PROLOGO
Spostai lo sguardo verso la finestra. La neve, candida, fredda, silenziosissima, cadeva dalla volta della sera e moriva sul suolo d'asfalto. In poche ore, la neve non sarebbe più morta. Alle sette di sera del 2 Dicembre, la neve si era già accumulata e aveva lasciato un mantello bianco sulla strada, sui tetti delle auto, su quelli delle case.
Sentivo papà che si lamentava perché il televisore non funzionava a cause del "mal"tempo.
Mi venne in mente Jackson. Lui mi ricordava della neve. Dell'Inverno, dei fiocchi di neve, delle luci di Natale, delle stelle, della luna piena, dei laghi ghiacciati.
Lui era lo spirito dell'Inverno.
HAROLD
Mentre mio padre aggiustava l'antenna del televisore, il campanello di casa squillò, assordante.
Mi avvicinai alla porta. << Chi è?! >>
<< Apri, Hic! Sono io! Jack! >>
Conoscevo quella voce. E quel modo quasi aggressivo di ordinarmi di aprire la porta.
Slegai la catenella e feci come mi disse. Era bellissimo. Rivederlo.
Ma anche lui era bellissimo. Con quei suoi capelli bianchi tinti, lisci ma arruffati e le lenti a contatto azzurre. Diversi piercing sparsi per il viso e il tatuaggio di una mezza luna sul dito. La sua pelle era rosea pallida, ma aveva il naso e le guance rosse. Le sue orecchie erano squadrate, così come la forma degli occhi e del viso e del corpo in generale. Era più alto di me di almeno dieci centimetri. Indossava una felpa blu, una sciarpa bianca e dei jeans marroni con le scarpe da ginnastica. Un giubbotto scuro e dei quanti dello stesso colore. E la testa era coperta da un cappellino azzurro.
Entrò in casa senza neanche chiedere permesso. Era una cosa che ormai faceva tutti i giorni dal mese passato. << Ehi, pa'! >>
<< Ciao, Jackson! >> Papà e Jack si salutarono. << Mangi da noi stasera? >>
<< Mmh, d'accordo. Se non disturbo, ovviamente. >> Rispose, con un sorriso. I denti bianchi come la neve fuori.
<< Ah! Figurati! Qui sei sempre il benvenuto! >>
Mi fece un cenno col capo e andammo in camera mia.
Diversi disegni sparsi sulla scrivania e appesi per il muro inondavano la stanza di colore e fantasia. Il letto con le coperte ancora autunnali era disfatto, ma Jack non se ne preoccupò e vi si gettò sopra. << Hai fatto i compiti? >> Gli domandai. Di solito, ci vedevamo il pomeriggio per farli insieme, ma stavolta era tardi. Supponevo gli avesse già fatti da solo. Mi guardò, aprendo un solo occhio. << Sh! >>
<< Jack! Devi studiare! Non voglio andare al College da solo! >>
Si alzò dal letto e si avvicinò a me. Mi prese il mento con due dita e mi baciò.
<< Non sarai mai solo. >>
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Quando il freddo arde
FanfictionOslo. Dicembre 2013. Due studenti alle prese con la vita scolastica, i pregiudizi e le complessità di una relazione segreta.
