Premessa
Chiamo Julien mia cugina, perché (per un nostro inside joke) "ha dei piedi bellissimi", proprio come il Re dei lemuri del film MADAGASCAR.
Uno dei miei più cari amici, invece, Nic, stava con una ragazza, Tina, che ha fatto qualche sforzo prima di decidere che le andassi a genio (non credo ci abbia mai creduto fino in fondo però).
Julien buttò nel bagagliaio del furgoncino il suo zaino.
Io diedi un altro sguardo allo schema a cui avevo lavorato con Nic: «Lo zaino rosa è di Julien, quello blu è il tuo» dissi indicando il mio amico, «ora mettiamo dentro quello di Tina, così a destra resta dello spazio e carico la cassa con la nostra attrezzatura per le immersioni».
«Ti do una mano» si offrì lui.
«No, ci pensiamo io e Julien, tu prendi le bombole».
Tina posizionò il minifrigo ai piedi del sedile posteriore, fra il posto del conducente e quello del passeggero, a mo' di barriera fra lei e Nic, che stava al volante, e me e Julien, sedute dietro. Dopo di che Nic mise in moto e partimmo.
Julien sfogliava un opuscolo del campo che stavamo raggiungendo: musica dal vivo, piscine, dive centres, conferenze con fumettisti, animatori, attori e doppiatori, performances di danza folkloristica, mostre pittoriche, sculture subacquee, competizioni di cosplay, spettacoli pirotecnici... due settimane dedicate ad ogni forma di arte.
Principalmente, però, avremmo partecipato per la presentazione di alcune nuove serie tv targate Netflix. Sì, perché io e Nic siamo proprio dei fanatici. Non si può dire la stessa cosa di Julien (che però mi adora e verrebbe ovunque con me) o Tina (che ancora mi domando cosa ci facesse con noi; suppongo avesse solo deciso di seguire in una nuova avventura il suo ragazzo, ma ha comunque poca rilevanza in questa storia).
Per noi era una cosa a metà tra il Sziget Festival e la San Diego Comic-Con.
Ragioni per cui somigliava al Sziget Festival: c'era un'immensa zona per i ragazzi che si erano presentati con tende, baracche, burattini... c'erano roulotte, camper, chi dormiva in auto con i sacchi a pelo, e camioncini Hippie Volkswagen; in più, cosa che però al festival non appare, c'erano vari bungalow, divisi in femminili e maschili.
Ragioni per cui somigliava alla Comic-Con: c'erano centinaia di piattaforme diverse per provare giochi da tavolo, per tutti i tipi possibili e immaginabili di consolle (dai videogame degli anni ottanta ai più moderni giochi in 5D), fumetti, manga, artisti di ogni genere (da acrobati a cosplayer, da giocolieri sputafuoco a cantanti J-pop) e, cosa che più mi entusiasmava, c'erano tantissimi libri.
Io e Julien avremmo alloggiato in un dei bungalow femminili, Nic e Tina avrebbero montato la tenda nella zona a loro adibita.
Il bungalow era una struttura di legno posta su una pedana rialzata di legno, con un portico di legno, in mezzo a un grosso prato con qualche fiore selvatico al centro del quale campeggiava un cartello di legno che titolava: "Zona Femminile".
Io e Julien ci eravamo ritrovate sole e abbandonate in mezzo a centinaia di ragazze di ogni nazionalità immaginabile, e la maggio parte parlava per di più ungherese (ma a questo punto sarebbe potuta essere una qualunque lingua, visto che l'ungherese non l'ho mai sentito parlare in vita mia).
Riuscimmo a trovare il nostro letto a castello di legno arrancando nella folla di beautycase e sacchi a pelo e prendemmo postazione, insomma.
Il sole stava calando, quando Julien mi disse: «Devo fare pipì».
Ed io: «Okay, il bagno è di là...»
«Ma sei pazza? Hai visto che fila che c'è?» replicò lei. In effetti, tutte le ragazze del bungalow si erano messe in coda per il bagno e ce n'era abbastanza da aspettare per qualche ora.
«E cosa vuoi fare?» feci io, allora.
«Andiamo nel bagno dei ragazzi!»
Non ricordo bene come, ma mi convinse.
Entrate nel bungalow dei ragazzi, la situazione in fatto di spazio era pressoché la stessa, sennonché l'evidente mancanza di piccoli beautycase rosa pieni di oggetti per la cura personale femminile rendeva più agevolare procedere all'interno della struttura.
Un tale, montando una brandina da campo blu, urtò Julien graffiandole una gamba e sbottò: «Sta' attenta a dove metti i pieni».
Lei, per tutta risposta, gli urlò contro: «Idiota, ma ti sembra normale? Occupi tutto lo spazio! Levati da mezzo subito, o ti tolgo io a calci!» Non sono proprio certa che le parole fossero state queste, ma il risultato fu certamente che il tale si spostò.
Raggiungemmo il bagno del bungalow e Julien andò a fare i suoi bisogni, mentre io ammiravo la vasca da bagno idromassaggio gialla (abbastanza grande da contenere una mezza dozzina di persone circa) che padroneggiava l'ambiente piastrellato color avorio. Stavo giustappunto esprimendo la mia ammirazione e il desiderio di avere una vasca di tale portata in casa mia, quando, voltandomi, non trovai Julien (che era già uscita dal bagno), ma un tale (molto, molto carino) che mi guardava con aria stranita. Io mi dileguai.
Quella notte, la scena di quel pomeriggio si ripropose: Julien mi disse di dover andare al bagno.
«Puoi andare di là» le dissi, indicando la porta del bagno del bungalow. «Adesso non c'è nessuno».
«No, andiamo nel bagno dei ragazzi» insistette lei. E così facemmo.
Fuori dal nostro bungalow, una brezza calda faceva sventolare i fili di erba incolta del prato come tante piccole bandierine fredde e fradice (l'impianto di irrigazione aveva appena smesso di rinfrescare il terreno). Un grosso lampione a palla illuminava dall'alto la strada sterrata e sassosa qualche metro più in là, che dai bungalow conduceva alle zone di interesse del festival ancora tutte splendenti di luci fluorescenti in lontananza.
La prima sera era previsto un "concerto di benvenuto", ma nessun artista rientrava nel nostro campo di interesse, per questo mi ero ritrovata a sgattaiolare nel buio con Julien verso il bungalow dei ragazzi, rimpiangendo di non essere andata ad ascoltare l'esibizione del lottatore di sumo che cantava il Nabucco.
Se entrare "illegalmente" non era stato un problema, lo sarebbe stato trovarlo, il bagno: il bungalow dei ragazzi era completamente al buio e l'unico modo per vedere a un palmo dal naso era usare una torcia elettrica. Chissà perché, ne avevamo una enorme con noi.
Entrammo in una stanza, ma proprio quando, vedendo il bel tale che mi aveva guardato con aria stranita che dormiva in uno dei letti a castello, ci rendemmo conto di essere nel posto sbagliato, il soffitto crollò.
Io, Julien e tutti i ragazzi che dormivano nella stanza, ci ritrovammo in un tunnel sotto il bungalow.
Con un colpo di fortuna sfacciata eravamo sopravvissuti tutti al crollo. Illesi e, non ricordo bene come o perché, pronti a iniziare a percorrere il tunnel.
Illuminavamo le pareti di terra umidiccia con la torcia, che Julien aveva tenuto ben stretta durante la caduta. Sembrava di stare nella casa di un grosso verme, ma sentivamo delle voci rimbombare nel tunnel (che aveva pareti straordinariamente perfettamente rotonde, tanto che anche il pavimento viscido era curvo sotto i piedi). Le voci aumentarono e dietro l'ennesima curva iniziammo a intravedere della luce e a sentire il suono dolce e sempre più intenso di campanelli: ecco allora che apparvero le Winx nella loro forma Enchantix, venute a trarci in salvo e portarci alla fine del tunnel, di fronte al bungalow delle ragazze, anch'esso crollato, alla luce del sole.
Non saprei dire esatte come, ma, nel nostro viaggio sotterraneo, io e Julien avevamo scoperto che il responsabile dei crolli era il proprietario del campeggio, un uomo asiatico, basso e corpulento; quando uscimmo dal tunnel la polizia lo ammanettò e la direzione del campeggio e del festival, dopo il suo arresto, venne affidata alla sua segretaria.
Io e Julien ritrovammo Nic e Tina ai margini del nastro steso dalla polizia per delimitare l'area del crollo dei bungalow e gli spiegammo l'accaduto.
L'ultima cosa che ricordo, prima di essermi svegliata, è che io, Julien, Nic, Tina e il tale che mi aveva guardato con aria stranita (che ora sapevo chiamarsi Marco), andavamo a divertirci al festival.
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I sogni strani della mia vita
Short StoryMolte persone si lamentano del fatto di svegliarsi spesso con la sensazione di aver fatto un bel sogno e non ricordarlo affatto. Non è il mio caso. Io ho il problema opposto: io ricordo per filo e per segno i sogni che faccio e la mattina avverto l'...
