CAPITOLO I

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Storia, la materia più noiosa che Lizbeth avesse mai studiato. Ogni mattina, durante quell'ora, sembrava che il suo banco diventasse un cuscino maledettamente invitante cui cedeva ogni volta.
Se dobbiamo dimenticare il passato, perché bisogna studiare storia? Liz odiava studiare storia. Era frustrante dover studiare gli errori di altre persone, a lei bastavano già i suoi che erano anche troppi.
«Signorina Walsh, la vedo molto interessata alla mia lezione. Perché non ripete ciò che ho detto fino ad ora?» Maledetta seconda fila, maledetto liceo e maledetta professoressa di storia. Tra tutti gli studenti che c'erano in quella classe, proprio lei doveva riprendere ogni volta.
«Ehm, allora, Firenze era la culla del Rinascimento, un periodo nel quale la città stessa, che aveva già dato Natali a Dante Alighieri, era percorsa da grandi come Da Vinci, Lorenzo il Magnifico, Raffaello Sanzio...»
Firenze. Fra tutte le città straniere era diventata certamente la sua preferita. Più ci vivi e più ti rendi conto di essertene innamorato. È così accogliente che alle volte si sentiva fiorentina. Passeggiando per le strade di Firenze, si poteva respirare l'atmosfera affascinante che può regalare solamente l'arte fiorentina che si mostra agli occhi di tutti, così pura in tutta la sua essenza, in pratica palpabile.
«Può bastare. Se dovessi ritrovarla a dormire durante la mia ora, mi ritroverò costretta a prendere seri provvedimenti, signorina.» annuì e, non appena la professoressa tornò alla sua spiegazione, si sdraiò nuovamente sul banco ma qualche attimo dopo, suonò la campanella, quindi si alzò lentamente sbuffando e si stiracchiò.
«Sonno anche oggi?»
Diana era certamente la sua più grande amica. La conosceva da quando si era trasferita a Firenze. Aveva soltanto cinque anni ed era arrivata a scuola da pochi giorni.

Diana è seduta su una piccola sedia di plastica nella sua classe. I lunghi capelli biondi le cadono sul viso che tiene chino sul foglio dove il disegno di una farfalla multicolore sta prendendo vita sotto le sue dita, troppo abili per appartenere a una bambina di cinque anni. Poggia un attimo la matita sul banchetto di legno e si porta indietro i capelli con entrambe le mani. È stanca di tenere i capelli sciolti. Le danno troppo fastidio mentre disegna e lei odia che qualunque cosa si metta tra lei e le sue matite. Si alza in piedi e va in cerca della sua maestra perché le possa intrecciare i capelli, fino a quando non sente le voci di alcuni bambini poco distanti. Incuriosita, decide di avvicinarsi al punto da dove suppone arrivino le voci e poco lontano vede quelli che dovrebbero essere i suoi compagni. Si avvicina e sentendoli ridere si chiede cosa stiano guardando di tanto divertente e al solo pensiero sorride e si mette a correre verso di loro. Non appena vede quello che sta succedendo corruga la fronte e si fa spazio tra la folla avvicinandosi a quella nuova seduta sopra suo fratello, disteso a pancia in giù e con la testa reclinata indietro, tenuta per i capelli dalla bambina.
«Cosa fai a mio fratello?» le urla pensando a cosa fare per poter allontanare l'Inglese da suo fratello. La bambina dagli occhi azzurri si gira verso la bionda lasciando la presa dai capelli del bambino sotto di lei.
«Ha detto che il mio disegno era brutto.» si giustifica facendo spallucce e alzandosi dalla schiena di chi aveva osato offendere le sue doti artistiche.
L'altra, ormai col viso paonazzo per la rabbia, fa per lanciarsi addosso all'aggressore di suo fratello il quale la blocca in anticipo. Se quella bambina era riuscita a mettere k.o. un bambino più grande, non solo d'età, ma di statura, non osava immaginare cosa avrebbe fatto a sua sorella.
«Lasciami stare Manuel!» urla cercando di liberarsi dalla presa ferrea del più grande. Lui scuote la testa e la stringe più forte.
«Dai Diana, dobbiamo andare a casa.» dice lui ricordandosi il motivo per cui è passato alla scuola materna prima di raggiungere i propri genitori fuori dalle elementari.
La biondina decide di calmarsi e fa un grande sospiro senza distogliere lo sguardo da quello della bambina nuova.
«Non devi fare male a mio fratello, hai capito bambina nuova?» la avverte cercando di essere minacciosa. La bambina dagli occhi glaciali solleva un sopracciglio chiedendosi se la piccoletta davanti a lei faccia sul serio.
«Ho un nome, lo sai?» risponde ignorando completamente la sua minaccia.
«Mi chiamo Lizbeth.» aggiunge e, senza aspettare una sua risposta, si volta prendendo il suo zainetto e si allontana verso l'uscita.

BurnedHikayelerin yaşadığı yer. Şimdi keşfedin