"Amy e Alex sveglia! É ora di andare a scuola!"
Uff. Le vacanze natalizie sono passate troppo in fretta...
Ed ecco che riparte la solita routine...
Cerco di aprire gli occhi, un fascio di luce mi investe e li richiudo subito per il dolore.
"Amy e Alex! Forza alzatevi o farete tardi!"bella la mia sveglia é?! Mia mamma é capace di sgolarsi pure alle 6:30 di mattina.
"Amy svegliati!"prende un lembo della mia coperta e mi scopre, un'ondata di freddo mi fa rabbrividire.
"Mamma... ancora 5 minuti..."prendo la coperta e mi copro fino alla nuca.
"No. Alzati ora. Lo sai che ci metti tanto a prepararti... specialmente la mattina presto."
"Ma io ho ancora sonno..."ieri sera ero rimasta sveglia fino a tardi a chattare con Elisabeth, Ivan e William, noi quattro siamo migliori amici dall'asilo nido, da allora non ci siamo mai separati e mai lo faremo.
"La prossima volta vai a letto presto al posto di stare attaccata al cellulare! Ora alzati signorina!"ma é possibile che le mamme siano tutte uguali... non sanno dire altro che:"Dammi quel cellulare" "Stai sempre attaccata al telefono" ecc...
É come se il cellulare sia la causa di ogni disgrazia.
Prendo coraggio, apro gli occhi ma si socchiudono subito, mi metto a sedere, metto le ciabatte e cammino verso la cucina come uno zombie.
Saluto mio padre e mio fratello e mi siedo sulla sedia per fare colazione.
Non appena ho finito di prepararmi, usciamo tutti di casa, saltiamo in macchina e ci dirigiamo verso la stazione, dove io e mia mamma prendiamo il treno, lei va al lavoro a Seattle ed io a scuola.
Prendo la cartella, saluto la mia famiglia e mi dirigo verso il treno.
Quando arrivo a scuola sono tutti ammassati all'ingresso dell'edificio, sembrano un branco di pecore, faccio un respiro profondo e mi faccio coraggio ad entrare nel carcere.
Appena entro in classe, mi ritrovo tutti i miei compagni che non sono cambiati per niente, ovviamente siamo i soliti casinisti.
Saluto tutti i miei compagni con il dovuto rispetto e prendo posto in fondo alla classe, l'ultimo banco é il mio posto preferito, puoi chiacchierare quanto vuoi e nessuno ti becca.
Mi metto a fissare il vuoto, quando un mio compagno mi schiocca le dita davanti alla faccia.
"Appena arrivata e ti metti a pensare al mondo delle favole?!"dice in senso ironico, mentre si siede al banco di fianco al mio e apre la finestra.
"E tu sei appena arrivato e apri la finestra quando fuori si gela"dico fissando Austin negli occhi.
"Okay okay... hai vinto"dice sorridendo e portando le mani al cielo.
"Allora... come sono andate le vacanze di Natale?"
"Benone, ho dormito come non mai, ci voleva un pó di riposo... le tue? Com'é andata in montagna?"chiedo sorridendo.
"Sii pure le mie! Mi sono divertito un mondo!"mi sorride e io ricambio.
"Bene ragazzi! Ben tornati! Prendete il libro d'inglese."dice il professore appena entra in classe.
"Buon giorno, prof."diciamo tutti in coro.
L'ora di inglese passa abbastanza veloce, mi preparai ad affrontare una lunghissima giornata... in quest'ora abbiamo lezione di matematica e non solo una... ma 2 ore consecutive... non so se potró resistere a lungo.
Incominciai a chiacchierare con Austin per il fatto che é un'ingiustizia che i prof. abbiano gli alunni preferiti, il prof. ci riprese subito ed io passai tutta l'ora a sbuffare e a lamentarmi per le sedie scomode e i prof. noiosi.
L'ora successiva il prof. interrogó una mia compagna... in quel momento non la invidiavo affatto.
Mentre il prof. cercava sul registro la sua vittima, io stavo pregando mentalmente perché non volevo essere interrogata visto che non mi ricordo neanche a che capitolo siamo arrivati e di cosa si tratta.
Subito dopo arrivó il prof. di ginnastica per avvisarci che non c'era la prof. di spagnolo, un vero peccato perché io adoro lo spagnolo.
Visto che non c'era nessun insegnante disponibile per fare supplenza ci hanno mandato a casa prima.
Quando sono entrata in casa, vedo i miei genitori seduti a tavola che parlano tranquillamente tra di loro.
"Ciao mamma, ciao papà"
"Eii tesoro."si alzano e a turno mi danno un bacio sulla fronte.
"Come mai siete già a casa?"chiedo per pura curiosità.
"Oh beh... abbiamo chiesto un permesso al lavoro per prenderci un giorno di ferie, sai... siamo molto stanchi... poi a Natale io ho dovuto lavorare..."non sono del tutto convinta che dicano la verità, mi limito ad annuire e a salire in camera mia.
Invio un messaggio ai miei migliori amici per chiedergli se dopo la scuola vogliono venire a fare una passeggiata con me.
Purtroppo loro vanno in una scuola diversa dalla mia ed é un vero peccato perché io adoro passare il tempo con loro.
Devo ammettere che la mia vita qui a Seattle non sia il massimo... a scuola ci sono molte mie compagne che sono delle doppie facce, pettegole e invidiose, io non sto mai con loro e cerco di evitarle il più possibile, l'unica che mi sta davvero simpatica e che non ha mai tradito la mia fiducia, non che io sappia, é Michelle.
Mi stendo sul letto e mi metto a pensare alla mia vita e come sarebbe bello trasferirsi via da questa città, giusto per cambiare un pó e per conoscere gente nuova, magari migliore di certa gente che conosco già... ovviamente verrebbero anche i miei migliori amici con me.
Suona il cellulare e mi alzo subito dal letto, non mi ricordo di essermi addormentata.
*Ok ci vediamo alle 15:30 davanti ai parchetti. Elisabeth*
Guardo l'ora: 15:00.
Mi conviene prepararmi se voglio arrivare in tempo.
Scendo le scale e urlo:"MAMMA IO ESCO!"
"OKAY TESORO! STAI ATTENTA!"ormai non mi chiede nemmeno con chi esco perché sa che se esco vado sempre con Elisabeth a fare shopping o con gli altri a fare una passeggiata.
Mi incammino verso i parchetti e vedo una bambina tutta sola.
"Ei piccola. Ti sei persa?"lei fa cenno di si e mi dice:
"La mamma dice di non parlare con gli sconosciuti"questa bambina mi fa tenerezza e mi ricorda molto me da piccola.
"Fai bene a dire così. Anche mia mamma quando ero piccola me lo ripeteva spesso. Ma io ti voglio solo aiutare, quindi non preoccuparti, ti aiuterò a trovare tua madre"sul visino della bimba spunta un tenero sorriso e mi porge la manina.
"Ora fidati di me. Ti accompagno dai miei amici, l'unione fa la forza, insieme ti aiuteremo a trovarla"si limita ad annuire sovrappensiero.
"Quindi... come ti chiami?"chiedo curiosa.
"Sophie... e tu?"ho sempre amato questo nome.
"Io mi chiamo Amy"
"Amy?!"sgrana gli occhi e sorride.
"Si perché?"
"Anche la mia bambola preferita si chiama così..."dice in modo tenero.
"Mi fa piacere. Ora... direi che siamo arrivati a destinazione"dico osservando i miei amici in lontananza, girati di spalle, accasciati a vedere un corpo disteso per terra. Ma cosa stanno facendo?
"Eii ragazzi!!"appena gli chiamo si girano verso di me e Sophie si libera dalla mia presa e corre verso il corpo inerme.
"Mamma!! Mamma svegliati. Devi andare a casa a farmi la pappa... e poi devi farmi tante coccole. Mamma alzati, ti prego"dice la piccola scuotendo il corpo della madre.
Io rimango sbalordita dalle parole di Sophie, non ci posso credere, quella donna distesa a terra é sua madre.
YOU ARE READING
Because I Need You...
Teen FictionAmy é una ragazza normale, semplice e altruista. Vive a Seattle e lì sembra che nonostante le litigate, ha sempre accanto il supporto dei suoi migliori amici. La vita lì scorre spensierata finché i suoi genitori annunciano il loro trasferimento a...
