L'Amore è quando il cuore fa bum bum - Capitolo 1

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Volevo farvi un regalo e farvi leggere l'inizio del libro L'amore è quando il cuore fa bum bum. Un abbraccio a tutti Davide Vinci.

Nella mia vita ho avuto un unico amore: Stefano. Almeno così credevo fino a quel fatidico giorno in cui, dopo mesi e mesi di riflessioni e tentativi di esegesi del suo comportamento, mi chiama in un angolo e mi dice: «Elena, è finita».
Lì lì su due piedi, essendo lui un tipo sempre con la battuta pronta e con tanta voglia di scherzare, con una predilezione innata per la maionese, non afferro bene il concetto, accavallo le gambe disinteressata e, buttando le mani sullo schienale della poltrona, rispondo, annoiata, d'istinto: «L'ho comprata prima di tornare a casa, ti bastava aprire il frigorifero».
Lui si avvicina attonito e, con sguardo mummificato e voce tremante, annuncia implacabile: «Elena, ti sto dicendo che è finita».

Apprendere i concetti in modo diretto non è mai stato il mio forte. Per intenderci, cinque anni prima, su per giù in questo periodo, giugno avanzato, estate alle porte, Ste, dopo mesi di corteggiamento – io, sinceramente, non me ne ero mai accorta ma, come cercavo poco fa di spiegare, certi particolari di solito mi sfuggono – si era avvicinato dopo una serata tra amici e mi aveva sussurrato con tono quasi imperativo: «Elena, voglio stare con te».
Ai tempi, diciotto anni inoltrati, spirito libero e testa adolescenziale, tanto che il mio primo pensiero era la ricerca spasmodica di una decente prima occupazione, risposi quasi intorpidita: «Domani non posso, mi vedo con Luna, se vuoi possiamo sentirci la prossima settimana».

Ultimamente, nei ritagli di tempo che il lavoro mi concedeva – mi facevo il culo dodici, quattordici ore al giorno senza sosta – effettivamente mi ero accorta che Ste stava cambiando. Gli occhi mi si erano aperti, ma subito richiusi, qualche settimana prima, quando, alla vista di un paio di autoreggenti nere in fondo al suo cassetto di biancheria intima e alla domanda: «Ste, ma che cazzo sono queste?» mi aveva risposto molto serenamente: «Ma nulla, ricordi l'addio al celibato di Mimmo? Uno scherzetto tra amici, buttale pure, me le ero dimenticate».
La mia innocenza cerebrale mai sarebbe andata a pensare nemmeno lontanamente che tali autoreggenti stile Wanda Osiris, per lo più molto belle e presumibilmente costose, potessero essere della stessa misura di Ste. Il mio metro di seduzione non aveva mai valutato lo stacco di coscia di un uomo.

Niente di più sbagliato...

«Elena, siediti.»
«Sono seduta.»
«Allora ascoltami, ma stai calma.»
«Sono calmissima.»
I neuroni a quel punto cominciarono a mettersi in moto e a illuminarmi a giorno la materia cerebrale che aveva iniziato a far scintille.
«Elena...»
«Sì...»
«Elena, io...»
«E che cazzo, Ste qui facciamo notte!»
«Sono gay.»

Ore ventuno: convocazione direttivo delle "Psycho Club" così come suggerivano le abitudini sin dai tempi del liceo. Presidente ad honorem: Riccardo che era stato per cinque anni filati nostro capo classe al liceo Parini. Aveva la personalità di un Beagle, come al cane mostravi il biscotto e muoveva la coda, Ricky, a ogni domanda che gli si poneva, buttava gli occhi all'indietro, appoggiava la sua enorme testa alla mano che faceva leva sul braccio e, dopo qualche secondo, ti guardava dritto negli occhi per sentenziare, dando sempre la stessa risposta: «Può essere». Se tu insistevi ricominciando a ragionare daccapo, dopo minuti e minuti di monologo, lui ritornava a mimare i gesti precedenti e, dopo un'ulteriore analisi che poteva raggiungere questa volta il minuto, ritornava a guardarti fisso negli occhi risentenziando: «Tutto può essere». Una figura di prestigio, insomma, per lo meno in quanto a fisicità; infatti non si tagliava la barba da un anno perché sosteneva che, se Gesù aveva la barba lunga e incolta, ci doveva pur essere un perché, ma, non essendosi ancora riuscito a dare una risposta, era in attesa dell'illuminazione.
Consiglieri dello "Psycho Club" ovviamente io, in questo momento bisognosa di tante spalle su cui stampellarmi, Francesca, amica del cuore sin dai tempi dell'asilo, il mio ormai ex fidanzato Ste, riscopertosi omosessuale a ventotto anni, subentrato a votazione unanime in quanto mio ragazzo e Luna, la pazza svitata della compagnia. Ovviamente Ste non era presente perché dopo l'annuncio: "sono gay" il tacco di una mia scarpa era andato a cozzare dritto dritto sulla sua fronte. Un lancio pazzesco, del quale, solo a ripensarci, mi inorgoglisco, dalla parabola impeccabile. Quattro punti di sutura e palla al centro.
«Elena, ma dici sul serio o ci stai raccontando una palla mostruosa?» commentò Luna.
«Ho l'espressione di una che sta scherzando?»
«Non mi pare.»
«E allora che cazzo di domande fai?»
«Mi sembra strano tutto qui.»
Avevo gli occhi che sembravano quelli di un pesce-palla, una pozzanghera di lacrime ai miei piedi, una scarpa senza tacco, non mi reggevo in piedi per la disperazione e qualcuno aveva il coraggio di mettere in dubbio le mie parole pensando che avessi l'umore adatto per raccontare barzellette?
«Chi ci avrebbe mai pensato» proseguì Luna rivolgendosi alla platea da dove quei tre visi attoniti mi fissavano stralunati come se fossi io il diavolo e lui l'acquasanta, «che Ste fosse gay». Ritornarono a scrutarmi e, in simbiosi, le loro teste meccanicamente volteggiarono a destra e sinistra come a comunicarmi: «No! no! no!».
«Cazzo vi dico di sì!»
«Si! si!» disse allora Francesca, «converrai però che è una cosa da non credere».
«Lo dite a me? Sono... sono una deficiente. Cinque anni senza accorgermi di nulla. Ma come è possibile? Cinque anni buttati nel cesso.»
«Beh almeno ora puoi darti una spiegazione sul fatto che ultimamente scopavate poco.»
«Riccardo, taci!»
«Però ha ragione. Almeno ora sai che non eri tu che non funzionavi, no?»
«Bella consolazione.»
«Se posso aggiungere solo una cosa» incalzò Luna alzandosi in piedi, «quando Ste ti aveva detto che andava al Gay Pride per accompagnare un amico forse tu qualcosa avresti potuto intuire. Forse...».
Oggi, con il senno di poi, sarei forse potuta arrivarci. Ma da lì a pensare che Ste fosse omosessuale solo per una banale partecipazione al Gay Pride ce ne passa. Me lo aveva detto così innocentemente che nessuna al mio posto avrebbe potuto presagire al peggio. Per la precisione la sua doveva essere una visita puramente finalizzata alla sua occupazione di cronista e con l'occasione sarebbe andato con Ivan, collega dichiaratamente gay che invece avrebbe partecipato attivamente alla manifestazione.
«Elena, ma ce lo vedi Ste a sculettare su uno di quei carri stile carnevale di Rio?»
«Riccardo, muto!»
«Dai, Elena riprenditi, Ricky voleva solo sdrammatizzare un po'.» Francesca venne verso di me e mi strinse forte. Era forse l'unica che capiva la drammaticità della mia situazione. Avevo convissuto per cinque anni con un uomo che, fresco come una rosa, a un bel punto mi aveva comunicato che mi lasciava perché attratto da quelli del suo medesimo sesso. Convivevo con una persona che, per chissà quanti mesi, mi aveva cornificato con uno o più uomini. Tradita da un partner che aveva gusti sessuali identici ai miei.

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⏰ Last updated: Dec 20, 2021 ⏰

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