CAPITOLO 1

22 2 0
                                        


Vivo con la mia famiglia adottiva da 5 anni. I miei nuovi genitori si chiamano Mary e Marcus e sono due persone davvero patetiche. Mi hanno sempre dato regole rigide su come vivere la mia vita, sono maniaci dell'ordine e non si preoccupano mai per me. Vogliono che io stia alle loro regole maniacali e sia una figlia perfetta vestita sempre a modo. Non ne posso più, voglio andarmene da loro.

Esco dalla doccia e per poco non inciampo su una ciabatta, ci manca solo che mi rompa un dente prima di andare al college e siamo a posto.
Come entro in camera vedo mia madre con le braccia conserte e lo sguardo irritato: «Hanna, quante volte ti ho detto che non voglio che lasci i vestiti per terra?! E poi, guarda che casino la tua camera! Ora ti vesti e dai una risistemata a questo caos»
«Mamma insomma, ho 18 anni! -urlo- non puoi continuare a dirmi come cavolo lasciare la MIA stanza» odio quando fa cosi, proprio non la capisco.
«Cara mia, finché vivi in questa casa le regole sono queste; quindi vestiti e datti una mossa»
«Ste fottute regole» dico a bassa voce
«Cosa hai detto scusa?»
«Niente che ti riguarda. Ora puoi anche andare, non serve che stai qui a  controllarmi» dico seccata
«Sei proprio una persona acida, Hanna»
Lo so, so che sono acida e incasinata però mia madre è veramente una persona assillante, non vedo l'ora di andarmene al college. Spero solo che la mia compagna di stanza non sia una rompipalle maniaca dell'ordine.

«Hanna!» mi chiama mio padre
«Che c'è?!»
«Scendi un minuto per cortesia»
Sicuramente mi ripeterà le solite stronzate che mi ha detto mia madre un secondo fa.
«Dimmi» dico scocciata
«Non iniziare a sbuffare. Ti volevo solo ricordare che vivi ancora in questa casa e di certo tua madre è stanca di starti dietro su ogni cosa. Vedi di crescere figlia mia e cerca di stare a quelle due o tre regole che ti vengono ripetute da quando avevi 6 anni» il suo tono è pacato e irritatante Cazzo, mi è partito il nervo: "Ma sei serio?! Ti rendi conto che siete voi che mi trattate come una bambina di 3 anni?! Hai pure il coraggio di dirmi di crescere dopo che mi subisco tutte le vostre fissazioni inutili?! Ti rendi conto di quello che ho passato prima di entrare in questa casa?  ti rendi conto che voi due non fate mai niente per me? in 5 anni che sono qui non vi siete mai presi cura di me. Ho sempre dovuto subire le vostre paranoie e i vostri ordini. Non vi va mai bene un cazzo di quello che faccio e poi vi lamentate pure se ogni singolo giorno vi faccio queste sclerate? Siete patetici e non avete nessun diritto di dirmi che cazzo devo fare. Ho 18 anni Marcus; 18 ANNI!»
«Non osare più parlare così Hanna! Solo perché non siamo i tuoi genitori biologici non vuol dire che devi fare quello che ti pare. E smetti di chiamarmi Marcus, sono tuo padre» sta urlando, ma non mi interessa niente
«Mio padre?! Mio padre?! Tu non sei mio padre, Mary non è mia madre e io non sono vostra figlia.» sto piangendo, sono incazzata più del solito. Prendo la borsa e me ne vado. Vedo Mary sull'uscio di casa che mi guarda con disprezzo, Marcus è seduto sulla sedia con lo sguardo perso nel vuoto. Ho fatto davvero una bella scenata, ma non me ne frega, sono stufa di stare in quella casa. Mi fa schifo vivere con delle persone che non si sono mai prese cura di me e che hanno sempre pensato a loro stesse.
"Hanna-mi chiede "mia madre" seria- dimmi almeno se torni per cena»
Non le rispondo. Salgo in macchina e chiamo Trevor, il mio migliore amico: L'unica persona su cui posso contare. Gli chiedo se ci possiamo vedere per un caffè, ho bisogno di parlare con lui.

STAYStories to obsess over. Discover now