Ansia.
l'ansia è tutto quello che provo nella mia vita,la provo la mattina appena sveglia,quando sono sotto la doccia,la provo quando sono in auto e vado verso scuola e la provo anche ora mentre sono in classe e il professor Foster parla della seconda guerra mondiale.
La mia mano si muove nervosa sul foglio,traccia disegni confusi,un paio di occhi grandi e intensi che sembrano perforarmi.
se non li avessi disegnati io penserei quasi che siano reali.
Guardo Jess al mio fianco e come sempre il mio sguardo cade sulle sue mani,le unghie mangiate fino all'osso dipinte di un nero opaco,lo stesso che portò io sul mignolo della mano destra.
Non so perché noto i dettagli irrilevanti nelle persone e non noto mai l'insieme come se vedessi il mondo attraverso una lente d'ingrandimento.
la Campanella suona e in un attimo il vociare degli studenti e il rumore di sedie che scattano mi risveglia.
"Ash vieni al ghetto dopo?"mi chiede Jess sistemando lo zaino sulla spalla.
il ghetto è il nostro posto,mio e delle altre ragazze del gruppo,non è nulla di speciale.
l'ha scoperto Dee un pomeriggio mentre comprava della roba da un tizio,si erano appartati in un angolo perché erano troppo in vista e si erano trovati in questo locale polveroso a concludere il tutto.
Da quel giorno ci andiamo almeno due volte a settimana e nei weekend se le feste sono noiose o arriva la polizia troppo presto.
Annuisco mentre infilo i miei disegni nella tracolla.
lo sguardo che ho disegnato mi fissa un ultima volta mandandomi un brivido prima che chiuda la borsa.
Camminiamo per i corridoi ormai deserti.
mi si rizzano i peli sulle braccia quando il freddo gelido di gennaio mi colpisce,ho lasciato la giacca nella macchina di Dee stamattina e ora non la vedo nel fottuto cortile.
"Ci vediamo al ghetto Jess"dico sbrigativa prima di attraversare il cortile deserto e arrivare ai parcheggi.
qui è più affollato,c'è qualche gruppetto di studenti che si attardano vicino alle auto.
tiro su il mento e raddrizzo le spalle quando passo affianco a un gruppo di Nerd intenti a parlare,sono di qualche anno più piccoli ma si zittiscono come sempre quando passo accanto a qualcuno.
hanno paura di me lo so e fanno bene.
non ho tutte le rotelle apposto io,il cervello me lo sto fottendo per bene mentre il cuore è conservato in un cassetto blindato.
mi volto per un secondo nella loro direzione e questo basta a far abbassare loro lo sguardo trovando improvvisamente interessanti le loro scarpe.
"Ash!"mi urla una voce che conosco molto bene.
Dee si sta sbracciando dal fondo del parcheggio.
accanto a lei una ragazza che non conosco.
la gelosia mi attanaglia quando vedo la sconosciuta toccarle il braccio.
la mascella mi si tende e stringo la presa sulla bretella dello zaino mentre cammino verso loro.
la mia migliore amica lo capisce da uno sguardo che sono incazzata.
Prima che possa anche solo aprire bocca mi getta le braccia al collo e "Cracovia" mi sussurra all'orecchio.
scoppio a ridere scrollandomela di dosso.
"Ash,questa è Mary,una mia amica di infanzia,vivevamo vicine prima che mi trasferissi qui".
"che ci fa qui?"chiedo brusca,non voglio sapere nulla del loro vecchio e logoro legame.
Dee è mia.
scruto questa Mary cercando di capirela;capelli di un rosso intenso,mezzo dito di ricrescita,occhiali grandi,naso piccolo e labbra decisamente troppo grandi per un viso così piccolo e insignificante.
posso già dire che è una persona cattiva,quelle come lei me le sento dentro,sono di quelle che ti pugnalano mentre ti abbracciano,in poche parole una che non vorrei mai essere.
anche lei mi fissa guardinga,cerca di capire,decifrarmi,dal momento in cui distoglie lo sguardo capisco che sa che l'ho inquadrata.
una battaglia di sguardi che si incrociano e si lasciano,che si leggono dentro per poi negare tutto agli occhi di chi non sa.
"Dee,ci aspettano al Ghetto"dico per uscire da questa situazione di disagio.
Non mi piace per nulla questa ragazza,e so esattamente che per lei è lo stesso.
"Lo so Ash,infatti Mary è qui per questo,il suo ragazzo ha iniziato a lavorare li oggi e lei voleva fargli una sorpresa".
immagino già come sarà il suo ragazzo e mi ritrovo a pensare una scusa per evitare di andare nel mio posto preferito.
ovviamente Dee intuisce i miei pensieri perché mi prende per il braccio e mi avvicina a sé.
ormai non ho più scampo,devo andarci per forza.
faccio per sedermi di fianco a lei sul sedile davanti quando Mary mi precede e quasi mi sbatte la portiera in faccia nella foga di passarmi avanti.
afferro la portiera e la blocco ad un millimetro dal mio naso.
quasi le ringhio in faccia quando si volta a guardarmi.
"Tu non mi piaci"le dico in un sussurro.
lei sembra non sentirmi e quasi ci credo,se non fosse che appena si è chiusa la portiera alle spalle si ingobbisce cercando di diventare il più piccola possibile.
Stupida puttana.
Appena Dee mette in moto mi accendo una sigaretta,la mano sinistra ha un tremito involontario e per poco la cenere non cade sul sedile.
Mary tossisce per il fastidio del fumo,sbuffo e alzo gli occhi al cielo,questa ragazza è davvero...Non ci sono parole per descriverla,sembra vivere in un altro mondo,quello delle amebe per intenderci.
Non vedo l'ora di arrivare al ghetto e rilassarmi un po.
Non che la scuola sia stressante,navigo nella sufficienza da quando ne ho memoria e mi va più che bene.
Dee e Mary parlano fitte fitte e la voce nasale della rossa stranamente non mi irrita.
appena arriveremo ce la scolleremo di dosso e io riavró la mia migliore amica.
I loro discorsi sono noiosi,Mary è noiosa,mi chiedo come faccia ad avere un fidanzato.
mi figuro la sua versione maschile e si se lei è discreta lui deve essere proprio bruttino.
questa giornata mi sta sfuggendo di mano,dovevo andare al Ghetto e vedermi con le altre,comprare la roba per la settimana da Lou e fumarmeme un po in santa pace con le altre.
certo potrei scaricare Dee con la sua amica ma no.
Non lascio Dee sola quasi mai,facciamo quasi tutto insieme,siamo opposti che si attraggono in un modo morboso quasi malato.
lei alta io bassa,lei solare io silenziosa,lei quella gentile e io quella stronza e cinica.
ci bilanciamo alla perfezione,la mia metà mancante platonicamente parlando.
finisco la sigaretta nel momento esatto in cui Dee parcheggia vicino al parco.
il ghetto dista due isolati da qui,scendo dall'auto e noto la bicicletta di Jess ancorata al solito palo accanto al motorino scassato di Jamie.
"Le ragazze sono già qui?"mi chiede Dee stupita,di solito non arrivano prima delle cinque perché diversamente da me all'istruzione ci credono sul serio e si applicano in tutte le materie prima di raggiungerci.
Offro una sigaretta a Dee e me ne accendo un altra.
Aspiro a fondo e trattengo un po il fumo in bocca prima di soffiarlo fuori.
"Devi vederti con Lou?"
"Si,più tardi verso le otto credo"
"Oh ok, vedi poi se riesci a farti dare un passaggio da lui,sennò torno a prenderti".
"Ma va Deeddina torno a piedi"dico usando il nomignolo che le ho affibbiato a dodici anni.
in quel periodo avevo una predilezione per i soprannomi lunghi e ne trovavo praticamente a bizzeffe per qualunque cosa o persona.
"Non voglio che torni sola"mi dice a bassa voce.
"Siamo arrivati? Sto gelando!"piagnucola Mary.
mi ero quasi scordata della sua presenza,ora la trovo ancora più irritante per avermi interrotto.
che vuole da Dee? Sbuca fuori all'improvviso dopo cosi tanto tempo.
Non mi convince per nulla.
"Si guarda è in quel vicolo"le dice Dee allegra.
A volte odio la sua gioia di vivere,la invidio per come vede il mondo,non tutto nero o tutto bianco,lei vede le sfumature,le diverse scale di grigio,le ha viste in suo padre che ogni sera la picchiava quando era piccola che da bianco si è trasformato nel piu cupo dei neri.
Le ha viste diventare nero carbone e follia, quelle sfumature appena accennate di grigio negli occhi di sua madre, mentre lentamente si ammazzava di farmaci.
Le vede crescere in me che prima ero bianca,che divento di un colore sempre più tetro eppure non si arrende.
le piace la sua vita, ed è di questo che mi nutro,la tengo vicina a me perché ne ho bisogno,ne abbiamo bisogno, l'una dell'altra, io e lei.
quando metto piede nel Ghetto l'aria è diversa,qualcosa è cambiato,la sento sotto pelle l'ansia che mi assale,mi fa tremare le ossa e mi fa uscire il fiato a pezzi.
sento il cuore pulsare forte nelle orecchie,il sangue che mi scorre nelle vene.
un grido mi fa tornare alla realtà,sbatto le palpebre un paio di volte e mannaggia la puttana il mondo riprende a girare normalmente.
Mary vede il suo bello e gli corre incontro,Dee la segue per vedere chi sia.
è una ragazza curiosa lei,io no,mi faccio i cazzi miei che magari riesco ad arrivare ai vent'anni senza morire.
Vado al mio solito tavolo Jam e Jess mi stanno dando le spalle e quando mi avvicino neanche mi notano.
mi siedo di fronte alle loro teste vicine.
"Ehi Ash,che si dice?"mi chiede Jam.
lei è la piccolina del gruppo,fa il secondo ed è dal primo che pedinava noi.
alla fine ci siamo stancare di farci guardare da lontano e l'abbiamo presa con noi.
"Niente Moffola,Dee si è portata una sfigata dietro"dico accasciandomi sul divanetto.
il soprannome Moffola se lo era guadagnato arrivando in piena estate con i guanti da Sci,diceva di aver freddo alle mani,soltanto dopo un paio di giorni avevo capito che qualcosa non andava e avevo dovuto sistemare le cose.
alle altre non ho detto nulla,se Moffola voleva parlare lo avrebbe fatto.
"Ah tante novità! c'e anche uno nuovo che lavora qua,ed è strano,non pensavo che il Guercio cercasse personale"
"No,infatti"esclama Dee sedendosi al mio fianco,Mary sta ancora davanti al bancone,del tipo non intravedo nulla se non la chioma scura,sta chino verso di lei e stanno parlando.
"In pratica la madre è amica del Guercio e sono a corto di soldi,gli sta facendo un favore tenendolo qui,considerato che pure lui se fa qualche soldo è un miracolo".
Dee ha ragione,il Guercio ha un buon cuore,una volta che diventi cliente abituale non ti fa più pagare e qui dentro di facce nuove non se ne vedono da un pezzo.
"Tu come sai queste cose Dee?"chiede Jess prendendo un sorso della sua Aranciata.
"Beh si dà il caso che Mary sia la fidanzata del tipo".
Ancora nessuno lo aveva chiamato per nome,bizzarro.
Quando finalmente Mary decide di aver monopolizzato abbastanza l'attenzione del nuovo barista viene a sedersi con noi.
Dee la presenta alle ragazze che si mostrano gentili anche se vedo gli sguardi straniti che si scambiano.
chissà che c'e di così strano,forse anche loro hanno capito che Mary è una stronzetta,anche se mi pare improbabile,diciamo che non sono le galline più furbe del pollaio.
Sono seduta nel locale da quasi dieci minuti a sentire blaterare le ragazze di cose inutili come la tesina da consegnare per l'inizio della prossima settimana e ho la gola secca per via della sigaretta fumata prima.
ho bisogno di un drink e del Guercio non c'e ombra.
in teoria il ragazzo dovrebbe già essere venuto qui a prendere gli ordini da un pezzo.
la risata di Mary mi fa andare fuori di testa.
stringo i pugni,set to i denti e mi alzo di scatto quasi ribaltando la sedia e spaventano le ragazze.
sbuffo e faccio cenno al bar.
Non mi va di sprecare parole,la mia saliva è praticamente inesistente e la bocca è come il deserto del Sahara quindi me ne sto zitta e vado al bancone.
anche lì nessuna traccia del personale o di qualcuno,qualche sgabello lontano da dove mi trovo c'e Jack,è ridotto ad un ammasso di vestiti lerci e lisi e se ne sta con la testa appoggiata al bancone.
sembra quasi un cassonetto dall'odore che emana.
dolciastro e rancido,l'odore della povertà che ti si attacca addosso e ti scava l'anima come fa la fame sul tuo viso.
apre di poco un occhio iniettato di sangue e mi fissa col suo colore lattiginoso,quasi bianco.
è cieco da un occhio e la vista dell'altro sta calando velocemente,non so se sopravviverá ad un altro anno.
forse se ne andrà da cieco o peggio ancora no.
mi ricordo la prima volta che l'ho visto,lo stesso sgabello,la stessa posa di chi la voglia di vivere la vita non ce l'ha più.
Non l'ho mai visto bere niente anche se da quello che ho capito è l'alcool che l'ha portato qui.
Dorme sul vicolo nel retro,il Guercio gli ha offerto il magazzino in cui stare più volte l'anno scorso in cui l'inverno è stato incredibilmente freddo,ma lui ha sempre rifiutato,troppo testardo per essere un barbone,troppo orgoglioso per non avere più nulla di cui esserlo.
credevo che un giorno sarei venuta qui e lo sgabello sarebbe stato vuoto.
nelle giornate buone avevamo persino intavolato conversazioni, io e lui,mentre aspettavo Lou oppure mi annoiavo.
Jack mi continua a puntare addosso il suo occhio spento,finché esausto non lo chiude.
oggi non è una giornata buona per lui.
Sospiro e mannaggia la puttana passo dietro il bancone,frigo nel frigo bar cercando una Coca Cola per Dee.
"E tu chi sei?!"
mi alzo di scatto e sbatto la testa contro il bancone.
la vista è appannata quando mi volto verso la voce che mi ha spaventato.
è alto,ma non altissimo,capelli scuri,pelle d'ambra,fisico asciutto e snello,ma sono gli occhi su cui mi concentro.
colgo sempre i particolari,questo ragazzo ha qualcosa che non va.
i suoi occhi sono di un colore profondo e caldo,che non riesco ad identificare,ma è la sensazione che mi danno la cosa peggiore.
Ansia.
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Chaos
Fiksi RemajaLei stronza cinica. Lui allegro e spensierato...forse troppo. Due mondi diversi,due facce della stessa medaglia a pochi km di distanza, Due storie che entrano in collisione,un cuore spezzato e uno vuoto,riusciranno a sopravvivere o moriranno nel ten...
