PROLOGO

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L'aeroporto brulicava di gente.
Persone che andavano, altre che tornavano.
Lacrime di gioia rigavano i volti di famiglie riunite e amanti ritrovati.
Volti distrutti da addii appena dati.
Com’ero finita lì?
Guardai l’orologio per l’ennesima volta. Era in ritardo, me lo sarei dovuto aspettare. In fondo, chi mi avrebbe assicurato che si sarebbe presentato. Ero stata troppo orgogliosa per non accettare.
Avrei aspettato solo altri cinque minuti, se non si fosse presentato me ne sarei andata e nessuno avrebbe saputo che, invece, io lo avevo fatto.
Se mio fratello avesse saputo cosa stavo facendo, in che situazione ero andata a finire, mi avrebbe guardato con la sua espressione di disappunto e mi avrebbe fatto uno dei suoi soliti discorsi su quanto dovrei pensare di più a quello che faccio, invece di buttarmi sempre sulle cose per colpa del mio stupido carattere orgoglioso e impulsivo.
Ci pensai di nuovo, ero stata proprio stupida.
Afferrai la valigia e feci per incamminarmi verso l’uscita, quando lo vidi. Una figura alta e imponente, con una camminata spavalda, si stava facendo strada nella mia direzione. Era davvero venuto.
Ora non mi sarei potuta più tirare indietro.
«Ciao, Johnson» mi salutò. «Sei ancora in tempo a dartela a gambe, ho visto che stavi già pensando di andartene» mi stuzzicò.
«Come vedi, sono qua. Non sarò io quella a tirarsi indietro» gli risposi a tono.
«Ci sarà da divertirsi, allora» rispose con un ghigno.

SPAZIO AUTRICE

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Si chiama: _mary.phoenix_

Obbligo o Verità #Wattys2018Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora