Prologo

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La luna era alta in cielo e spuntava, timida, da una coltre di nubi che offuscavano la volta stellata di una notte silenziosa di inizio Dicembre.

Annika salutò Marcus con un sorriso amichevole ed un cenno teatrale della mano e, tirando su l'orlo del vestito color pervinca - quello che aveva preso in prestito dall'armadio di sua sorella Rosaline, dimenticandosi volutamente di chiederle il permesso per non ricevere una risposta negativa - si incamminò verso il Vicolo dei Guerci.

A sua madre non piaceva che lei passasse per quella strada, ma era la via più breve per tornare a casa ed in compagnia di Marcus, come sempre, non si era resa conto del tempo che passava e della notte che calava. Se non altro il Vicolo dei Guerci sarebbe stato breve, pensò, facendosi coraggio ed accelerando il passo in direzione della scorciatoia.

Il rumore ritmico e cadenzato del tacco dei suoi stivaletti di cuoio neri che battevano sui sampietrini la rinfrancò segretamente. Lieta di avere la compagnia della luna proprio mentre si accingeva ad entrare nella viuzza malfamata, pensò che era proprio una fortuna non aver macchiato il vestito preferito di sua sorella con la confettura di bacche rosse che la madre di Marcus aveva dato loro per merenda, insieme a una tisana al finocchio e a delle focaccine dal profumo delizioso. Focaccine bianche, di vera farina! Non fatte di quella segatura stopposa e immangiabile che sua madre Lorene si ostinava a preparare.

Aveva pensato di portarne una a casa sua giusto per farla vedere a Rosaline - lei, che si vantava tanto di avere amici altolocati mentre anche loro in realtà mangiavano pane grezzo e usavano farine poco raffinate - solo che poi la fame aveva avuto la meglio. La fame aveva sempre la meglio, in quel periodo di magra. Giusto quando arrivava il periodo della mietitura - con le verdure mature, i frutti dei rovi da raccogliere, i fichi succosi da assaporare - riusciva a non sentire la morsa della fame stringerle lo stomaco.

Annika aveva guardato la tazza di ceramica piena di tisana fumante e le focaccine fragranti poggiate lì vicino sul tavolo scuro, aveva osservato la marmellata di frutti rossi appena pestati e aveva immediatamente capito che non sarebbe riuscita a resistere alla tentazione e che, anche stavolta, si sarebbe limitata a raccontare a Rosaline il sapore, l'odore e la consistenza - tra le mani, tra le labbra, sulla lingua - di una di quelle focaccine candide e ancora calde.

Mentre imboccava in Vicolo dei Guerci, il passo svelto di chi non è tranquillo ma vuole mostrare disinvoltura sufficiente da essere creduto a proprio agio, ripensava alla merenda e la comparava mentalmente con quella che già sapeva che sarebbe stata la sua cena. La stessa, da un mese a quella parte. Zuppa di cipolla. Se così si poteva chiamare far bollire una sfoglia di cipolla in un calderone pieno d'acqua. Acqua aromatizzata alla cipolla. Era anche trasparente - anche se neppure il colore avrebbe potuto ingannarla che stava riempiendo il suo stomaco affamato con altro che dell'acqua calda.

Non sentì nulla.

Non c'era stato un passo, un sibilo, un fruscio, un qualsiasi rumore che avrebbe potuto metterla sull'attenti. Niente di niente.

Prima c'era il battere rapido delle sue scarpe sui sampietrini dissestati del vicoletto, poi, il silenzio.

Un gatto corse rapido da una parte all'altra della stradina; il vento sbatteva le imposte sprangate di una vecchia osteria ormai chiusa da anni.

Dove prima c'era Annika, ora c'era solo assenza.

Silenzio.

E un vicolo buio.



* N.d.A.: Ho finalmente pubblicato il prologo! E con questo approdo anch'io ufficialmente su Wattpad!


Probabilmente gli aggiornamenti saranno settimanali, ancora non mi è ben chiaro, ma prevedo di riuscire ad aggiornare periodicamente ogni lunedì 

Fatemi sapere cosa ne pensate! *

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