chapter I.

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I.

Urlai il suo nome mentre rocce infuocate continuavano a cadere, facendo rumore non appena toccavano terra. Le lettere del suo nome rotolavano via debolmente dalle mie labbra, mentre tra i rottami di fuoco cercai il suo corpo. Tenni stretta l'estremità della mia spalla, da dove fuoriusciva del sangue più scuro del previsto. Ogni passo che i miei piedi compivano, una stretta mi colpiva vari parti del corpo.

"Non puoi andare," la sua mano accarezzò la mia spalla non ferita, quella sana, e mi tenne immobile, come se una mano confortevole sulla spalla bastasse in quel momento.

"Non posso lasciarla da sola. Sarà spaventata in questo momento, ed io devo fare qualcosa, Selena," il mio tono era secco e acido, come se la soluzione a tutto questo era ovvio. Qualcosa, qualche ora fa, era scattato e aveva fatto esplodere quel diavolo di posto alla quale Taylor non voleva neanche andare. La avevo convinta io a venire qui, che ce la avrebbe fatta ad esibirsi per più di milioni di persone, la maggior parte ora erano sotto una sottile seta bianca, privi di vita.

"I soccorsi la troveranno, Karlie," continuò a tenere la presa stretta sulla mia spalla, ma io non volevo stare lì; finché non la trovavo sana e salva, quella mano sulla spalla non avrebbe servito a nulla.

"Selena, lasciami," soffiai, cercando di liberarmi dalla presa con un movimento veloce del busto, ma questo causò solo più danno ai miei dolori. Strinsi i denti, e lei insistette ancora di più, usando ora anche l'altra mano libera che aveva.

"Karlie," disse con tono calmo. "Ti farai del male se la andrai a cercare--"

"Perché lei non sta soffrendo?! Tutta sola...con chissà quali danni," ribattei inferocita, spalancando gli occhi. Mi guardò esasperata, mentre sospirò e passò una mano sudata tra i suoi capelli.

"Ti prego," mi supplicò. "Non andartene anche tu. Se c'è una cosa che Taylor vuole è che tu non muoia o soffra," continuò.

Io scossai la testa, allontanandomi dalla mora che stava cercando di afferrarmi di nuovo, per non farmi scappare. "Credi che io non stia soffrendo?! Soffrirei ancora di più se lei morirebbe!" esclamai.

"Karlie," cercò di prendermi la mano, ma io iniziai a correre verso le macerie, dove decine e decine si soccorsi si trovavano.

"Lei non può entrare qui--" lo spinsi, e per poco non cadde a terra. Con tutte le forze mi addentrai nel disastro più orribile che avessi mai visto, e continuai ad urlare il suo nome, e secondo dopo secondo, le lacrine che rigavano il mio viso diventarono incontenibili.

"Taylor! Dove sei?!" urlai, cercando di non zoppicare. Davanti a me vidi un'enorme esplosione, e io gridai il più forte possibile, e per poco non mi strappai i capelli da quanto li tiravo. "Taylor!" esclamai, e corsi verso quella direzione.

Fumo penetrò nei miei polmoni, e iniziai a tossire, sentendo un forte dolore che andava dal petto e finiva in fondo al mio addome. Mi accasciai a terra, Taylor era l'unico pensiero che mi fece rialzare in piedi.
Sentì dei mugolii in lontananza, e forse stavo sognando, ma quella voce era la sua, usciva dalle sue labbra quella voce dolce e accogliente. "Taylor!" provai di nuovo, mentre corsi verso i piccoli versi.

Sentì che il mio nome venne pronunciato, e quanto la vidi stesa per terra, sentì il cuore esplodermi dentro il petto dalla felicità. Era in cattive condizioni, però era viva.

"Taylor," ansimai, mentre mi accovacciai di fianco a lei. I miei occhi vagarono per le sue lacerazioni che aveva lungo tutto il corpo, e si fermarono non appena il mio sguardo incontrò un osso. Un osso fuori posto. "Che cosa ti senti?"

"Credo di non sentirmi il braccio," rispose con tono affannato. Le guardai il braccio che era steso sopra al suo petto, mentre si reggeva sull'altro gomito. Aveva una scaglia leggermente grande al di sopra del gomito, vicino alla spalla, e per fortuna non le attraversava il braccio.

"Ti tiro fuori di qui," farfugliai, ma la sua voce preoccupata fermò le mie azioni.

"No!" esclamò velocemente. "Non farlo, peggiorerai le cose,"

Questo non mi fece sentire meglio, quando i sensi di colpa ritornarono dentro al mio stomaco. Distolsi lo sguardo, mentre due lacrime mi rigarono il viso.

"Non intendevo questo," disse, mentre cercò di attirare la mia attenzione. "Dico solo che è meglio aspettare qualcuno,"

"Ci metteranno secoli per arrivare!" esclamai. Lei strinse le labbra in una sottile linea e sospirò.

"Aspetteremo quello che serve," rispose proprio quando il mio cellulare prese a squillare. Guardai chi poteva essere, e vidi il viso familiare di Selena comparire nello schermo.

"Che cosa--"

"Karlie ascoltami," mi interruppe prima che potessi dire qualcos'altro. "Ci sono due medici qui. Spiegami che cosa ha fatto Taylor, per favore," continuò con più calma. Mi chiedevo da dove tutti riuscivano a trovare la calma in una situazione del genere.

"Ha un rottame conficcato nel braccio, più o meno sotto alla spalla, tagli per tutto il corpo e...le si vede un osso al di sopra del ginocchio," spiegai, e guardai pallida la gamba ferita.

"Okay, Karlie, sono il dottor Stevens, mi sente?" una voce maschile parlò al telefono, e immaginai che era uno dei due medici di cui Selena aveva parlato.

"La sento," replicai tranquillamente.

"Adesso ascoltami bene, devi fare quello che ti dico," disse con tono più allarmato. Cosa volevano che facessi in una situazione del genere?

"Va bene," confermai, sedendomi sulle ginocchia e ascoltando attentamente quello che aveva da dire.

"Trova la cosa più appuntita," iniziò, e io corrugai la fronte.

"Cosa?" chiesi confusa dalla loro richiesta. Lui non mi diede nessuna risposta, e io cercai con gli occhi per un oggetto affilato, e fortunatamente, trovai un coltello da cucina, anche se non sapevo come c'era finito.

"Hai un pezzo di stoffa?" chiese esitante. Confermai la richiesta, e lui prese un respiro profondo.

"Mi scusi ma che devo fare?" chiesi, iniziandomi a preoccupare.

Ci fu un momento di pausa, prima che lui disse con tono calmo e tranquillo,"Devi amputare la gamba di Taylor,"

Io lasciai un grido disgustato, chiedendo per quale motivo dovevo fare una cosa del genere quando loro erano poco distanti. "Non arriveremo mai in tempo. I soccorsi devono arrivare, e quando saranno arrivati, Taylor sarà già morta se non le taglierai la gamba."

"Io...non posso farlo," implorai. "Non posso amputarle la gamba,"

"Karlie," la voce di Taylor interruppe la nostra conversazione, e appoggiò una mano sulla mia mano libera. "Devi farlo. Fallo per noi. Fallo per me," continuò.

Anche se ero poco convinta, confermai che avrei fatto questa cosa assurda, e posai giù il telefono, non chiudendo ancora la telefonata. "Aspetta," mi interruppe Taylor non appena posai una mano sulla sua gamba. "Mettimi qualcosa in bocca," mi implorò, mentre una lacrima uscì esitante dai suoi occhi.

Annuì velocemente e strappai un pezzo dei miei pantaloni, e lo infilai tra le sue labbra. Guardai esitante la sua gamba, e prima di iniziare, posai le mie labbra sulla sua fronte. "Ti amo," sussurrai contro la sua pelle.

Lei annuì con un sorriso, e con i denti strinse la seta macchiata di sangue. Mettendomi in posizione, feci la prima incisione sulla sua pelle, e il grido che lasciò le sue labbra fece crollare tutte le mie mura già deboli. La mia vista offuscata non era una delle migliori cose che mi poteva capitare durante un amputazione, ma riuscivo a vedere comunque la sua mano libera dimenarsi, che cercava un appiglio da afferrare.

"Ti prego svieni. Ti prego svieni. Ti prego svieni. Ti prego svieni," continuai ad implorare, mentre vidi il sangue che fuoriusciva dalla apertura. Improvvisamente, il suo corpo si fermò e i suoi occhi si chiusero lentamente, dando fine alla sua tortura. "Non si muove più!" esclamai, non appena raggiunsi la fine della sua coscia, finendo la procedura.

"Avvicina l'orecchio al suo petto," mi spiegò Stevens. Feci come mi disse e pochi secondi dopo chiese,"Che cosa senti?"

"C'è il battuto. Debole, ma c'è," risposi, e fui grata quando avevo sentito il suo cuore battere ancora.

"Ottimo lavoro, Karlie. I soccorsi stanno arrivando.

atlas; kaylorStories to obsess over. Discover now