Studentessa universitaria

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Il giorno del mio primo esame la tensione si tagliava col coltello.
Non avevo idea di come si svolgesse, di cosa dovessi fare, di come dovessi vestirmi e comportarmi.
E stavo cominciando la mia prima sessione con una delle materie per le quali ero meno portata.
A scuola, nelle materie scientifiche sono sempre stata negata ed economia politica non parlava di certo della gobba di Leopardi.
Quella mattina, portai a casa il mio primo voto con orgoglio, un sudatissimo 27.
Da quel giorno, la strada fu tutta in salita.
Le incombenze non mancavano mai, ma ben presto imparai a destreggiarmi tra un esame e l'altro.
Passai così la sessione invernale tra il Torrente e il Gazzoni. Diritto privato mi stava prosciugando l'anima.
1800 pagine che secondo la mia professoressa erano tutte di vitale importanza, il tutto accompagnato dal Codice Civile.
Fu il primo grande ostacolo della mia carriera universitaria.
Passavo le notti a studiare, a fare schermi, a cercare in tutti i modi di memorizzare i concetti e di farli miei.
Avevo, in una fase di disperazione, attaccato al muro forse un centinaio di post it con le possibili domande e ogni giorno cercavo, di portarmi avanti con il lavoro.
La data dell'esame era ormai vicina e io non potevo permettermi di bloccarmi proprio in quel momento dopo essere partita benissimo.
La notte prima di quell'esame, come previsto, la trascorsi in bianco e costrinsi le mie coinquiline a passeggiare con me per casa fino alle 4 del mattino quando stanche e esauste mi imposero di riposare almeno un paio d'ore prima dell'esame.
Mi misi a letto senza dormire, avevo paura di dimenticare tutto e soprattutto ero terrorizzata all'idea di non sentire la sveglia.
Arrivai all'università quella mattina con delle occhiaie spaventose e nell'attesa che la sessione cominciasse mi rinchiusi in biblioteca per l'ultimo ripasso ovviamente accompagnata da una buona dose di caffè.
Puntuale, alle 09:00 la commissione era pronta a cominciare.
Bocciato. Bocciato. Bocciato. Promosso.
Era ormai il mio turno così feci un respiro profondo e pensai "O la va o la spacca", mi accomodai davanti il primo assistente, e dopo quasi 20 minuti di domande passai alla fase finale con il professore di cattedra.
"Cosa succede alla morte del De Cuius? Quanti tipi di successione esistono?".
Pensai "Wow conosco le risposte. Oggi mi dice bene" così, cominciai a parlare senza sosta dei vari tipi di successione, di chi fosse il de cuius e delle varie leggi a riguardo. Mi domandò qualcosa circa il matrimonio putativo e alla fine disse: "Bene signorina, 27 va bene o preferisce tornare la prossima volta?", io sorrisi e dissi senza pensarci: "Prendo e porto a casa", mi segnò il voto sul libretto, una firma e dopo aver salutato la commissione con la felicità di una bimba corsi a prendere la metro e rientrai a casa stanca ma felice che di più non si poteva in quel momento.
La sessione invernale era ormai terminata e le lezioni ricominciarono ben presto.
Trascorsi il mio primo compleanno fuori casa e poco dopo traslocai.
La casa in cui stavo era davvero fuori mano per me che avevo l'università a quasi 40 minuti di autobus e in ogni caso, il proprietario aveva necessità di avere la casa libera quindi mi ritrovai di punto in bianco senza un tetto sulla testa.
Rimasi per quasi un mese a casa di un amico, lui aveva una stanza abbastanza grande per tutti e due, proposi anche di dividere le spese, ma da vero gentiluomo del sud non accolse la mia proposta di buon grado.
L'anno accademico sarebbe terminato i primi di luglio e io avrei avuto tutto il tempo di trovare una nuova casa più vicina all'università.

Malinconia PuttanaWhere stories live. Discover now