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Si erano Materializzati a Hogsmeade e si erano affrettati ad occupare una delle numerose carrozze in cui, a poco a poco, stava sparendo la folla di passeggeri dell'Hogwarts Express.
Evitare il viaggio in treno era stata una saggia mossa: nella Sala Grande, tenuta sottocchio da un lungo tavolo di professori, la loro comparsa avrebbe creato meno scompiglio.
Quando la carrozza si fermò, sostarono sbirciando dal finestrino finché lo spiazzale non si svuotò. L'enorme Castello torreggiava su di loro e Harry si strofinò nervosamente le mani sui pantaloni. Pensò nervosamente di essere teso quanto e forse più del suo primo anno.
Aveva temuto l'effetto che gli avrebbe fatto, tornare. Aveva immaginato il groppo in gola e i brutti ricordi. Ma la realtà era ancora peggiore: gli tremavano le mani per la paura.
Una piccola parte di lui era felice di essere tornato a casa: Hogwarts era e sarebbe sempre stato uno dei luoghi che più amava al mondo.
A spaventarlo, infatti, era proprio la possibilità di trovarla diversa, inadeguata alla sua nuova vita, legata più ai recenti ricordi dolorosi che a quelli felici.
«Ci siamo» commentò Hermione, quando finalmente scesero e fronteggiarono il grande portone di quercia. «Credete che sia stata la scelta giusta? Tornare, intendo. Temo... temo possa peggiorare le cose.»
Era la prima volta che uno di loro esprimeva i dubbi su quel ritorno al passato ad alta voce e quella frase rimase in sospeso per un po', finché Ron non si agitò sul posto, stringendo più forte la mano di Hermione.
«No, non per me» disse, sorprendendoli. «Non più di quanto lo sia stare alla Tana. I ricordi li trovo ovunque. Devo andare avanti... per mamma... per George. Lui sta portando avanti il negozio e se ce la fa lui...»
Hermione gli accarezzò il braccio dolcemente ed Harry annuì: «Ron ha ragione. Rimandare non servirebbe a niente, tanto vale farci i conti una volta per tutte. Ho bisogno di cominciare a rimettere insieme i pezzi ora che, per la prima volta in vita mia, posso pensare al futuro.»
«Be', sai che Kingsley ti avrebbe assunto in quattro e quattr'otto» buttò lì Ron, lanciandogli un'occhiata interrogativa. «Anzi, in questi mesi, hai in pratica collaborato più tu alla cattura e all'arresto di tutti i Mangiamorte, che tutti gli Auror messi insieme. È come se fossi già dentro. A cosa ti serve tutto questo?»
Harry aveva sospettato che la sua motivazione - tornare ad Hogwarts a prendere i M.A.G.O. per diventare un Auror a tutti gli effetti, senza favoritismi rispetto agli altri - era parsa poco convincente e, in effetti, non era stato completamente sincero. Ma solo perché, dalla guerra, era diventato difficile affrontare discorsi sul futuro senza che i ricordi del passato riaffiorassero, rendendo le cose più difficili.
Si strinse nelle spalle: «Voglio assaporare un po' di normalità e allontanarmi dal delirio del dopo guerra per un po', per capire se buttarmi in nuove battaglie è davvero quello che voglio. Studierò e, magari, uscirò da qui con le idee un po' più chiare. Voglio poter decidere cosa fare della mia vita come un qualsiasi ragazzo della mia età.»
Né Ron, né Hermione, mostrò particolare sorpresa di fronte alla sua improvvisa indecisione sulla carriera da Auror.
Immaginò che lo conoscessero talmente bene da essersi resi conto delle sue preoccupazioni. Probabilmente Hermione aveva già intuito tutto e ne aveva discusso con Ron.
Quest'ultima gli rivolse un sorriso rassicurante e offrì la mano anche a lui. Quando la prese, annuì e varcò per prima la soglia, trascinando entrambi con lei.
Il vociare familiare della Sala Grande li attirò in quella direzione.
Come posso non ripensare all'ultima volta che l'abbiamo vista? pensò Harry, in preda al panico.
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I start from you
FanfictionLa fine di una storia, a volte, non è altro che l'inizio di qualcosa di nuovo: Harry questo lo sapeva ed aveva scelto Hogwarts come primo passo. Una scelta ovvia, dato che ciò che anelava davvero era una vera e propria rinascita, senza più obblighi...
