-L'intruso-

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Ho aggiunto anche una musica da accendere per il sottofondo.

Ascoltatela, perchè può davvero aiutare nell'immersione.

Ovviamente ad un volume non troppo elevato.  

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Apro gli occhi, con uno sforzo disumano, come se qualcuno avesse cucito le mie palpebre, e che per aprirle abbia dovuto strappare i punti di sutura. Mi fanno male. Tutto intorno a me è buio. Vedo solo la luce della sveglia digitale con la coda dell'occhio, che crea una piccola luce rossa nella stanza.

"Cosa è stato?"

Sento dei rumori provenire dall'ingresso, al piano di sotto. Provo ad alzarmi, ma non ci riesco, non riesco a muovermi. Sono paralizzato. Riesco a malapena a muovere i miei occhi. Sento qualcuno che sussurra. La sua voce arriva dalla tromba delle scale.

"Oddio...Qualcuno è entrato in casa!"

Cerco di urlare, per svegliare qualcuno in casa, per farmi aiutare. Uso tutta la forza che ho in corpo, ma esce solo un flebile gorgoglio dalla mia gola. Mi sento soffocare. "Tum...Tum..." sento dei passi che cominciano a muoversi. Passi che rimbombano nel legno delle scale dell'ingresso.

"Qualcuno sta salendo!"

I passi, da lenti e leggeri, diventano pesanti e rapidi.

"Oddio, sta correndo qui per me!"

Cerco ancora di alzarmi dal letto, ma niente. Non riesco a muovere nemmeno un dito, sono bloccato. Il mio cuore sta scoppiando nel petto, e il mio respiro sembra essere sparito, come se avessi dimenticato come si inspira. Nemmeno le palpebre si chiudono, sono spalancate e non riesco a chiuderle. Poi, quando i passi arrivano qui nel corridoio accanto alla mia camera, si fermano.

"È qui sopra! È qui nel corridoio."

La paura diventa incontrollabile, ed esce come un verso dalla mia gola. Leggero e soffocato. Ma che irrompe nel silenzio della casa.

"Forse non mi ha sentito. Se fossero dei ladri farebbero più rumore."

Una brezza quasi impercettibile tocca i miei piedi scoperti nel letto, come di una porta silenziosa che si apre. Come quando mia madre da piccolo chiudeva dolcemente la porta per non svegliarmi.

"C'è qualcuno qui! Qualcuno è entrato"

Rimango in ascolto, concentrandomi su ogni piccolo suono che posso sentire. Vivo in campagna, quindi non ci sono nemmeno rumori di auto fuori. Niente, non sento nulla. Cerco di esplorare quel poco che vedo muovendo gli occhi, che stranamente non si abituano all'oscurità. Ma non riuscendo a muovere la testa e il collo vedo solo il soffitto. C'è una grossa crepa, che non ricordavo. Non ci avevo mai fatto caso, ma è enorme. Taglia tutta la mia camera. E sembra che dentro ci sia qualcosa che si muove. Come delle piccole larve che scavano il muro.

Poi li vedo.

Due occhi nelle tenebre mi stanno fissando, illuminati dal riflesso dell'orologio sul mio comodino. Un istante prima non c'era nulla, ora c'è qualcuno nelle tenebre che mi sta guardando. Lo sguardo spiritato. È in piedi accanto al mio letto, immobile. Comincio a respirare affannosamente, il cuore mi sale in gola, e dallo spavento comincio a muovere leggermente il collo. Riesco a sentire i muscoli addominali che cominciano a tirare per alzarsi di scatto. La figura si getta su di me, mettendomi le mani sul petto, impedendomi di alzarmi e di respirare. Sento il suo respiro del mio collo, poi sento il ruvido della sua lingua che comincia a leccarmi dietro l'orecchio. Provo ad urlare ancora.

«Aiutooo!» finalmente riesco a gridare. Sto ancora urlando, e la figura è sparita. Il cuore pulsa ancora forte. Mi alzo di scatto nel letto, bagnato dal mio sudore. Il sole mattutino filtra dalla dai fori della tapparella semichiusa. La stanza è vuota. Ma sento di non essere solo.

Sento qualcuno giù in cucina, che armeggia con tazze e stoviglie.

«Luca sei sveglio?» mi chiama urlando, «la colazione è pronta.»

Scendo dal letto, e mi infilo le ciabatte. Sono fredde, e mi creano un brivido lungo la schiena. Fastidioso.
Quasi insopportabile.
Qualcosa mi fa prurito dietro l'orecchio. Un brufolo? Non lo so, ma grattarlo non aiuta, non passa. Se continuo così sicuramente mi strapperò la pelle. Scendo le scale, lentamente, perché sono ancora stordito, e ho qualche vertigine che mi fa venire la nausea. Mio padre sta lavando le tazze. La mia colazione é sul tavolo: Cereali al cioccolato nel latte caldo. Una tazza di caffè fumante con il cucchiaio nella zuccheriera. La tovaglia é piena di briciole, che mi pungono le braccia, é una cosa che odio. Prendo il cucchiaio e comincio a mangiare. Mio padre é di spalle ingobbito sul lavello. Da quando mia madre é morta i piatti vengono lavati solo quando nel lavandino non ci sta più niente.

"É colpa sua."

Una voce mi parla. La sento solo io. É un sussurro, un dolce consiglio.

"Dobbiamo aiutarlo, lui soffre."

Aveva ragione. Io volevo bene a mio padre. Ma quando mamma é morta in quell'incidente, lui ha sostenuto tutto con grande coraggio. Era arrivato il mio momento di sdebitarmi. Prendo il coltello, e mi metto dietro di lui, gli tappo la bocca e scorro la lama sul suo collo. Veloce e silenzioso. Trema tra le mie braccia, mentre lo accompagno a terra, con la stessa cura nel mettere un neonato dormiente nella culla.

"lo abbiamo fatto per lui. Si papà; lo abbiamo fatto per te. Sono così felice di averti aiutato."

Mi rimetto a sedere, col sorriso compiaciuto che mi tira la pelle del viso.
Sta ancora sbattendo a terra, come un pesce ancora attaccato all'amo. Il caffè che mi ha preparato é ancora ustionante. Lo bevo lentamente soffiandoci sopra. Il sole fuori splende. Quando mio padre smetterà di muoversi gli darò una bella lavata e lo porterò a rilassarsi sul fiume. Andremo a pescare. Lui lo adora.

"noi andremo..."

Sono felice.

Sono felice perché sento di non essere più solo. E nessuno mi abbandonerà più. Ora e per sempre.

"...sempre."

La follia non é qualcosa di troppo lontano dalle nostre vite. Ci sentiamo sicuri nel nostro letto, nella nostra logica.

La follia é pronta ad entrare nella tua vita quando meno te lo aspetti, e quasi non ti accorgi del suo arrivo. Non puoi fare altro che accettarla e salutarla quando la riesci a percepire. Potresti già essere folle, tu che stai leggendo queste pagine, ma se lo sapessi quale sarebbe il gusto di essere matti?

p.s, questo lo aggiunta dopo che un commento mi ha fatto riflettere che il messaggio possa passare male, quindi aggiungo la mia risposta qui sotto. 
L'idea è che Luca, covava quel pensiero in testa da molto, e che forse sia stato proprio quello a richiamare "la follia" che ha fatto traboccare il vaso. La domanda è: la follia lo aveva preso quella notte, o semplicemente era dormiente dentro di lui ed è esplosa? e se tutti noi avessimo questo lato dentro di noi che non aspetta altro di una piccola occasione di prendere il sopravvento? quanto volte al Tg sentiamo storie pazzesche di persone che fino alla notte erano persone "normali", e la mattina sono dei Killer? fa riflettere, e da qui nasce l'idea del mio racconto.

-UnoTraiTanti

L'intruso. #NightmarestoriesWhere stories live. Discover now