0. prologo

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Aveva appena finito di sopportare quell'ora noiosa di letteratura dove onestamente non aveva capito chissà granchè della spiegazione della Miller; quella donna ha una voce così lenta e ovattata e il suo modo di insegnare così soporifero che Nathaniel si chiede sempre come faccia a non crollare addormentato davanti ai suoi occhi.

Una medaglia se la meriterebbe, sul serio.

Nathaniel, uscito dalla classe, vide Andrew e Tomas -  i suoi migliori amici e compagni del club di basket -  entrare trafelati dall'ingresso.

– Oh, alla buon'ora ragazzi! – li salutò con la loro stretta di mano segreta.

– Eh Nath, ieri siamo andati a una festa e abbiamo bevuto come dei forsennati – sbadigliò Tomas. – Ci siamo svegliati una decina di minuti fa e siamo corsi qui.

– Già, ho un mal di testa allucinante – disse Andrew, che intanto si stava massaggiando la tempia sinistra.

– Ma scusate, non potevate restare a casa? Vi siete anche salvati da un'altra delle lezioni soporifere della Miller.

– No, nonostante stiamo uno schifo, ti ricordo che oggi abbiamo gli allenamenti. Dobbiamo prepararci alla partita di sabato – disse Tomas.

– Cazzo, me n'ero dimenticato – disse Nathaniel.

– E menomale che sei quello più "fresco" tra noi! – scherzò Andrew.

– Eh ragazzi, quando uno invecchia, tende a dimenticare le cose – disse Nathaniel.

– Ma stai zitto, solo perché sei quello che compie il compleanno prima di noi due, ti atteggi da patriarca!

– Certo certo... come dici tu, Tomasito – disse Nathaniel con tono canzonatorio, usando il soprannome con cui la madre di Tomas adora chiamarlo ma che lui detesta.

Poi aggiunse: – Vabbè, vado a vedere se ho un cambio dentro l'armadietto.

– Ti aspettiamo dalla Lewinsky. Mi raccomando, non fare tardi: già è una iena normalmente, figuriamoci se sfori di cinque minuti!

Nathaniel li salutò con un cenno e si incamminò lungo il corridoio, costeggiato su entrambi i lati da armadietti grigiastri, alcuni decorati con adesivi, disegni o piccole scritte.

Inserì il codice del suo, facilmente riconoscibile per via degli sticker dei Lakers che aveva appiccicato all'inizio dell'anno, e lo aprì.

Fortunatamente, c'era un cambio che teneva spesso in caso di emergenze.

Ma fu qualcos'altro ad attirare la sua attenzione.

Un piccolo post-it lilla spuntava tra i suoi libri e, cadendo, si posò ai suoi piedi.

Nathaniel si fermò, perplesso.
Un post-it? Di quel colore?
Lui, che a malapena portava una penna, figuriamoci dei post-it pastello.

Si chinò, lo raccolse.
La calligrafia era elegante. Curata. Delicata.

Si guardò attorno, per un istante. Nessuno.
Poi abbassò lo sguardo e lo lesse.

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