Ad ogni respiro affannoso l'aria gelida che entra nei miei polmoni sembra tagliarmi dentro come fosse una lama affilata, che,ogni volta che butto fuori, si trasforma in vapore e si mischia con la tetra nebbia che mi circonda; mi stringo le spalle con le mani insanguinate, mentre un senzo di terrore mi tocca lo stomaco,mi guardo le scarpe sporche e piene di terra, anche se il buio non le rende facilmente visibili.
Dalle scarpe il mio sguardo si sposta verso la strada sterrata sotto di esse, e la segue fino a gli alberi ai suoi lati, vorrei ricordare perché sono qui ma non ci riesco, anzi, la sola idea di ricordare cosa possa essere successo mi spaventa.
Tolgo le mani dalle spalle e le osservo attentamente, il sangue non è mio perché non ho ferite ne sulle mani ne altrove, allora un pensiero mi balena in mente:
Di chi è?
Che cosa sta succedendo? Continuo a guardare le mani con gli occhi di come quando osservi il vuoto ed il tempo sembra fermarsi, non penso a nulla perché non so propio a cosa dovrei pensare.
Ad un tratto una luce mi riporta alla realtà, i fari di una macchina che sfreccia a velocità sulla strada in mezzo alla quale io sono immobile, il bianco così intenso degli abbaglianti taglia di netto il buio tetro che c'era fino a poco prima, la macchina è così vicina da illuminarmi, lascio le mani cadere lungo i fianchi come se stessi vedendo la scena dall'esterno. Sento le pupille restringersi di colpo causandomi molto fastidio.
La luce è così forte che oltre ad essa non si vede più nulla, gli alberi, i sassi e anche la luna stessa; il bianco contrasto fra luce e il buio di una notte di novembre ha nascosto tutto questo nell'ombra più fitta possibile.
La macchina non vuole decellerare, sembra che io sia quasi invisibile a i suoi occhi, come per me lo è il conducente.
L'aria immobile rende tutto irreale, la macchina è a un soffio da me, ilchè rende ormai ovvia l'idea che mi investirà.
Sento dell'acqua toccarmi il viso e così mi sveglio di soprassalto.
Sono seduta sul pavimento in legno di casa mia, mi giro a destra e a sinistra un po' spaesata, vedo la libreria di mamma al suo posto, e questo mi tranquillizza; solo dopo mi accorgo di mio padre in ginocchio davanti a me, con un secchio vuoto e gocciolante.
-"Anna un'altro tratto d'arancio"
-"Causato da cosa?" dico ancora sotto shock mentre guardo nel vuoto
-"Un un petalo di fiore trasportato dal vento, entrato in casa dalla finestra aperta"
-"Ah " dico ancora scossa, un senzo di rabbia mi pervade; come ha potuto papà permettere che accadesse?Anche se in effetti non è nemmeno colpa sua.
Quello che è appena successo non è nuovo, anzi è così comune che gli abbiamo dato un nome come si fa con il cane di quartiere che, divenendo la costante comune della vita, assume addirittura un nome. Beh il nome del nostro, in particolare mio, "cane di quartiere" è :tratto d'arancio. So che sembra assurdo ma è una sorta di svenimento causato da un oggetto, pianta o animale del colore arancione che mi tocca o che io, inconsapevolmente,tocco. Non appena svengo inizio a vivere una sorta di incubo :
Sono immobile in mezzo ad una strada, una strada sterrata, inoltrata nel bosco e totalmete deserta. Mentre respiro affannosamente, come se avessi corso, noto che il sangue che ho sulle mani non è mio perché in effetti non ho ferite, riempio la mia testa di interrogativi, ad un tratto vedo una macchina che sfreccia sullo sterrato. Sembra quasi non vedermi nemmeno. La paura mi blocca a tal punto che non mi permette di sfuggirle. Non ho idea di che cosa succeda dopo...
Papà mi sveglia sempre prima che la macchina mi tocchi, o anche solo sfiori; ma lui sa solo la metà di tutto quello che succede quando ho un tratto d'arancio, la sua conoscenza si limita al fatto che io entri in contatto con qualcosa di arancione e poi svenga, lui non hai idea della macchina, delle mani insanguinate e di tutto il resto. E poi non penso che glielo dirò mai, da quando è morta la mamma e molto più indaffarato e sofferente, non ho intenzione di aggravare la sua situazione raccontandogli che penso di essere pazza.
-"Tesoro è pronta la cena " dice mio padre lasciando a terra il secchio e tornando alla carne che sta per bruciare
Con questa affermazione mi riporta alla realtà
-"Si,mi asciugo i capelli e poi arrivo"
Vado in bagno, il nostro piccolo bagnetto a piastrelle di color rosa antico, con un WC dalla catenella arruginita, un piccolissimo lavandino, con sopra un bicchiere che a sua volta dentro ha due spazzolini e tre tubetti di dentifricio mezzi vuoti, di fronte al bidè, accanto al quale si trova un'angusta vasca da bagno ingiallita dal tempo, con sopra diversi contenitori di shampoo finiti da un po', sopra quest'ultima l'enorme e antico scaldabagno dalla spia rossa sempre accesa, i cui tubi s'infilano direttamente nel muro creando delle lunghe macchie di rugine; dietro la porta rende difficile aprirla un piccolo comodino di legno scuro e mangiucchiato dalle termiti, riadattato a porta asciugamani e lamette da barba, a contornare tutto: la fioca luce, proveniente dall'angolo in alto a destra, di una minuscola, anche se "minuscola" è dir poco, finestrella dal vetro opaco e sporco.
Certo non sarà il bagno dei sogni, ma io e papà ci arrangiamo con poco...
Apro la vaschetta del WC, dentro tengo segretamente nascosto il mio diario, avvolto in una busta di plastica verde; qui annoto ogni volta che mi viene un tratto d'arancio, non so perché, ma penso che questo annotare un giorno mi potrà essere utile a fare qualcosa, anche se ancora non lo so di preciso, da tempo infatti tutte le mie descrizioni sono perfettamente uguali e qualche nuovo dettaglio è raro se non unico.
Sono stanca di tutto questo, è difficile andare avanti senza sentirsi diversa, senza sentirsi sbagliata...
Lotto da tutta una vita con questi miei flash, e sono sicura di essere l'unica al mondo ad avere questo strano problema, chiunque sapesse di tutto ciò mi prenderebbe per una sedicenne mentalmente instabile.
Sto male in questa mia prigione fatta di misteri, ma non riesco nemmeno a piangere, l'ho fatto così tante di quelle volte che le lacrime nei miei occhi sono solo una leggenda.
Mio padre continua a dirmi che non dovrei sentirmi così, ma lui non capisce, nessuno capisce perché non capisco nemmeno io, e quindi come posso pretendere che qualcunaltro lo possa fare?
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Tratti d'Arancio -"Niente è come sembra"-
Mystery / Thriller"Questa realtà è solo finzione ma la finzione talvolta diviene realtà" Anna è una ragazza la cui vita è costellata da misteri: Da quando ne ha memoria, la tormenta una sorta di incubo che si manifesta tutte le volte che viene a contatto con qualcosa...
