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Parte 1 - Sul treno - capitolo 1

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C'è un treno in corsa nella testa di ognuno.

Un treno che percorre un binario più o meno lungo, a seconda dei desideri, dei progetti, delle idee che ognuno ha.

Ci sono treni locali, quindi lenti, malandati, cigolanti e arrugginiti, che si fermano ad ogni stazione, sperando che sia quella giusta, quella dove scendere.

Ci sono intercity o eurostar, dove solo chi è da "prima classe" sale, treni con il supplemento, treni che sanno dove andare e non si fermano alle stazioni piccole o intermedie, perché puntano in alto e arrivano alla destinazione prefissata senza intoppi.

Non c'è una stazione in mezzo che va bene, non è quella adatta, giusta per te.

Il viaggio, qualunque treno corra nella tua testa, ha un inizio e si conclude solo al capolinea, non si può dire di vivere se ti fermi in una qualunque stazione intermediaria, per sempre.

Capita spesso e si dice che molta gente scenda prima da quel treno e si fermi.

C'è l'adattamento, che non è una scelta ma un obbligo e porta molti di noi a compiere la scelta più facile o quella meno rischiosa, tralasciando il meglio e fossilizzandoci nella mediocrità, nello star bene e non nello star meglio.

Il treno che ci corre in testa subisce una deviazione, esce dal binario, deraglia o peggio ha un incidente con un altro treno ed esplode.

La nostra ultima fermata, il capolinea, diventa così un sogno, un'immagine lontana, irraggiungibile e ci accontentiamo di scendere dal nostro treno e, spesso e volentieri, siamo in aperta campagna e la prossima stazione dobbiamo raggiungerla a piedi per non morire.

Ci accontentiamo e viviamo con idee inespresse o annullate dai fatti, ma ciò non vuol dire che soffriamo.

No, ciò rappresenta il massimo per noi, un massimo "razionale", di più non si poteva, solo pochi eletti giungono alla fine del loro viaggio, forse sono raccomandati o forse hanno altre ambizioni, più piccole chissà e quindi il capolinea lo vedono, lo toccano, lo tastano e lo calpestano, essendo consapevoli di ciò che sono, raggiungendo uno stato similare alla felicità.

Nessuno è felice e usare questa parola è da bugiardi, la felicità non prende il treno come noi, vola con astronavi e siamo ben lungi dal volare così in alto sulle nostre teste!

Comunque presi un treno anche io, solo che non lessi dove andava, che classe fosse e se c'era un supplemento da pagare.

Salii all'improvviso, come si può salire su un treno merci lento e facile da prendere in movimento, un treno che porta a destinazione un prodotto, come mi sentivo io: un uomo/prodotto.

Poteva anche essere il treno, il vagone, il posto di qualcun altro, che ne sapevo?

Magari il posto dove mi mettevo a sedere apparteneva ad un'altra persona, era prenotato e di lì a poco sarei dovuto scendere forse o cercarmi un altro posto.

Ma il treno che cominciava ora a muoversi e cigolare sulle rotaie, era affollatissimo e altri posti non ne vedevo.

Quindi, forse sarei dovuto scendere e prenderne un altro più tardi, se passava.

Se non passava avrei dormito alla stazione di chissà quale posto, a morire dal freddo e chiedendo ogni minuto al capostazione: "Quando passa il treno?" e lui: "Passa una sola volta ed è sempre in ritardo!"

Già, quanti treni mi erano passati davanti in corsa ed ero io in quel caso "in ritardo".

Avevo aspettato tanto per prendere il treno, quello giusto, viaggiare verso un capolinea, non ne avevo mai presi per paura, per poca fiducia nei miei mezzi o non lo so, però sapevo che ora ero salito e avevo preso posto nel mio vagone dove vi era gente di tutte le razze e di tutte le etnie, gente che, come me, aveva una destinazione.

Nessuna fermata intermediaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora