Sorrise, alla fine

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-Forse posso alleviare un po' la sua pena... farla morire in modo meno doloroso!
Il carcerato rise, una risata rauca, da fumatore, che terminò con un violento accesso di tosse: i suoi polmoni stavano cedendo alla morsa del cancro.
-E perché mai, ragazzo?
-Lei... è malato!
-E con ciò? Lo sai perché sono qui, nel braccio della morte?
La giovane guardia scosse il capo, arretrando dalle sbarre quando l'uomo vi si avvicinò.
-Non mordo, tranquillo! Vuoi sapere perché sono in questo buco di cella e non là fuori?
-Se... se vuole raccontare, l'ascolterò!
-Chiamami pure Bill, dammi del tu! Comunque... io ho ucciso mia moglie e sua madre... quella grassa vacca che mi odiava. Sì, la odiavo anch'io, ma io ho vinto!
Altra risata, altra tosse.
-Nina, mia moglie, era una brava donna. Ma Dio, era troppo bella! Si truccava, agghindava come una donna di classe... ma a me sembrava solo una prostituta d'alto bordo quando si conciava così. E io ero, anzi, sono brutto. Forse... troppo per lei.
-Ti tradì?
Si intromise il secondino, ricevendo un'occhiata di disappunto mista a divertimento.
-Indovinato. lui non so chi fosse: giovane, bello...ciò che io non ero già più. Uccisi anche lui, a botte. Piangevo però, sai? Triste ed arrabbiato, Furioso e amareggiato con la donna della mia vita. Passai a lei che, ancora nuda, cercò di scappare, e la strangolai. Dio, com'era bella anche da morta! Mia suocera... entrò all'improvviso, allertata dal casino. Sai viveva al piano di sotto, per controllarci. Brutta megera!
Bill appoggiò il volto alle sbarre, guardando fisso il ragazzo, rimasto fulminato da quello sguardo lucido di dolore e rabbia.
-Hai mai odiato una persona?
-N-non saprei.
-Mai? Mai nessuno che desiderassi uccidere con le tue mani?
-Dio, no!
-Io sì. e lo feci: terza vittima in pochi minuti.
-Sei qui per quei tre omicidi, dunque.
Il carcerato distolse lo sguardo, posandolo sul duro pavimento grigio, come se si vergognasse della domanda e della conseguente risposta.
-Non solo... ci fu una quarta vittima.
-Chi?
-Una vicina di casa: corsi giù dalle scale, terrorizzato da ciò che avevo fatto, e lei era lì, sul pianerottolo. La spinsi via con violenza, e lei rotolò fino al piano di sotto. Me lo dissero prima del processo che era in coma.
L'uomo diede le spalle al secondino.
-Aveva due figli piccoli, li allevava da sola.
Poi voltò il capo, lanciando al ragazzo uno sguardo indecifrabile.
-Ora che lo sai, pensi davvero che io meriti un po' di clemenza?
-No.
Rispose deciso l'altro, leggermente pallido. Nei suoi occhi c'era paura, mista a pena, mista a disgusto. Eppure quell'uomo sembrava così fragile e... triste. Non era solo consumato dalla tosse, ma da qualcosa di ben peggiore, che gli scuriva il volto e gli cerchiava gli occhi.
-Il senso di colpa mi sta uccidendo, sai? Non per Nina... o la vecchia: per quella donna, e i suoi figli soli.
Il secondino gli girò le spalle e fece per andarsene, ma prima rivolse un'ultima occhiata al carcerato.
-Pensa positivo: all'inferno non avrai più di questi problemi.
-Sei un bravo ragazzo, sai? Hai spirito, mi piace! Ti farò riservare un posticino lassù.
Una risata, seguita da un colpo di tosse, poi un rantolo. Poi più nulla.


William Kent morì quella notte per soffocamento nel carcere XXX di Sparks, Nevada: era stato condannato alla pena capitale per omicidio plurimo. Nessuno visitò la sua tomba, o posò su di essa un fiore . Solo un ragazzo, in un mattino nebbioso vi lasciò un biglietto: "E' viva, bastardo!"

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