Erano le 17:00. Il quartier generale era immerso in un silenzio pesante, rotto solo dal suono insistente della pioggia. L era fuori, sul tetto, completamente solo. Le gocce gli bagnavano i capelli scuri e il pigiama bianco, ma lui sembrava non accorgersene, gli occhi fissi su un cielo coperto che nascondeva ogni promessa di sole. C'era un'aria di attesa, quasi di resa, nel suo modo di stare immobile.
Light S'POV
Lo trovai lì, come spesso accadeva. La sua figura esile, bagnata dalla pioggia battente, mi provocò una fitta al petto. Era una sensazione che combattevo da tempo: l'impulso di avvicinarlo, di proteggerlo, che cozzava con l'obiettivo che mi ero prefissato. L'uomo che dovevo distruggere era l'unico che riusciva a farmi sentire così.
"Che cosa stai facendo qui, Ryuzaki?" chiesi. La mia voce, ferma come sempre, celava una preoccupazione che non volevo ammettere.
Non mi rispose. Continuò a guardare il cielo come se ci fosse qualcosa che solo lui potesse vedere.
"Ryuzaki?" ripetei, alzando il tono.
Ancora silenzio. Decisi di raggiungerlo, sentendo la pioggia fredda bagnarmi i vestiti. Ogni passo era una lotta tra due parti di me.
"Che cosa stai facendo?" dissi, ora vicino a lui.
Finalmente si voltò, ma i suoi occhi sembravano lontani. "Niente di particolare," rispose con quel suo tono piatto. "Ascolto il suono delle campane."
Rimasi interdetto. "Le campane?"
"Sì," continuò lui, quasi a se stesso. "Oggi fanno un gran baccano, non trovi? È da tutto il giorno che vanno avanti, è impossibile ignorarle."
"Io non sento niente," tagliai corto, infastidito da quel suo atteggiamento criptico. Non era il momento per i suoi enigmi.
"Può essere," disse lui, avvicinandosi di un passo, il suo sguardo penetrante. "Ma dimmi, Light-kun... hai mai detto la verità in vita tua?"
La domanda mi colpì come un pugno. "Certo che sì," risposi, con una ferocia che non mi aspettavo, "ma tu non saresti in grado di distinguerla. Dannazione, Ryuzaki, tu mi confondi sempre... tu mi confondi..." Il resto delle parole mi morì in gola. C'era una cosa che sapevo per certa. Una sola. I sentimenti che provavo per lui erano maledettamente veri.
Senza pensarci, lo afferrai per il bavero del pigiama e lo baciai. Il sapore delle sue labbra era quello della pioggia e delle fragole che mangiava sempre. Non era un bacio dolce, ma una lotta, una rivendicazione di possesso. Le mie mani affondarono tra i suoi capelli bagnati, afferrandolo per non lasciarlo andare. Mentre il bacio si faceva più profondo, la mia mano scivolò lungo il suo fianco e dentro i suoi pantaloni. Ero in un abisso di disperazione e desiderio, cercavo di rubare ogni suo attimo prima che il tempo finisse.
L S' POV
Light mi sta baciando. Perché proprio ora? La mia mente, allenata a calcolare ogni possibilità, era completamente spiazzata. Il contatto delle sue labbra era crudo, quasi disperato, e la mia unica reazione fu quella di soccombere. Sentivo le sue dita affondare tra i miei capelli e la mano nei miei pantaloni. Era un misto di piacere e orrore. Era il bacio di un uomo che ti ama o di un uomo che ti sta dicendo addio?
"A-ah... Li-Light-kun... che co-combini?" chiesi ansimando, la voce rotta.
Il suo sorriso, che non potevo vedere ma percepivo sulla mia bocca, era freddo e beffardo. "Che c'è, non ti piace, Ryuzaki-chan?" Le sue dita iniziarono a muoversi.
"A-ah... sì... così..." I miei pensieri erano ormai solo una nebbiolina di sensazioni. Ero in trappola. Prigioniero di lui.
"Sei così dolce, Ryuzaki-chan. Ti giuro che non permetterò a nessuno di portarti via da me. Non morirai. Parola mia." Le sue parole dolci erano veleno. Non sapevo chi stesse parlando in quel momento: Light o Kira?
Continuammo per una buona mezz'ora, persi l'uno nell'altra. Ogni volta che il piacere vinceva, sentivo un'ombra di paura. Quella promessa risuonava nella mia testa come una campanella a morto. Non capivo più. Chi amavo? Light, l'uomo che mi stava tenendo tra le braccia, o Kira, l'essere che stavo cercando di far cadere? O forse erano la stessa persona, e io ero caduto dritto nella trappola?
Quando entrammo, mano nella mano, eravamo zuppi e ansimanti.
"Accidenti, per poco non ci prendevamo un malanno," dissi, cercando di riportare la conversazione a un livello normale.
"Colpa tua, direi! Stare sotto una pioggia del genere," rispose Light, asciugandosi i capelli con un asciugamano.
"Hai ragione. Scusami." Lo guardai e decisi di avvicinarmi a lui. Mi tolsi l'asciugamano dalla testa e mi misi in ginocchio, togliendomi le scarpe.
"Ch-che cosa stai facendo, Ryuzaki-chan?" disse, con una sfumatura di imbarazzo sulla sua faccia. Riuscivo a scorgere un piccolo rossore sulle sue guance.
"Pensavo di darti una mano. Ti sto asciugando i piedi," risposi.
"Ehm... lascia stare, non è il caso."
"Ti faccio anche un massaggio. Lascia almeno che ripari al mio errore. Sono bravo, sai?" dissi, senza distogliere lo sguardo dai suoi piedi.
"Sigh... f-fa' come vuoi," rispose lui, la voce più docile.
"Sì!" esultai, e iniziai a massaggiargli i piedi. Lui emise un piccolo gemito di dolore.
"Sta' calmo! Ti abituerai subito," risposi, continuando il massaggio. Le mie mani si muovevano con cura, mentre i miei capelli bagnati gocciolavano ancora sulla sua caviglia.
"Sei ancora bagnato," disse Light, e con un gesto inaspettato mi asciugò i capelli.
"Grazie, Light-kun," lo ringraziai, continuando il massaggio. "Sai... il mio nome è L Lawliet."
Light rimase interdetto. Non se lo aspettava. Il suo cuore cominciò a battere forte, un suono che solo io potevo sentire. Aveva avuto il mio nome, la mia debolezza, e il nostro gioco era finito.
"È così triste," dissi, la mia voce un sussurro. "Tra poco dovremo dirci addio."
Light rimase in silenzio. Le mie parole erano un peso nell'aria, un presagio che entrambi sentivamo ma che lui si rifiutava di riconoscere. Non feci notare le lacrime che mi scendevano lungo le guance, confondendosi con l'acqua della pioggia.
Light S' OOV
Che cosa voleva dire? Perché mi aveva detto una cosa del genere? Non poteva... All'improvviso, il mio telefono squillò. La realtà irruppe nel nostro strano, fragile momento. Era il segnale che aspettavamo. "Ryuzaki, sbrigati, ci sono delle novità!" dissi, alzandomi di scatto e allontanandomi da lui.
Quando raggiungemmo gli altri, era già tutto pronto.
"Ryuzaki, cos'è questa storia che un altro paese ha acconsentito a usare il quaderno per eseguire le condanne a morte?" chiese Matsuda, sorpreso.
"Watari, ottimo lavoro!" disse L, il suo tono freddo e professionale era tornato.
"Grazie," rispose Watari da dietro il monitor.
"Non perdiamo un secondo di più. Inizia i preparativi per il trasporto del quaderno," ordinò L.
"Bene," rispose Watari.
"Cos'è questa storia, Ryuzaki?" chiesi, con un tono che non ammetteva repliche.
"Voglio provare il quaderno," rispose con strafottenza.
"Ma che dici..."
Proprio in quel momento, la stanza fu inondata da una luce rossa e l'allarme cominciò a suonare.
"Cerchiamo lo Shinigami!" urlò L, ma il suo sguardo si fece vuoto. Il mio cuore perse un battito, e poi il suo. Vidi il cucchiaio scivolare via dalle sue dita e crollare dalla sedia. Per istinto, non per amore, ma per un'ultima, crudele finzione, mi buttai per attutire la sua caduta. Lo tenni tra le braccia, il suo corpo scivoloso per la pioggia e tremante.
Mio padre e gli agenti ci lasciarono da soli, non osando interrompere l'ultimo, tragico momento.
"Ryu-Ryuzaki, ti prego, non lasciarmi," dissi, scoppiando in lacrime. Le lacrime erano vere, anche se il motivo era solo in parte quello che pensavo. Piangevo per la fine, non per la perdita. Piangevo per la mia vittoria e per l'orribile senso di vuoto che portava con sé.
"No-non pin-piangere, Ligh-Light-Ku-Kun... sei co-così bell--bello quan-quando ridi," disse L, la sua voce strozzata. "Scu-scusami... non ho potuto mantenere la pro-promessa."
Le sue ultime parole furono un pugnale. La promessa che non sarebbe morto. La promessa di quel bacio. Con un ultimo, disperato slancio, lo baciai per l'ultima volta. Era un bacio salato di lacrime e di pioggia. Era un addio.
"AHHHHHHHH!" urlai, tenendo il suo corpo privo di vita. Il dolore era reale, ma era il dolore della solitudine che mi aspettava. Malmenai il suo cadavere con insulti e recriminazioni, ma non erano per lui. Erano per me. Ero io ad aver ucciso l'unica persona che potesse amarmi, l'unico che potesse capirmi. Ero stato io ad uccidere il mio unico, grande amore.
Lo tenni stretto per ore, piangendo e sperando che potesse perdonarmi. Ma la consapevolezza era crudele e inamovibile: lo avevo ucciso io, e non lo avrei mai più rivisto. Con la sua morte, era morto anche Light Yagami.
--- Fine ---
Spero vi sia piaciuto questo piccolo One Shot su L X Light alla prossima SCHIAU!😘😘
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Addio Amore mio os. Lawlight
Short Storyquesta storia si svolge durate l'episodio 25 di Death Note spero vi piaccia attenzione la storia contiene Yaoi Boy X Boy quindi se non gradisci non leggere..!! ah un'ultima cosa è una mia versione modificata detto questo spero vi piaccia ^^
