Capitolo tredici- La partenza

185 21 39
                                    

La notte trascorse tumultuosa...

Io, agitata notevolmente, mi smistai in posizioni anche stravaganti per permettere al sonno di invadere completamente la mia mente, ma, purtroppo, non riuscì a far accadere ciò, poiché riflettevo continuamente al motivo celato sotto tutto questo, ma avevo perfettamente la consapevolezza che il significato di tutto ciò era tutta un'eremita stupidaggine, creata solo per lasciarsi trasportare, come aveva pronunciato lui, dal mondo della musica.

E ovviamente comprendevo anche mio fratello. Insomma, ero anche io un adolescente, che non era il massimo a scuola, che aveva voglia di divertirsi, anche se non in modo esagerato, che non aveva la minima intenzione di pensare ai problemi.

Ma sapevo comunque distinguere i posti da frequentare, e lì non erano presenti delle bellissime persone, diciamocelo, e mio fratello aveva sbagliato enormemente.

Coinvolta da tutti questi pensieri,
il giorno seguente, di domenica, mi alzai dal letto, avendo la perfetta consapevolezza di aver dormito
solo un'ora in tutta la notte e udendo la voce di mia mamma un po' alta.

Giunsi nella sua camera da letto, osservando il modo in cui seguisse la direzione bagno-stanza. Assonacchiata, le chiesi se avesse bisogno di aiuto.

-No, tesoro, tranquilla.- guardò l'orologio, e si agitò notevolmente. Congiunse le cerniere delle valigia e la depositò a terra, pronta per essere trasportata verso l'aeroporto.

-Adesso devo andare.- si posizionò di fronte a me, osservandomi con un espressione dolce e accarezzandomi una guancia.
-Ti raccomando, fai la brava, ricorda di spegnere il fuoco quando cucini. Ho chiamato comunque la zia. Ti prego, stai attenta....- e continuò a parlare ininterrottamente, eseguendo le monotone raccomandazioni che una mamma idealizzava sempre.

-Lo so mamma, non sono una bambina. Sono solo tre giorni.- la rimproverai, scoccandole un bacio sul suo zigomo.

Mi abbracciò fortemente, come se non dovesse più rivedermi. -Ti voglio bene, piccola mia.-

-Anche io te ne voglio, mamma.- strusciai la mia guancia contro la sua spalla, e un senso di sicurezza mi accolse, come mai sin ad ora.

Attraversando l'uscio di quella porta blindata, per la prima volta un senso di libertà e anche un pizzico di responsabilità mi invase.

Era la prima situazione in cui mi trovavo a dover affrontare i problemi di un'intera casa per più di un giorno e non mi sentivo completamente pronta.

Scostai la tenda color senape, per osservare i movimenti di mia madre. Lei mi mandò un bacio con il vento, prima di entrare nella sua piccola, ma spaziosa macchina bianca.

Quando la andammo a comprare, ne era molto entusiasta, poiché tale colore era il suo preferito.

Bianco, un colore così neutrale...

Sarebbe andata a prendere Andrea, assieme al suo amico, che se non sbaglio il suo nome era Kevin.

Partii e proseguii verso le viuzze che circondavano le strade di San Diego.
Distesi le lunghe braccia verso l'alto, per stiracchiarmi un po', e strabuzzai gli occhi per svegliarmi parzialmente.

Andai a lavarmi, mi sciaquai il viso con un po' di acqua e sapone e decisi che oggi non mi sarei truccata. Anche se sapevo benissimo che non ero uno spettacolo, così struccata, non me ne sarebbe importato nulla.

Misi un pentolino sul fuoco con un poco d'acqua. Necessitavo di prendere un po' di thé e magari anche un po' di marmellata.

Feci colazione con una lentezza insopportabile quasi e completata essa, mi distesi sul divano in pelle scamosciata e agguantai il mio cellulare.

La Magia Dei Tuoi OcchiWhere stories live. Discover now