Su quel treno ormai era il caos a far da padrone. Dalla porta scorrevole del mio scompartimento riuscivo a vedere ragazzi e ragazze di tutte le età spingersi, urlare e ridere spensierati. Abbassai la testa e guardai verso il mio stomaco, che non smetteva di agitarsi e rigirarsi su se stesso. Non avevo molti amici a casa, fatta eccezione per Seth e Penny, potevo davvero contarli sulle dita. Pensavo spesso che fosse colpa del mio carattere e del mio essere schietta e priva di tatto, ma non ci avevo mai riflettuto troppo. Mi ero sempre fatta bastare i miei cugini. Ad interrompere quel gozzoviglio di pensieri fu il rumore delle risate e lo scorrere stridente della porta del mio scompartimento. Quando alzai lentamente la testa, trovai uno dei ragazzi visti alla stazione. Quasi immediatamente ne entrò un altro identico a lui. Mi strofinai gli occhi per paura di averci visto doppio. "Ehy,scusa ma dobbiamo nasconderci per un po qui" disse il primo, guardandosi intorno alla ricerca di un possibile mascondiglio. "Se per caso dovesse affacciarsi uno che sembra uno zuccone tu fai finta di niente" aggiunse sbrigativamente l'altro. Sfruttarono la posizione del baule per nascondercisi dietro, accucciandosi sul pavimento del treno e distendendo le gambe verso il punto cieco. Sembrò quasi uno scherzo, perchè subito dopo entrò un altro ragazzo con i capelli rossi. In effetti, aveva un pò l'aria da zuccone."Mi scusi, signorina" disse. " Ha visto per caso due ragazzi uguali ma piuttosto stupidi?". Gettai una breve occhiata alle gambe dei due e cercai di non ridere. "A dire il vero no" dissi, spostando lo sguardo a terra per non scoppiargli a ridere in faccia. "Oh, va bene" rispose. Stava per uscire, quando di fermò proprio di fianco alla porta spalancata. "Se li vede è pregata di venirmi a cercare. Chieda di Percy Weasley". Annuii convinta e distolsi di nuovo lo sguardo. Mi veniva da ridere solo guardandolo. Percy uscì dalla stanza, e non appena la porta fu chiusa scoppiai in una fragorosa risata, trascinandosci anche i gemelli. "Che zuccone" disse uno dei due, senza smettere nemmeno di ridere. L'altro annuì. "Sei stata molto convincente! grazie...." fece, indicandomi con il mento. Io sorrisi. "Sophieanne,ma potete chiamarmi Sophie". Loro sorrisero, tendendomi le mani. "Grazie Sophie! Io sono Fred,e lui è George". Le strinsi entrambe, nonostante non riuscissi a capire bene chi fosse chi. "Piacere di conoscervi. Non credo riuscirò a distinguervi, comunque." dissi mortificata. Quello che, secondo i miei calcoli, doveva chiamarsi Fred fece un gesto con la mano, come per scacciare una mosca. "Oh tranquilla, nessuno ci distingue" esclamò. L'altro finì quasi in modo automatico la sua frase. "Già!....comunque,piacere di averla conosciuta Signorina Sophienne, ci vediamo ad Hogwarts!" disse, ed entrambi minarono il saluto militare. Ridacchiai divertita. "Senz'altro!". I gemelli uscirono di corsa, borbottando qualcosa su uno scherzo ed una mappa, e io tornai a pensare alla mia vita ad Hogwarts. Forse lo avrei trovato qualche amico. Girai la testa e rivolsi lo sguardo al grande finestrino. È strano come le immagini si muovino così velocemente, come se la loro vita si svolgesse in quella frazione di secondo, e poi giacessero li, in attesa che qualcuno le osservi di nuovo sfrecciare dietro uno spesso strato di vetro. Come se quell'ammasso di colori potesse dominare il tempo:decidere quando fermarsi, quando farsi vedere, tornare indietro e riproiettarsi a persone diverse. Magari io potessi tornare indietro. Oppure andare avanti veloce. Solo per godermi gli attimi di felicità. Zia Amanda mi diceva sempre: vale la pena soffrire,perché dopo la tempesta rinasce sempre il sole. Ma il mio sole dov'era? Quando sarebbe riuscito? Lo avevo già trovato? Avrei dovuto cercarlo? Forse ad Hogwarts lo avrei trovato. O forse nella mia vita ci sarebbe stata solo la tempesta, come se il sole avesse paura di uscire, oppure non ne avrebbe avuto voglia. "Scusami" una voce mi distrasse dal mio monologo interiore e così rivolsi le mie attenzioni alla persona davanti a me. Era una ragazza decisamente bassina, con i capelli lunghissimi fino al sedere e di un biondo platino, i più chiari che io avessi mai visto. Aveva gli occhi argentati, tendenti al bianco e sembravano di cristallo. Sembrava fatta di latte tanto che la sua carnagione era chiara, facendo eccezione solo per il colore roseo sperso sulle guance. Pareva come una di quelle bambole di porcellana che zia metteva sul mobile degli oggetti di valore. "Posso?" chiese timidamente. Era quasi timorosa di parlarmi. "Sicuro!" esclamai cordialmente. La ragazza entrò e si andò a sedere, trascinando il suo baule ed una gabbietta dorata. Si sedette sul sedile davanti al mio e mi rivolse un sorriso alquanto imbarazzato. Risposi con il sorriso più rassicurante che potessi fargli, perché non volevo che si vergognasse di me. Sembrava piuttosto insicura. Notai un bellissimo gatto siamese nella gabbietta e ne rimasi completamente affascinata. Non avevo mai amato i gatti, ma la bellezza di quel felino era quasi fuori dal comune. "Che bel gatto" esordii infatti, presa dalla bellezza del felino. Anche se lo dissi anche più che altro rompere il ghiaccio. "Grazie. Si chiama Melody" mi disse. "La tua civetta è spettacolare! I suoi occhi sono ammalianti". Sorrisi, portando lo sguardo sul volatile in piedi nella sua gabbia a cupola. "Grazie. È un regalo del mio padrino." lei sorrise di nuovo. Aveva un bel sorriso. "Allora" iniziai, guardandomi intorno e passando le mani sul tessuto dei jeans che coprivano le mie cosce. "Tu sei nata Babbana? Scusa la schiettezza, sono abbastanza nuova del campo" domandai in preda alla curiosità. Il suo sorriso non si spense nemmeno per un secondo. "Nata strega. Nella mia famiglia sono maghi da sempre. Cioè, almeno credo". Scoppiammo a ridere come se la sua affermazione fosse la battuta più divertente di tutti i tempi. "E tu?" chiese con le lacrime agli occhi. Io mi grattai la testa. "Lo stesso" dissi alla fine. "come ti chiami?". Tecnicamente, lei era una purosangue, e tecnicamente avrebbe dovuti sapere la storia della prima guerra. La prima cosa a cui pensai fu farle qualche domanda, ma rivalutando la situazione decisi di tralasciare.
"Sophieanne Black" risposi cordialmente. Lei sembrò sorpresa. Si sistemò una ciocca di capelli dietro l'orecchio e parlò. "Come Sirius Black" constatò, abbassando improvvisamente lo sguardo. "Bhe" dissi, alzando le spalle. "Tecnicamente è mio padre". Le parole ci misero circa trenta secondi per uscire dalla mia bocca. "Oh..." fu tutto quello che uscì dalla sua bocca. Avrei dovuto iniziare a preoccuparmi? Restammo in silenzio per un pò, io che non sapevo esattamente cosa dire, e lei che sembrava aver perso tutte le parole. "Lo vedi mai? Tuo padre". Rimasi un attimo confusa, non capendo dive volesse arrivare. "Non lo vedo da talmente tanti tempo che ho dimenticato il suono della sua voce e i dettagli del suo viso". La luce nei suoi occhi era cambiata. Avevano uno strano alone di tristezza che li caratterizzava, adesso. "E ce l'hai una famiglia? E degli amici?". La guardai e mi venne quasi da ridere. "Una famiglia ce l'ho, gli amici non proprio. Non piaccio molto, di solito". Lei rise, portando una mano alla bocca. "A me piaci" disse sorridendo. "Non ancora mi hai detto come ti chiami" le dissi cordialmente. " Lorelay. Lorelay Jumel". Aveva un bel nome. Era particolare e suonava piuttosto bene, associato alla sua persona. "Allora piacere, Lorelay!" dissi, tendendogli la mano. Lei la strinse. "piacere ,Sophie!". Sentivo che questo era l'inizio di un' amicizia speciale.
Ehy ehy ehy pipooool
Sophie ha trovato un'amica lalalalalala
*ok Serena contieniti*
Comunque,detto questo,vi va di festeggiare con un commentinoinoino o con una stellucciaucciauccia? Bhe,se è si,COS'ASPETTATE?!
(Se ve lo stavate chiedendo è tutto normale)
Scusate il mio disagio,oggi è cosí ahahahah
Kiss and Smack
•sese•✨
YOU ARE READING
•scruta la mia anima•||Harry Potter||IN REVISIONE
FanfictionCi avreste mai creduto che Sophieanne Emily Black, figlia di Sirius Black, si fosse presa una cotta per Harry Potter nonostante il suo ragazzo?
