Capitolo 1
Mi svegliai di soprassalto, con il cuore che mi martellava ancora nel petto e, la visione del mio incubo ancora nitido nella mia mente, spensi la sveglia e rimasi un po' ad osservare la mia stanza, ancora buia e tranquilla, aspettai con pazienza che i miei occhi si abituassero ad una tale assenza di luce. Non appena riuscii a intravedere il mobilio mi alzai e attraversando l'intera stanza mi diressi verso il bagno. Quando fui entrata, presi i lembi della mia maglia e tirandoli verso l'alto me la tolsi. La stessa fine fecero le mie mutande. Ormai nuda, legai i capelli ed entrai nella doccia. Aprii l'acqua, senza nemmeno aspettare che diventasse calda, un brivido percosse la mia pelle, ma non mi spostai, anzi, cominciai a lavarmi. Oltre all'acqua, scendeva anche la schiuma del sapone e mi sorpresi nel vederla rosa, a quanto pare la notte scorsa era stata più terribile di come ricordassi... infatti guardandomi le braccia notai nuove righe rosse. Con un sospiro chiusi l'acqua, appena diventata calda e con una salvietta legata attorno al corpo ritornai in camera da letto, pronta per vestirmi. Lo feci con più calma del solito notando che era ancora presto. Anche se volevo uscire da li, prima che la mia mente cominciasse a funzionare. Mi ritrovai in strada, pronta per la scuola in un attimo. Presi la strada lunga, sapendo che avevo tempo. Era una strada perfetta, secondaria e senza persone, avevo proprio bisogno di silenzio e tranquillità, per poter rialzare il muro che mi isolava da tutti e tutto, però, la solitudine mi faceva riflettere e riflettere mi faceva venir voglia di urlare, di piangere... le uniche cose che mi permettevo di fare fuori di casa, anche se pure quelle erano una cosa che veniva repressa, in fondo a tutto, perché nessuno poteva vedermi così, fui quindi obbligata ad imparare a ingoiare il groppo che mi si formava in gola ogni volta che compariva la necessità di piangere. Dopo aver ingoiato a fatica e per l'ennesima volta, il groppo alla gola, mi accesi una sigaretta, avevo scoperto che la nicotina era una mia alleata, mi aiutava a tenere tutte le mie emozioni sepolte dentro di me. Prendevo delle lunghe boccate di fumo, e lo trattenevo nei polmoni più che potevo, per poi sbuffarlo in una nuvoletta grigia sopra alla testa. Buttai il mozzicone proprio davanti a scuola, e dopo aver preso un bel respiro, mi decisi ed entrai.
Tenevo lo sguardo inchiodato a terra, così da non dover vedere gli altri cambiare atteggiamento al mio passaggio, la mia unica amica in quei casi era la musica che mi riempiva le orecchie e la mente.
Era buffo come prima arrivassi sempre in ritardo perché mi fermavo a parlare fuori dalla classe con chiunque passasse, mentre ora ero sempre la prima, arrivavo addirittura in anticipo... appena entrai, però, non trovai la classe vuota come al solito, ma al contrario erano tutti lì, messi a cerchio vicino alla cattedra, facevano un baccano pazzesco, ma non volli disturbarli, decisi quindi di sedermi ed osservale la loro felicità, da lontano. Pochi istanti dopo il professore entrò in aula e tutti andarono al loro posto...beh quasi tutti, una ragazza rimase ferma, immobile a fianco della cattedra. La ragazza, dopo aver bisbigliato qualcosa al professore, gli porse un biglietto e si girò un po' imbarazzata verso di noi.
<ragazzi, lei è Jenny, si è appena trasferita qui dall'estero, prego Jenny, va pure a sederti vicino ad Alison> disse ad alta voce
<mi spiace, ma è l'unico posto rimasto> aggiunse a voce bassa, in modo che sentisse, con scarso successo, solo lei.
<non fa nulla, non mi dispiace> disse sorridendo. Sentivo perfettamente tutti gli altri metterla in guardia sul mio conto, erano ridicoli, ma con mio gran stupore, la ragazza li ignorò e con tranquillità si sedette accanto a me.
<ciao, io sono Jennifer, ma obbligo tutti a chiamarmi Jenny, quindi ti pregherei di chiamarmi pure tu così> aveva una voce bellissima e soprattutto era così allegra...come la mia, prima di tutto questo, non me la sentivo di farla escludere da tutti, parlandoci e diventandole amica, non era giusto nei suoi confronti, quindi non le risposi, girai appena la sedia, in modo da darle le spalle e mi misi a disegnare. Sapevo perfettamente che ci era rimasta male, lo capii dal sospiro che trasse non appena girai la sedia. Dopo aver scarabocchiato un'intera pagina di quaderno, suonò l'intervallo e, senza nessuna fretta, presi il pacchetto di sigarette, l'accendino e uscii, notai appena la ragazza nuova che parlava con le altre ragazze della classe mentre mi dirigevo al muretto. Anche da lontano, sentivo perfettamente cosa dicevano, lei chiedeva e loro cercavano di risponderle, era bello sentirle chiacchierare, fino a che, lei non chiese di me, al mio nome distolsi lo sguardo, trovando molto più interessanti le mie scarpe, loro abbassarono la voce e cominciarono a parlare..
<non è una buona compagnia> disse una
<già, sta con Jared> continuò un'altra
<chi è Jared?> chiese quella nuova
<solo il peggior criminale della zona>
<sì, dalle voci che girano, si dice che è il capo della banda di questa città> continuarono
<ah, e come mai lei è così pericolosa?> chiese Jenny indicandomi...
<beh, hanno tutti paura di lei, dopo che il suo ragazzo ha pestato uno con cui lei stava chiacchierando, in pratica, dal quel giorno tutti evitano di par...> non riuscii più ad ascoltare, ormai sentivo il familiare bruciore agli occhi che preannunciava le lacrime, con mano tremolante presi una sigaretta e la accesi, mi sentii subito meglio, il bruciore cominciò a diminuire, fino a scomparire del tutto, sentii proprio in quell'istante la campanella suonare, ma non me ne preoccupai, al contrario, presi un nuovo tiro dalla sigaretta e guardai il celo, osservando come il fumo si disperdesse libero nell'aria. Mi decisi a ritornare in aula, solo al termine della sigaretta. Grazie alla sigaretta ero riuscita a calmarmi, a tornare a essere la ragazza menefreghista, che fingevo di essere ogni giorno. Nessuno aveva fatto caso alla mia assenza e nessuno fece caso a me, mentre rientravo, erano tutti abituati, tranne la nuova arrivata, che mi fissava ancora un po' spaesata, ma non le badai molto, rimettendomi a scarabocchiare sul quaderno. Passava tranquillamente il tempo, fino a che Jenny non si mise a voler far conversazione, passandomi un foglietto, che in un primo momento ignorai, ma che a lei non sembro piacere molto, infatti, mi assillò, fino a quando non lo lessi
"sai, ho capito perché non mi parli"
"ne dubito" risposi
"lo fai per me"scrisse
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Allison (#Wattys 2016)
De TodoAllison è una ragazza forte, ma al contempo fragile; è una ragazza con un passato difficile alle spalle e con un futuro incerto davanti a se. completamente sola e senza amici, cerca, con tutta se stessa di sopravvivere, di non portare nessuno all'i...
