Capítol 1. raig de sol (raggio di sole)

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Francesca

Era una mattina come tante, l'orologio sul mio comodino segnava le sei e mezza ed ancora il sole non era pienamente sorto su Barcelona. Mi stiracchiai un po', poi mi misi seduta sulla mia porzione di letto cercando di recuperare un po' di forza per uscire dalla mia stanza. Era settembre inoltrato, ma era come se fossimo ancora in estate e nella mia camera l'aria condizionata mi permetteva di dormire in modo decente, senza soffrire troppo il caldo.

Ahimè, però era l'unica stanza, insieme a quella della mia coinquilina, ad avercelo. Quindi una volta uscita da lì, sarei passata dal Polo al Tropico in mezzo nano secondo. Anche quella mattina compì questo sforzo disumano ed entrai in cucina dove Sara, la mia coinquilina, e Jordi, il suo ragazzo, si stavo imboccando la colazione.

"Pessimo giorno" borbottai aprendo il frigo "Ciao Sca" mi salutò Jordi con uno spiccato accento spagnolo "Ciao, ma che brutta cera..." commentò Sara guardandomi innorridita "Grazie, molto gentile" dissi ironica, versando il latte in una tazza, a cui aggiunsi una buona dose di caffè. Poi mi avvicinai all'enorme finestra della cucina e mi sedetti sul bordo interno guardando Barcelona svegliarsi pian piano.

Una volta finito di bere il mio caffèlatte, lavai la tazza e la misi a sgocciolare; presi i vestiti puliti in camera e mi chiusi in bagno.

Dopo una doccia fredda rigenerante, uscì dal box ed iniziai a prepararmi.

Passai un po' di correttore sulle mie occhiaie e lasciai libero il bagno, tornandomene nella mia stanza. Sistemai la tracolla con tutto il necessario, staccai il telefono dal caricabatteria e lo misi in tasca, insieme alle mie fedeli cuffiette mezze rotte; ne avrei dovute comprare un altro paio. Salutai i due piccioncini ed uscì di casa, camminai fino alla fermata dell'autobus ed aspettai il mio.

Il 234/A passò in perfetto orario. Salì e presi posto, mettendo le cuffiette nelle orecchie pronta per ascoltare i miei amati 5SOS. Ah, perchè non sono conosco di persona Luke Hemmings? Vita di merda...

Mezz'ora dopo arrivai all'Accademia, ero in perfetto orario per i miei standard: 7:35. Feci il giro dell'edificio e mi indirizzai verso il giardinetto, una volta avvistata la mia panchina, mi ci sedetti sopra e tirai fuori dalla sua custodia la mia Nikon iniziando a scattare alcune foto di quel piccolo angolo di paradiso.

Verso le 7:55, tornai all'ingresso dell'edificio ed entrai, controllando nella mia piccola agendina la classe e la lezione. Era mercoledì, per le prime tre ore avrei avuto il professor Cruz: quella giornata non era poi iniziata così male.

Le prime due ore erano già andate, Cruz ci aveva lasciato cinque minuti di pausa giusto per rilassarci un po'. Uscì fuori dall'aula e mi incamminai verso il distributore automatico; misi dentro le monetine e cliccai il pulsante relativo al caffè macchiato. Una volta pronto, lo presi e tornai verso l'aula.

Stavo per entrare quando il professor Cruz mi fermò "Latini, potrei parlarle un minuto in privato?" "Certamente" risposi un po' stranita girando tra le dita una ciocca colorata dei miei capelli. Ci spostammo in una angolo più appartato del corridoio "Signorina Latini, le volevo parlare di una proposta che mi è stata offerta da un mio grande amico" iniziò "La ascolto" dissi iniziando ad incuriosirmi "Il mio amico ha bisogno di una mano per uno shooting e, data la mia mancanza di tempo, gli ho chiesto se potevo mardargli un mio studente e lui ha accettato" spiegò ancora "Ed io che c'entro?" chiesi "Io ho pensato a lei per questo shooting. Ha poca esperienza, ma ha già acquisito un occhio fotografico di tutto rispetto. E come se non bastasse, il mio amico è italiano, proprio come lei" chiarì ed io mi limitai ad annuire "Che ne pensa di questa offerta? Il mio amico mi ha assicurato che ti pagherà" cercò di convincermi "Ancora non sono sicura, però le prometto che ci penserò su professor Cruz".

Barça || Gianluca Ginoble Stories to obsess over. Discover now