intendeva davvero. Portava sempre una chitarra con sé e gli piaceva suonarla ad ogni occasione. Il ritmo gli scorreva nelle vene e non l'avrebbe mai abbandonato. Ed sapeva coinvolgere tutti anche solo con quattro accordi e diceva sempre che un giorno avrebbe fatto musica per il mondo intero ma io non gli credevo. In una cittadina così piccola dello Yorkshire è facile immaginarsi in qualunque parte del mondo dove far trionfare i propri sogni e probabilmente nessuno dopo il liceo sarebbe rimasto a casa propria, ma Ed si portava troppo avanti con la fantasia. Perfino sua madre lo prendeva in giro sulle sue assurde ambizioni, però mi piaceva vederlo felice. Con quei capelli rossi sempre arruffati e le lentiggini sul viso sembrava fatto apposta per essere diverso e la sua positività riusciva a trascinarmi in una dimensione di infinita leggerezza.

Ci sedemmo al solito tavolo della mensa anche se non avevo tanta fame. L'idea di passare il pomeriggio a studiare con Eva mi annoiava a morte, poi Ed toccò il tasto dolente accennando alla festa di Drew.

" Allora, voi ci sarete?"

Eva disse di si entusiasta, ma io sapevo di non poterci andare. Mia madre mi aveva messo in punizione per aver preso una F al compito si storia e aver saltato un'interrogazione di letteratura ma non era colpa mia se non avevo troppo tempo per studiare. L'ultima partita dell'anno era alle porte e gli allenamenti erano duri. Dovevo faticare tantissimo per vincere ancora una volta ma mia madre non capiva.

" Credo che me ne starò a casa", conclusi desolata.

Ed mi guardò con aria incredula. Era impossibile che io rinunciassi davvero a quella festa ma stavolta non avevo voglia di discutere con i miei.

" D'accordo, allora troveremo un'altra soluzione", mi fece lui, ammiccando un occhiolino.

" E quale sarebbe?"

" Vengo a rapirti dalla tua finestra, facile."

What do I KnowCerita yang bikin terobses. Temukan sekarang