PROLOGO

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"Pronta per il ballo?" Mi chiede Alexia con un sorriso.
Io annuisco con poca convinzione  e mi concentro sulla mia immagine allo specchio.
"Che succede Sam? Questo è il ballo di fine anno, la festa che aspettiamo da tutta la nostra vita, perché ti comporti così?" Mi chiede Alexia con fare investigatore.
"Così come?" Chiedo evitando il suo sguardo.
"Sei strana, non sorridi mai e considerando l'occasione non capisco il motivo" continua lei portandosi le braccia al petto.
"Sono solo tesa per il test di domani" dico cercando di mantenere un tono rilassato e disinvolto.
"Dai Sam rilassati, questa è la tua serata" mi dice lei facendomi l'occhiolino.
Io sorrido e finisco di applicare uno strato di rossetto rosso.
"Sei pronta? Tua madre ci aspetta di sotto" mi dice Alexia dopo pochi minuti.
"Si arrivo" dico alzandomi e seguendola fuori dalla porta fino al salone.
"Ragazze siete stupende" dice Emily, mia madre adottiva, mentre ci squadra da capo a piedi.
"Grazie signora Montgomery" risponde Alexia chiaramente eccitata mentre io mi limito a fare un piccolo cenno con il capo.
Quando finalmente raggiungiamo l'auto io mi sistemo sul sedile posteriore e mentre Emily ed Alexia chiacchierano animatamente mi concentro sulla strada che sfreccia fuori dal finestrino.
Quando arriviamo a scuola il frastuono della festa ci raggiunge e dopo aver salutato frettolosamente Emily seguo Alexia all'interno della vecchia palestra.
Ci sono moltissimi studenti che ballano, fumano, chiacchierano e si divertono.
"Ragazze" ci dice Antony, il ragazzo di Alexia, quando ci raggiunge all'ingresso.
"Ciao" dico io mentre Alexia gli salta al collo e lo bacia.
"Samanta" sento la voce di Nash alle mie spalle.
"Ciao" dico voltandomi e ritrovandomi faccia a faccia con lui.
"La tua amica ha intenzione di scatenerai stasera" dice lui in tono maliziosi indicando Alexia e Antony che hanno cominciato a ballare.
Mi scappa una leggera smorfia che cerco di mascherare con un sorriso impacciato, fortunatamente Nash sembra non rendersene conto e mi trascina in pista quando dalle casse esce un lento.
"Sono veramente felice di essere qui con te" mi sussurra.
"Sei il mio ragazzo, è ovvio che siamo venuti alla festa insieme" dico in tono distaccato, in realtà sto con Nash solo perché Emily mi ha praticamente obbligato, lui è figlio di una delle famiglie più ricche della città e a lei fa comodo avere agganci 'nell'alta società'.
Rabbrividisco quando Nash fa scivolare la mano fino all'attaccatura della mia schiena e comincia a squadrarmi da capo a piedi, lo fa sempre, come se avessi qualcosa fuori posto e lui dovesse riaggiustarmi, neanche fosse mia madre.
"Che c'è?" Chiedo scrutando i suoi occhi indagatori.
"Hai messo un vestito rosa" dice lui senza nascondere una smorfia di disapprovazione.
"Si, è rosa tenue, cos'ha che non va?" Chiedo smettendo di ballare e staccandomi da lui.
"Nulla, solamente sai che odio il rosa" dice lui continuando a squadrare il vestito.
Alzo gli occhi al cielo e quando sento la voglia incontrollabile di tirargli un pugno giro i tacchi e vado verso il tavolo delle bevande.
Dopo essermi versata un po di alcol controllo l'ora, le 23:30, devo resistere ancora per poco.
Nash mi raggiunge dopo alcuni minuti e con aria tremendamente falsa mi dice "scusa tesoro, ma è stata una settimana difficile"
Scuoto la testa, questa è la classica scusa che usava Dan, l'ex marito di Emily, dopo averla strapazzata per ore su quanto la loro vita facesse schifo.
"Allora hai sempre settimane difficili" dico poggiando al tavolo il bicchiere ormai vuoto e incrociando le braccia al petto.
"Cosa dici piccola? Non ti ho mai trattata male" sbotta lui.
"Oh ti prego non chiamarmi piccola" dico con tono gelido e pieno di disprezzo.
"Ma che cavolo ti succede stasera? Vuoi farci sfigurare davanti a tutta la scuola?" Dice lui abbassando il tono della voce per non farsi sentire.
"Allora è questo che ti importa, cosa pensano gli altri, non te ne frega niente di me, vuoi solo che faccia la bella statuina e ti faccia fare bella figura" urlo attirando le occhiate di alcune coppie, solitamente cerco di trattenermi dall'urlargli in faccia, ma questa sera non mi importa, ora non mi importa più di nulla, a mezzanotte io e queste persone diventeremo dei semplici estranei.
"Samanta smettila di urlare" dice Nash con aria minacciosa.
"No, non la smetto e guai a te se mi chiami ancora una volta in quel modo, io mi chiamo Sam." dico alzando ancora il tono della mia voce.
"Cosa vuoi ottenere? Stai solo facendo una grande confusione inutile, torniamo in pista e finiamo di goderci la serata" dice lui cercando di contenere la mia rabbia.
Scoppio in una risata amara e quando vedo che tutta la palestra ha gli occhi puntati su di noi sferro il colpo finale.
"Non ci torno neanche morta su quella pista con te, vai a ballarlo da solo quel terribile lento, trovati un'altra ragazza da usare come manichino, io con te ho chiuso" dico urlando a pieni polmoni e godendomi la faccia sconvolta e paonazza di Nash che cerca disperatamente di fermarmi.
Lancio un occhiata svelta all'orologio e quando vedo che mancano pochi minuti a mezzanotte libero l'ultimo briciolo di rabbia accumulata negli ultimi anni passati in questa città.
Sento un formicolio partirmi dalla punta delle dita e con un gesto veloce tiro un forte ceffone sulla guancia contratta di Nash che indietreggia sorpreso.
Gli mostro un sorriso soddisfatto e subito dopo comincio a correre attraverso la folla creatasi attorno a noi.
Quando finalmente raggiungo l'uscita mi prendo alcuni secondi per ammirare la scuola e per salutare mentalmente i pochi amici che non mi hanno mai voltato, gli unici che mi mancheranno veramente.
Faccio un respiro profondo prima di oltrepassare la soglia e quando lo faccio un senso di libertà mi invade il petto.
Corro per tutto il parcheggio finché non raggiungo il punto accordato, una piccola piazzola riparata da sguardi indiscreti e priva di sistemi di sicurezza, controllo che nessuno mi abbia seguita e quando sono certa di essere sola tiro un sospiro di sollievo.
Rimango in silenzio mentre l'agitazione comincia a rodermi dentro finché non sento una pesante mano afferrarmi il braccio e l'altra tapparmi la bocca soffocando un urlo.
Cerco di guardarmi alle spalle per identificare il mio aggressore, ma non riesco a vedere nulla, l'uomo mi tiene ben stretta e non mi permette di muovermi.
Comincio a tremare di paura, io e Jason ci eravamo accordati su una semplice fuga, perché mi dovrebbe aggredire in questo modo?
Sprofondo ancora di più nel terrore quando la possente figura mi apre la bocca a forza e mi fa ingerire uno strano liquido amaro, sento subito le palpebre farsi pesanti e l'ultima cosa che riesco a vedere è il soffice sedile di un'auto su cui vengo scaraventata.

(Im)possibleTahanan ng mga kuwento. Tumuklas ngayon