1.Nel cuore del bosco
La storia inizia nel cuore di un grande e fitto bosco. Come tutti sanno, i cuori dei boschi ospitano le creature che amano giocare a nascondino con gli occhi degli uomini. Questo in particolare è abitato da biancofate, nerefate, fiorifunghi e maialorchi.
Le biancofate aiutano a tenere il bosco ordinato e pulito: passano il giorno a lavorare e la notte a ballare. Le nerefate, invece, sono creature dispettosissime e amano fare scherzetti e mettere in disordine il bosco. I fiorifunghi adorano essere curiosi e trascorrono buona parte delle loro giornate a studiare il bosco e i suoi strani abitanti.
2.I maialorchi e le regole del bosco
I maialorchi, anche se appartengono al bosco, non possono essere raccontati sulla stessa pagina perché puzzano. Sono brutti, molto brutti, e stupidi, molto stupidi. Cosa fanno? Tengono a bada le nerefate e, anche se la legge del bosco lo vieta, a volte se le mangiano: ne vanno ghiotti.
Quando una nerefata viene beccata da un maialorco, lui la chiude in un barattolo di vetro finché lei non perde tutta la sua polvere fatata. La polvere fatata è quella che permette alle nerefate e alle biancofate di volare; i puzzolenti maialorchi puniscono così chi si diverte a fare il monello nel bosco.
3. L'incontro con Hecilme
Un giorno di sole il fiorifungo Harmgaetri entrò, con il permesso della Saggia Boscosa, nella tana dei maialorchi per studiarne le abitudini. La Saggia Boscosa è colei che regna su tutti i boschi del mondo e ne conosce ogni segreto; nessuno l'ha mai vista di persona perché quando parla lo fa attraverso il cinguettio degli uccellini, ma le leggende dicono che si tratti di un enorme albero secolare posto sulla cima della più alta montagna esistente.
Quello che vide Harmgaetri lo sconvolse: c'erano tantissimi barattoli di vetro impolverati, stracolmi di nerefate. Alcune erano sedute e spente, altre troppo accese. Le nerefate accese svolazzavano dentro ai loro barattoli come impazzite, sbattevano di qua e di là nella vana speranza di uscire. Quelle spente e sedute avevano perso tutta la loro polvere fatata e non potevano più volare.
I maialorchi adoravano punire oltre il necessario e, quando lo facevano, i loro brutti grugni si riempivano di bava e caccole per la felicità. La legge del bosco vietava di togliere la capacità di volare alle nerefate, perché già di per sé restare chiusi in un barattolo per "tanti soli quante lune" era una punizione sufficiente.
Harmgaetri sentiva l'amaro sapore della domanda: ma perché?
Il fiorifungo girava con gli occhi strabuzzati tra quegli scaffali di legno vecchio di cui non riusciva a vedere la fine. Non poteva credere che nel suo meraviglioso bosco potesse esistere un posto così brutto e cattivo.
A un certo punto qualcosa stuzzicò la sua curiosità: «Cos'è quella?», si chiese avvicinandosi a un barattolo. «Una biancofata? No, è impossibile!». Gli scappò un urlo, era tanto agitato. I maialorchi avevano catturato per sbaglio una biancofata? Guardò bene la creatura nel barattolo, ma non riuscì a capire se fosse una biancofata o una nerefata. Lei da dentro sorrise e lo salutò.
Harmgaetri ricambiò con educazione il saluto e le chiese: «Come ti chiami?».
La creatura all'interno del barattolo impolverato rispose molto gentilmente dicendo il suo nome: si chiamava Hecilme. Una dispettosa nerefata avrebbe risposto sicuramente con una sonora sberleffa; lei, invece, aveva qualcosa di diverso.
«Scusa, ma sei una nerefata o una biancofata?», chiese con voce timida.
La risposta fu un'importante lezione di vita, una di quelle che Harmgaetri non avrebbe mai potuto imparare dai suoi mille libri. Ciò che disse la creatura rinchiusa nel barattolo fu: «Ha davvero importanza per te che cosa sono? Piuttosto, non ti piacerebbe sapere chi sono?».
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Il Bosco della Vita
General FictionIl Bosco della Vita è una fiaba dai toni poetici e riflessivi che racconta l'incontro inaspettato tra Harmgaetri, un curioso e meticoloso fiorifungo studioso, ed Hecilme, una misteriosa creatura rinchiusa in un barattolo di vetro nella cupa tana dei...
