La custode

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Una folata di aria calda mi accolse appena sorpassai la porta girevole che divideva la piazza affollata di persone ed il silenzioso atrio circolare tutto decorato da una pioggia di colori sotto cui ballavano una bimba e un bimbo su un lato mentre dall'altro un uomo in giacca e cravatta camminava coperto dall'ombrello. Mi fermai un attimo e chiusi il mio di ombrello, mi srotolai di dosso lo sciarpone che mi avvolgeva caldo nel gelo del mondo di fuori prima di avviarmi dentro alla ricerca di un posto dove studiare con calma. L'entrata era collegata alla sala principale da un corridoio in cui era dipinta una frase di cui faticavo a capirne il senso "So come with me, where dreams are born, and time is never planned. Just think of happy things, and your heart will fly on wings, forever, in Never Never Land". L'interno era suddiviso in due piani entrambi arredati con tavolini per chi volesse studiare, divanetti per chi preferisse la comodità e scaffali pieni di libri da ogni dove.

Quando si entrava lì era impossibile non essere travolti dalla calma e dalla quietudine che abitavano il posto accompagnate dal buon odore di libri, alcuni dei quali si raccontava avessero viaggiato nel tempo fino ai giorni nostri senza perdere minimamente consistenza. Di sicuro quella non era una normale biblioteca ma ciò non la rendeva poco adibita allo studio, anzi il contrario tanto che non trovai alcun tavolo che non fosse occupato vista l'imminente sessione d'esami. L'unica scelta era salire al secondo piano. Questo era retto da delle colonne aprendosi sul centro lasciando trapelare la luce dei vetri colorati che decoravano la cupola, oltre agli affreschi sul soffitto, anche al piano inferiore. Mi accomodai alla prima sedia vuota che vidi disinteressandomi totalmente delle altre persone sedute lì, presi fuori il libro di fisica e tutti gli evidenziatori possibili, accesi la musica e cercai di concentrarmi su tutte quelle formule che tentavano di spiegare l'ordine del mondo a cui quel luogo sfuggiva.

"Scusi" una mano indicò il posto avanti a me "Posso?" lessi in quelle labbra. Mi accigliai un momento non capendo a chi parlasse, tolsi un auricolare e mi guardai attorno sorprendendomi di essere rimasta da sola a quel tavolo. Rialzai il viso verso il ragazzo e annuì con un sorriso per tornare ad isolarmi tra le note che raccontavano di prati verdi, delle estati stellate e di sguardi sfuggenti. Tutta una magia indomabile da semplici formule. Il ragazzo prese fuori dal suo zaino un tomo tanto grande che alzò la polvere accumulata appena lo appoggiò al legno, diffondendo un pulviscolo appena accese la lampadina della sua postazione. Cercai di lanciare occhiate innocenti al libro curiosa di leggerne il titolo ma la copertina era totalmente blu, sicuramente era scritto al lato ma non avevo modo di accertarmene in quel momento per cui mi convinsi di tornare alla mia dispensa. Ripresi in mano l'evidenziatore giallo, tenendo pronto quello azzurro per le parole chiave e il verde per eventuali informazioni in aggiunta agli appunti ma la mia concentrazione si spezzava ogni due righe presa dalla persona seduta avanti a me. Solitamente non davo importanza a chi mi attorniasse ma questa volta c'era qualcosa di diverso. Poteva essere anche la semplice stanchezza accumulata dalla mattina, forse era meglio se staccassi la spina per qualche minuto. Chiusi il tutto attirando la sua attenzione con un sorriso di comprensione, presi il portafoglio per prendere un thè dalle macchinette meravigliandomi nel trovarne una all'accesso del piano. ' Strano che non l'avessi notata prima' Ritornai col mio bicchiere dov'ero e lo sorseggiai con calma osservando il ragazzo sott'occhi. Aveva un maglione bordeaux, con una mano sfogliava con delicatezza i fogli pieni di parole scritte con minuziosa cura e con l'altra massaggiava il collo. I suoi capelli erano indecisi tra il biondo ramato ed il rosso, quasi fosse un folletto o una fata maschio scappato dal bosco di qualche fiaba. Un largo sorriso mi spuntò all'idea. Tutto lì era possibile. Lui alzò lo sguardo fatto di iridi verde muschio che appoggiavano ulteriormente la mia teoria. Lasciò il libro aperto e fissò i suoi occhi nei miei con un sorriso brillante di chi avesse visto il capriccio di un bambino, ero stata colta in fallo. Scrisse qualcosa su un post-it e me lo passò. ' I boschi non sono solo nelle fiabe ' Lo lessi sgranocchiando gli occhi, non era possibile che mi leggesse la mente! "Anche questo va contro ogni fisica" mi bisbigliò avvicinando la testa. "Non ci credo!" esclamai sorpresa attirando l'attenzione della bibliotecaria che intimò al silenzio con cocchiate severe. Presi una biro e gli risposi "Allora è vera la storia della biblioteca magica?" Rise e mi indicò di seguirlo. Camminammo tra gli scaffali attenti a non disturbare finché raggiungemmo una porta a cui era vietato l'accesso solitamente, prese una chiave di legno e l'aprì. Dietro c'era una piccola terrazza coperta e arredata semplicemente con un tavolino e dei cuscinetti a terra. "Ma..." Le parole mi morirono in bocca nell'ammirare il mondo fuori da quella vetrata, era semplicemente la città vista dalla cupola. "Quando il sole è al massimo della sua estensione nel cielo e la sua luce inonda ogni luogo dove l'immaginario coltiva i suoi semi e raccoglie i suoi frutti agli abitanti del Mondo Nostro sarà concesso di avere accesso al Mondo Vostro senza distinzioni" recitò lui sedendosi "Ma tu sei arrivato giù prima di mezzogiorno" precisai appoggiandomi al cuscinone "Sono un mezzosangue e prima che lo chiedi, sì sono in parte umano come te" Tutto questo era un sogno di sicuro, dovevo svegliarmi. "Non ripensarlo!" si mise sull'attenti "In che senso?" domandai "Solo quando qualcuno mette in dubbio le regole mi viene data la possibilità di studiare qui anche le materie fatate se no dovrei rinchiudermi con le altre fate... E sinceramente non le sopporto" spiegò passandosi una mano tra i capelli ondulati su un lato e all'improvviso senza motivo rise "Qualsiasi pensiero tu abbia captato evitalo!" Scoppiai alzandomi "Okay, scusa non intendevo ma veramente sei la chiave più buffa" "Se non ti va bene posso benissimo tornare alla mia fisica" "No no" si alzò anche lui fermandomi. "Ho bisogno veramente di te per passare l'esame di alchimia". Infilò la mano in tasca e prese fuori una collana con un ciondolo di vetro in cui era intagliata un'ala "Non è vetro è Swarovski reale, a seconda della luce prende un colore" e me la pose in mano "Oggi, a mezza-stagione ti dichiaro la mia chiave per il mondo umano" "Aspetta! Che fai? Un rito senza neanche il mio consenso?!" "Il tuo consenso me l'hai dato con la tua curiosità" "Dunque ora che succede?" "Niente di grave o che ti metta in pericolo, semplicemente ogni volta che tu verrai a studiare in questa biblioteca io potrò accedervi" "Perché solo questa?" "Perché è l'unica sotto l'influenza del Reame." Presi la collana e me la legai al collo sperando in qualche cambiamento improvviso come nei romanzi fantasy ma era inutile, ero semplicemente una chiave d'accesso. "Sei anche una custode della Cupola" Aggiunse lui con un leggero sorriso abbozzato sul suo viso mentre la gioia prendeva possesso del mio corpo "Serio?" Annuì "Allora accetto eccome!" Rise mentre saltellavo godendomi la vista dal vetro che attorniava quella saletta. "Torniamo a studiare?" Chiese porgendomi la mano. Solo al pensiero di tutte quelle definizioni e formule il mio umore si imbronciò ma stranamente mi sentivo rigenerata. "Ma se te sei mezzosangue significa che il mondo umano puoi abitarlo anche senza una chiave, no?" Chiesi sforzandomi a bloccare ogni pensiero negativo "Solo dove la mia natura non è negata." Il suo sorriso contagiò anche i suoi occhi ed i miei. Poggiai la mano sulla sua e con gentilezza intrecciò le nostre dita e ci incamminammo verso il tavolo. Mi sedetti e guardai attorno alla ricerca di altri dettagli che prima avevo trascurato finché incrociai lo sguardo della bibliotecaria che mi sorrise ammiccando.

La custode della CupolaWhere stories live. Discover now