Capitolo 1

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Non mi ero mai accorta di quanto il soffitto della mia camera fosse cosi bianco e impeccabile.
Solo in quel momento mi resi conto di quanto fosse diverso dalla mia vita. La mia era caratterizzata da innumerevoli crepe, pezzi di intonaco caduto ed infiltrazioni d'acqua al contrario di quel bianco candido che tanto bramavo.

Ero sveglia ormai da ore sdraiata a pensare stranamente alle mie disgrazie e farmi filmini mentali tutto fuorché normali. Ma tanto per me era normale restare ore senza chiudere occhio e la prova erano le persistenti profonde occhiaie incise sotto i miei occhi, che nemmeno un chilo di correttore avrebbe mandato via.

La prima e seconda liceo erano stati per me molto belli ma caratterizzati entrambi da giorni terribilmente simili fra loro.
Da subito avevo fatto amicizia con tre ragazze formando un gruppo, le caratteristiche che mancava a una di noi l'altra l'aveva e viceversa.
Tutto rose e fiori fino a quest'estate dove ci siamo divise.
Offese giravano su whatsapp, social e a scuola dove io come sempre ero la spettatrice, visto che non c'entravo nulla. Sempre la spalla su cui piangere per tutte e tre, peccato che loro non si accorgessero di come quella spalla non fosse affatto stabile da se figuriamoci con il peso di altre tre persone. Le loro lacrime impregnate nei miei vestiti erano una tortura da lavare via sia dal tessuto che dalla mia persona.
Non si accorgevano di quanto io soffrissi a doverle sempre riappacificare beccandomi pertanto anche offese da parte loro, di quanto soffrissi a vederle cosi distaccate tra di loro.
Io dovevo fare sempre l'intermediario:
Se stavo con una le altre due mi allontanavano, se stavo con le altre due l'altra mi allontanava.

Questa faccenda era cosi dolorosa per me che più di una volta mi sono chiesta se anche loro provassero quello che provavo io, o se erano cosi ipocrite da non accorgersi di niente.
Ma alla fine erano sempre le mie migliori amiche, potevano farmi il torto peggiore e io le avrei sempre perdonate nonostante il loro odio reciproco tra di loro.

Quel fastidioso trillo della sveglia mi destò da quella piccola ricaduta nei miei ricordi che tanto spesso mi avvolgeva tra le sue braccia.
Con fare assonnato abbracciai per l'ultima volta il mio adorato cuscino e gli diedi l'addio perché sapevo che non sarei ma tornata viva da quella giornata estenuante di scuola.
Spensi quella macchina infernale che mi stava trapanando i timpani e come uno zombie mi alzai dal letto diretta verso il bagno. Una doccia fredda non me la toglieva nessuno.

Come sempre sperai che l'acqua che scivolava sul mio corpo sarebbe stata in grado di portare via con se nel tubo di scarico anche tutte quelle piccole preoccupazioni che aleggiavano sempre nella mente di un'adolescente, anche se nella mia forse ce ne erano anche troppe.
Ogni volta mi smentisco sotto questo aspetto perche mi ritrovo sempre a pensare il più del dovuto a quella che dovrebbe essere la mia vita.
Il box doccia è un po come un posto per ricucire tutti quei pezzi di ricordi che hai perso tra il trascorrere delle giornate.

"Abigail muoviti che sono già le 7:45! Arriverai tardi a scuola"
La voce di mia madre arrivò fin nella mia doccia dal piano di sotto, a volte mi chiedo come faccia.
Poi però analizzai la sua frase e tutta di fretta uscii dalla doccia. Possibile che nonostante fossi sveglia da ben 3 ore mi ritrovo sempre in ritardo? No, mi risposi da sola, non è possibile ci sarà al mondo almeno una statistica che dice che almeno una volta, anche per sbaglio, io arrivi puntuale? Non credo proprio.

Mi precipitai nell'armadio prendendo un jeans strappato e una semplice maglietta nera a maniche corte di un paio di taglie superiore alla mia e le mie adorate all star tutte nere.
Mi infilai gli occhiali da vista e guardandomi allo specchio constatai di esser pronta.

Non è che abbia tanto bisogno degli occhiali visto che mi manca solo 0.75, ma mia mamma ha insistito per farmeli indossare e ora sembro quasi un topo da biblioteca. Ma ormai ci ero abituata e il fatto che le lenti a contatto mi accecassero ogni volta che provavo a metterle mi esortava solo ad assecondare l'idea di mia madre.

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